CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2003 > Novembre > Reportage

Così vicine così diverse

Entrambe nei Caraibi, e di patrimonio francese, Guadalupa e Martinica hanno caratteristiche ben distinte. Eppure c'è un qualcosa che le tiene unite...

Il mare delle Piccole Antille incorniciato da una natura affascinante che racchiude le tipiche e colorate abitazioni locali

Situati tra il Mar dei Caraibi e l'Atlantico, nell'arco delle Piccole Antille, l'arcipelago della Guadalupa, alla sua sommità, come anche la Martinica, più a sud, accolgono ogni anno numerose navi passeggeri, da crociera, yachts, e molti voli da Francia e America. Entrambi sono patrimonio francese. Fanno quindi parte dell'Europa a tutti gli effetti: loro moneta ufficiale è l'euro e, se vi si arriva da un Paese comunitario, non è necessario il passaporto.

Guadalupa, la farfalla. L'isola principale - che in realtà ne comprende due: Basse Terre (850 km2), un rilievo vulcanico accidentato, e Grande-Terre (585 km2), calcarea e piatta - ricorda la forma di una farfalla con le ali spiegate. Accanto ad essa troviamo altre cinque isolette: tutte insieme costituiscono il Dipartimento.

Battezzate da Cristoforo Colombo, i loro nomi sono pittoreschi quanto i loro paesaggi: Marie Galante (150 km2) - dal nome di una delle sue caravelle - è la più importante. Si trova a 15 minuti di volo (o un'ora di navigazione) da Pointe-à-Pitre, la città più importante dopo Basse-Terre, la capitale. Cosparsa di antichi mulini e di campi di canna, quest'isola, dal fascino campestre, offre splendide spiagge di sabbia dorata. Un altro piccolo paradiso di serena tranquillità sono gli isolotti di Les Saints (14 km2): una magnifica baia a cui non manca nemmeno la classica montagna a pan di zucchero! Una natura affascinante, dalle colorate abitazioni, che colpisce il turista, così come il mare e le numerose iguane che scorrazzano intorno.

Quiete, solitudine e semplicità sono le caratteristiche di La Desirade e La Petite Terre (30 km2): un'isola rocciosa diversa da tutte le altre che sono, al contrario, più verdi. Più a nord, la bellissima Saint-Martin: divisa tra Francia e Olanda dal 1648, gode di statuto di porto franco. Ha un clima secco, spiagge magnifiche e un'organizzazione alberghiera di qualità, con baie attrezzate per imbarcazioni da diporto. Infine Saint Barthélemy, che, dopo un secolo di sovranità svedese, è anch'essa porto franco.

La Guadalupa fu scoperta e battezzata dall'esploratore genovese durante il suo secondo viaggio, il 4 novembre 1493. La scelta del nome testimonia la riconoscenza di Colombo a Nostra Signora della Guadalupa di Estremadura. Fu qui, infatti, che si recò in pellegrinaggio per rendere grazie alla Vergine che, durante la sua prima spedizione, lo aveva protetto contro le tempeste.

Il nome spagnolo "Guad-al-upa" deriva dall'arabo Oued-el-oub, che significa "fiume dell'Amore". Gli indiani Caribi (da dove pare derivi il nome "cannibale", data la loro usanza di mangiare il nemico) - precedenti abitanti delle isole, che conquistarono agli Arawak - la chiamavano Calucaera o Karukera. In seguito, essa divenne teatro di una lotta senza quartiere tra inglesi e francesi che ne reclamavano il possesso, oltre che essere base della guerra alla fine del XVII secolo: i suoi corsari, temuti in tutti i Caraibi, hanno lasciato il ricordo delle loro gesta.

Il Parco Naturale della Guadalupa è senza dubbio uno dei luoghi più visitati dell'isola

Le due isole principali che la compongono - separate da uno stretto braccio di mare, il cosidetto "Fiume salato" - presentano aspetti differenti: la Grande-Terre, ad est, è un paese pieno di fascino antillese, gradevolmente collinoso, regno della canna (che viene ancora trasportata su carretti trainati da buoi: una scena degna di un film d'altri tempi) con la quale si produce lo zucchero dal leggero gusto di melassa e uno squisito rum. La Basse-Terre, ad ovest, è invece un maestoso massiccio, dominato da un vulcano di 1.467 metri, la Soufrière, coperto da foresta tropicale ma facilmente accessibile grazie ad un'ottima rete stradale. La ricchezza del suolo, unita ad un clima mite e umido, favorisce la coltura della banana e il rigoglio di una flora incredibilmente svariata.

Tutte le isole sono circondate da spiagge di sabbia fine, ombreggiate e protette, soprattutto quelle atlantiche, da una barriera corallina. Il mare, di uno splendido colore azzurro-verde, tiepido in ogni stagione è un paradiso per gli amanti di sport nautici e della pesca. Di notevole prestigio è in questo senso la "Reserve Cousteau" dove è possibile immergersi con le bombole o, in alternativa, osservarla da uno speciale battello dal fondo di vetro. Fortunatamente la fauna non comprende serpenti né animali pericolosi, e neppure tante zanzare.

