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Volevano solo la pace

E dopo, rimane solo il silenzio. Un vuoto incolmabile, più grande, enormemente più grande, di quell'immenso cratere rimasto davanti alla base irachena di Nassiriya; più grande, enormemente più grande, delle migliaia di parole, spiegazioni, congetture, spesso fini a se stesse, che hanno accompagnato, attraverso i mass media, una tragedia che non ha precedenti, per i nostri militari, da quando ebbe fine la Seconda guerra mondiale.

E dopo rimane solo il silenzio. Perché che cosa si può dire, come consolare i figli, le mogli, i genitori, gli amici e i colleghi di quegli uomini, di quei ragazzi (qualcuno aveva poco più di vent'anni), di quei militari, di quei Carabinieri che erano andati in Iraq soltanto per fare il loro dovere e aiutare una popolazione, messa in ginocchio dalla guerra, a ricominciare a vivere un'esistenza normale.

Forse soltanto le accorate parole del Comandante Generale: «Figli miei. Non vi lasceremo mai soli», possono recare una piccola consolazione. Sentire il caldo abbraccio di una grande famiglia, quella dell'Arma dei Carabinieri, che si stringe intorno a tante vittime innocenti: perché questo sono diventate le persone colpite da un lutto tanto straziante.

Forse solo la partecipazione straordinaria di milioni di italiani, semplici cittadini, che si sono recati davanti alle caserme, hanno portato fiori, hanno scritto lettere ed e-mails, hanno telefonato partecipando il loro cordoglio, hanno pianto davanti alle immagini delle vittime, può recare un momento di sollievo a quanti sono rimasti.

Questo mese di dicembre avrebbe dovuto essere dedicato alle prossime festività, al Natale e all'inizio di un nuovo anno che ognuno pensa (e spera) possa essere migliore di quello appena passato. Purtroppo quanto accaduto non ci predispone a sentimenti di serenità e aspettativa. Ma un augurio a tutti, e in particolare alle famiglie di coloro che hanno perso il loro caro, vogliamo esprimerlo: quei soldati sono morti proprio perché speravano in un futuro migliore e la speranza non deve, e non può, morire con loro.
In questo numero
Copertina del mese
Copertina de "Il Carabiniere"