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"Sono
abrogati l'articolo 10, comma 1, e l'articolo 12 del regio decreto
legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno
1938, n. 880". Tutto chiaro? Neanche per sogno. Bisogna tradurlo
dal burocratese in italiano, infatti, questo comma della
Finanziaria 2004, per capire che basterà dichiarare di essersi
disfatti del televisore (in origine il riferimento era alla radio)
ed il caso sarà chiuso. Senza aspettare che i tecnici dell'Ufficio
Erariale vengano a casa ad imballare e sigillare la tv nel sacco di
juta come la legge del '38 prevedeva.
Solo un esempio per dimostrare, se
ancora ce ne fosse bisogno, che l'iter, il cammino della
semplificazione delle leggi e del linguaggio burocratico è appena
iniziato e che di strada se ne deve fare ancora molta. Ecco perché
ci sembra opportuna e utile l'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate
del Ministero dell'Economia di pubblicare il Manuale di scrittura
amministrativa in collaborazione col Dipartimento di studi
italianistici dell'Università di Pisa.
Questa pubblicazione conclude un
ciclo avviato dall'Agenzia fin dal 2001 in collaborazione con
l'università pisana, che si è concretizzato in una serie di corsi
dal titolo: "Scrivere nella pubblica amministrazione", mirati a far
prendere coscienza ai dirigenti e funzionari partecipanti dei
problemi del linguaggio amministrativo, e a proporre una serie di
tecniche di scrittura riguardanti lessico, sintassi e struttura
delle forme di comunicazione.
Tra il 2001 e il 2002, come spiega
il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Raffaele Ferrara, si sono
tenute nella città di Roma dieci edizioni del corso, cui hanno
partecipato 230 dirigenti e funzionari. Altre sei edizioni si sono
tenute tra il 2002 e il 2003. Ultima iniziativa in ordine di tempo,
il Manuale. Ed altre ce ne saranno nel 2004.
In questi ultimi anni, poi, anche il
Dipartimento della Funzione pubblica - partendo dalle parole di
Galileo Galilei: "Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro,
pochissimi" (come a dire che la semplificazione del linguaggio è
una scelta tutt'altro che banale) - ha promosso diverse iniziative,
per un tema che interessa da vicino cittadini ed imprese. Ci hanno
provato, via via, Sabino Cassese, Franco Bassanini, Franco Frattini
e Luigi Mazzella con il Codice di stile del 1993 e con la Direttiva
del linguaggio amministrativo del 2002.
Burocratese addio? Il sogno di tutti
molto lentamente sta diventando realtà. In base alle norme emanate,
circolari, lettere, atti vari dovrebbero già essere stilati in modo
chiaro e comprensibile per tutti. Il linguaggio della Pubblica
Amministrazione deve essere chiaro perché così esige la
Costituzione ed anche per motivi pratici, perché la Pa deve farsi
capire dai cittadini.
E veniamo al Manuale. Un dato
curioso che da esso emerge è che ci vorrebbe una inversione di
mentalità: colui che scrive una lettera o una circolare, infatti,
oggi pensa più al dirigente che la deve approvare e firmare che non
al cittadino cui è indirizzata.
Così, i testi del linguaggio
amministrativo pullulano di termini come "interloquire" invece di
parlare, testé, nonché, ancorché, onde, de facto invece di "di
fatto", ex nunc invece di "da ora". Il burocratese è pieno di
parole ridondanti: effettuare una verifica al posto di verificare;
portare a conoscenza invece di informare; portare a compimento
invece di finire. Formule pleonastiche come "entro e non oltre". E
poi abbiamo termini come "obliterare" per annullare, "in calce"
invece di in fondo.
Il Manuale porta vari esempi di
riscrittura di testi tradotti dal burocratese in italiano corrente.
