L'Arma
combatte
Dal 10 giugno l'Arma "schierata" diventa "combattente" sui vari
fronti: Battaglia delle Alpi Occidentali, Africa Settentrionale,
Africa Orientale e Grecia. A fianco delle tre Forze Armate e con la
"Territoriale", impegnata nei territori nazionali per l'ordine, la
sicurezza pubblica e il soccorso.
In Africa Orientale si
manifesta una vicenda eroica nella storia dell'Arma e nell'ambito
della storia concernente la Seconda guerra mondiale. Vicenda che,
collocandosi a cavallo della fatidica giornata del 10 giugno 1940,
tramanda un antico esempio. Sebbene dichiarate le ostilità, quel
giorno, ovunque dislocate, le Forze Armate italiane non avevano
sparato un colpo. Invece, da poco prima che la guerra fosse
dichiarata e poco dopo, un carabiniere, Savino Cossidente, era già
entrato in guerra, suo malgrado. La sua caserma, a Marmarefià,
nello Scioa abissino, era stata assalita da un grosso gruppo di
ribelli, che forse, dotati di una sensibilissima antenna, non
avevano atteso il discorso dal famoso balcone per rispondere a quel
grido di guerra.
Il fortino resistette validamente,
poi zaptié, ascari e nazionali caddero. Unico superstite fu il
carabiniere Cossidente, che sostenne l'urto degli assalitori fino a
pochi attimi prima che giungessero i rinforzi. La sua Stazione non
era stata conquistata. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia
d'Oro al Valor Militare. Cossidente deve considerarsi l'anello di
congiunzione che rappresenta magistralmente l'Arma nella continuità
della propria missione in pace e in guerra e nel servizio fedele e
assoluto allo Stato e alla legge che li rappresenta, dovunque ed in
qualsiasi contingenza.
Per quanto riguarda le operazioni
belliche, la Battaglia delle Alpi (10-24 giugno) segnò
l'inizio dei combattimenti. Le Sezioni e i Nuclei delle unità
dell'Esercito di campagna si impegnarono nei diversificati settori
della Polizia militare e nell'attività informativa concernenti le
difese avversarie, di guida, scorta e traffico nella zona di
frontiera e nell'intero teatro operativo.
In Libia, i reparti
territoriali furono mobilitati concorrendo alle operazioni, specie
nelle zone più avanzate ed isolate, dove si trasformarono spesso in
reparti mobili. Seguendo le sorti delle Grandi Unità cui erano
addette, le Sezioni dei Carabinieri parteciparono a tutte le
operazioni, in prima linea e nelle retrovie, come combattenti ed in
servizio di collegamento di polizia. Il 18 settembre, a causa
dell'affondamento delle motonavi "Oceania" e "Neptunia", ben 78
militari del XIX Battaglione annegarono, altri uomini rimasero
feriti e si perdette la totalità del materiale, per cui il reparto
dovette essere in parte ricostituito. Il Battaglione nel dicembre
successivo sostenne, comunque, vari scontri contro commandos
nemici, e nel deserto del Gebel si fece più volte onore, tagliando
la strada alle note "camionette" dei britannici, che dal deserto
piombavano all'improvviso sulle linee italiane.
Sul fronte greco-albanese
saranno impegnati nella dinamica delle situazioni e nelle zone di
combattimento: 14 Battaglioni
(I-II-III-IV-V-VI-VII-VIII-XI-XIII-XVII-XXI-XXVII e XXXI), 96
Sezioni mobilitate di vario tipo, 35 Nuclei addetti alle Unità e
Servizi dipendenti dalla 9a e 11a Armata, dei Corpi d'Armata e
delle Divisioni, uno Squadrone a cavallo, per un totale di 109
ufficiali, 288 sottufficiali e 5.900 uomini di truppa.
Appena scoppiate le ostilità contro
la Grecia i Carabinieri furono subito coinvolti nella lotta
distinguendosi ovunque. Il 20-21 novembre 1940 il III Battaglione,
assegnato alla Divisione alpina "Julia", combatté a Perati,
contendendo al nemico il terreno metro per metro. Il 22 novembre lo
stesso Battaglione passò alle dipendenze dell'VIII Corpo d'Armata,
che lo destinò a presidiare una estrema ed insidiata posizione di
montagna. I Carabinieri riuscirono a tenerla sino al 1° dicembre:
quota 1.117 fu difesa tenacemente e al nemico vennero inflitte
notevoli perdite. Portandosi poi a Klisura, difesa estrema delle
linee italiane, il III Battaglione resisté eroicamente a
formidabili attacchi, riuscendo a proteggere il ripiegamento delle
altre truppe. A Bragianit (Klisura) il 16 dicembre, nella difesa
eroica della posizione, cadde, alla testa di una compagnia del
Battaglione, il tenente Maggio Ronchey (Medaglia d'Oro al Valor
Militare).
E la lotta del III Battaglione
continuò a fianco di altri reparti: nelle giornate del 15, 16 e 17
dicembre alla passerella di Klisura, sulla Vojussa, e il giorno 23
a Chiarista e a Panarit, ove la lotta infuriò sino alla fine
dell'anno, quando si riuscì ad occupare la posizione.
La battaglia di Klisura culminò
nelle giornate del 1° e 2 gennaio 1941, con i combattimenti che il
Battaglione, passato a quota 287, da cui altri reparti erano stati
costretti a ritirarsi, consolidandone il possesso. L'attacco, dopo
breve fuoco di artiglieria, fu condotto a bombe a mano ed il
Battaglione, ridotto, dopo due mesi di prima linea, a 6 ufficiali e
150 militari, nel cuore della notte (la quota fu raggiunta alle ore
2,30) riuscì a battere l'avversario, seppure molto superiore di
numero. All'alba reagì immediatamente e con valore ad un
contrattacco sferrato dai greci, riuscendo a consegnare, secondo i
piani, il caposaldo riconquistato ad altre truppe. Per l'eroico
episodio fu concessa alla Bandiera dell'Arma una Medaglia di Bronzo
al Valor Militare. Il III Battaglione, ricostituitosi, continuò a
combattere valorosamente nelle giornate dell'8 e 9 gennaio
1941. |