Ad esempio: "Si informa che la S.V. non risulta aver provveduto a
presentare i documenti". Testo riscritto: Non risulta che lei abbia
presentato i documenti. Altro esempio: "L'obbligo di accertarsi che
la richiesta sia stata firmata, e tale controllo deve essere
effettuato prima della partenza per la missione, permane in capo a
chi ha richiesto l'autorizzazione alla missione". Testo riscritto:
Chi richiede l'autorizzazione alla missione ha l'obbligo di
accertarsi, prima di partire, che la richiesta sia stata firmata.
Oppure: "Passaggio pedonale: parte della strada separata dalla
carreggiata mediante striscia gialla o una apposita protezione
parallela ad essa e destinata al transito dei pedoni. Esso espleta
la funzione di un marciapiede stradale, in mancanza di esso".
Verrebbe voglia di dire, con Gigi Proietti: "E che vordì?". Testo
riscritto e molto più chiaro: Passaggio pedonale: parte della
strada, destinata al transito dei pedoni, separata dalla
carreggiata mediante una striscia gialla o apposita protezione
parallela alla carreggiata. Il passaggio pedonale ha la stessa
funzione di un marciapiede stradale.
Il Manuale contiene poi indicazioni
molto utili e, se vogliamo, anche originali, su come si scrive un
testo amministrativo. Tre sono le fasi della scrittura: ideazione,
stesura, revisione. Cominciamo dall'ideazione. In questa fase
qualcuno scrive degli appunti, altri fanno una scaletta degli
argomenti da sviluppare. Nella seconda fase, quella della stesura,
finisce la scrittura nella propria mente "per se stessi" e inizia
quella "per gli altri". L'ultima fase è la revisione. Dal punto di
vista comunicativo è la più importante. In inglese la revisione è
chiamata editing, e significa correggere e reimpostare il testo.
L'editing è un intervento che può andare da un leggero ritocco del
testo ad una vera e propria riscrittura.
Nel caso di documenti tecnici di
particolare rilievo, poi, gli esperti consigliano di far leggere il
documento a tre persone, un tecnico competente sull'argomento e due
lettori, che invece non conoscono la materia trattata, e di
ascoltare i loro suggerimenti sia sulla forma che sul contenuto.
Viene anche consigliato di procedere per approssimazioni successive
fino a raggiungere la stesura finale.
Un altro valido consiglio è quello
di leggere ad alta voce. Può sembrare una banalità, ma ascoltare
come "suona" un testo permette di eliminare molti errori che
all'occhio sfuggono: ripetizioni, rime involontarie, residui di
vecchie stesure. Infine, dopo aver letto e riletto il testo, gli
esperti consigliano di tagliare il superfluo e di aggiungere il
necessario.
Il Manuale dell'Agenzia delle
Entrate non riguarda ovviamente solo i dirigenti del Ministero, ma
tutti i pubblici dipendenti chiamati a redigere i testi
amministrativi. Esso si aggiunge ad altre iniziative intraprese
soprattutto a livello locale da Comuni ed Asl. E a proposito di
queste ultime, ricordiamo una Asl di Torino che ha pubblicato il
Farmadizionario, una pubblicazione che raccoglie centinaia di
termini usati da medici e farmacisti, a dir poco astrusi e
incomprensibili per la gran parte dei cittadini, come parenterale,
anamnesi, flussometria. La pubblicazione è stata distribuita nel
Piemonte in migliaia di copie.
Tra le più recenti iniziative in
tema di parlar chiaro nella Pa ricordiamo ancora la legge di
semplificazione 2001 n. 229, entrata in vigore nell'agosto del
2003, e che ora viene applicata sia nella semplificazione dei testi
legislativi che burocratici. Non è escluso che il progetto
"Chiaro!", avviato dal Ministro Frattini quando sedeva a Palazzo
Vidoni, e conclusosi nel marzo del 2003 con la premiazione dei
testi scritti in modo chiaro e comprensibile da varie
amministrazioni, possa avere un seguito con iniziative analoghe nel
corso del 2004. Le attendiamo
fiduciosi. |