Le città e le borgate anche più povere sono in stile coloniale: animate e pittoresche. Gli abitanti sono riservati, ma non freddi, con un certo savoir faire. Un cordiale «Bonjour!» ne rivelerà la leggendaria cortesia e ospitalità che aspetta l'occasione per manifestarsi. Le tradizioni sono un misto tra francesi, antillesi, africane, creole, e appunto il "creolo" è il loro dialetto. La cucina riflette il passato storico dell'isola, dove ogni razza ha potuto lasciare il suo tocco personale. E così, ogni piatto tipicamente creolo - quasi sempre a base di pesce, di ortaggi dalle strane forme, di frutta esotica - evoca al tempo stesso la tradizione e la finezza della cucina francese, la magia e l'ardore delle spezie del cibo africano, senza dimenticare il profumo sottile e la delicatezza presi in prestito dall'Asia. Questa cucina può essere gustata nei ristorantini disseminati un po' ovunque, ma si possono trovare anche ristoranti italiani e le immancabili pizzerie. Per le bibite, il già citato rum con i suoi cocktails, ma anche molti succhi di frutta tropicale (corrossol, frutto della guaiava, del tamarindo, del maracuja, prugne di Citera).

In Guadalupa ci sono circa 430.000 abitanti, di religione prevalentemente cattolica, ma vi sono anche induisti e protestanti. Le tradizioni folcloristiche e musicali sono vivaci. I turisti avranno molte occasioni per apprezzare le antiche danze e imparare la celebre beguine. Il colorato costume creolo è ancora indossato, in particolare in campagna e in occasione delle festività.

Grazie ai numerosi tracciati allestiti, gli appassionati della marcia avranno modo di percorrere il Parco Naturale della Guadalupa: al suo interno sorgenti di acqua calda e fredda, dove potersi immergere. Anche se tropicale, il clima è piuttosto gradevole, rinfrescato tutto l'anno dagli alisei, con una temperatura che oscilla tra i 22 e i 34 gradi. Malgrado le nuvole, che spesso cospargono il cielo, c'è molto sole: se ben protetti, è facile prendere una bella abbronzatura. Le piogge, poco abbondanti, sono concentrate nel periodo di hivernage: la stagione umida compresa tra settembre e novembre.

Si trovano alberghi un po' per tutte le tasche e, di recente, anche diversi agriturismi. L'associazione "Gites de France" (alloggi rurali) mette a disposizione una vasta gamma di residenze esaminate da una commissione di accettazione in grado di garantire una classifica in base alla qualità.

All'interno del Parco, vi sono delle sorgenti di acqua calda e fredda dove è possibile immergersi

Martinica, l'isola dei fiori. Datare con esattezza la sua scoperta non è impresa facile. Secondo diverse fonti potrebbe risalire ad un anno tra il 1492 e il 1495, o anche al 1502. Vecchio, artritico e ormai miope, Colombo commentò: «È il posto più bello, più fertile, più dolce e affascinante del mondo». Ma non vi approdò. E, per oltre un secolo, l'isola restò ignorata. Fino al 1635, quando il corsaro Belain d'Esnambuc vi sbarcò con un centinaio di uomini per fondare St. Pierre e dare il via alla colonizzazione.

La Martinica ha una superficie di 1.085 chilometri quadrati, è lunga 80 e larga 35. Ad ovest troviamo il Mar dei Caraibi, placido e tranquillo come un lago; ad est l'Oceano Atlantico, più irrequieto e spettacolare, che ai francesi ricorda la costa della Bretagna. Quest'isola montuosa colpisce la vista con i suoi profili che salgono gradatamente dalla costa frastagliata per culminare a nord nella Montagne Pelée (1.397 metri), il vulcano ora addormentato che eruttò con straordinaria violenza nel 1902, radendo al suolo Saint-Pierre, la cittadina alle sue pendici, e provocando circa 28.000 morti. Due soli i superstiti, Léon Compère-Léandre, un calzolaio la cui casa si trovava ai margini dell'abitato, e Antoine Ciparis, un ergastolano, salvatosi perché rinchiuso in una cella di sicurezza.

Il clima ha una temperatura media annuale di 27 gradi. Soddisfa ogni aspettativa, anche grazie agli alisei - gli stessi venti che troviamo in Guadalupa - che soffiano dal mare e rinfrescano le notti.

Oggi la Martinica è un'isola prevalentemente agricola con una popolazione di 380.000 abitanti: un misto di africani, caraibici creoli, bianchi e altro ancora. Come molte altre isole delle Antille ha conosciuto gli orrori della schiavitù, ma, mentre le colonie inglesi sono divenute indipendenti, la Martinica e la Guadalupa sono state politicamente ed economicamente assorbite dalla Francia, diventando Dipartimenti d'Oltremare della Repubblica. Questo ha avuto - ed ha ancora - delle valenze sia positive che negative. Poter usufruire, ad esempio, del Fondo Sociale Europeo rende queste isole all'avanguardia per l'economia rispetto alle altre caraibiche, con una disoccupazione nella media e una scolarizzazione elevata. Ma c'è comunque una sorta di sottomissione ai voleri politici della Francia e dell'Europa.

La capitale, Fort-de-France, non è una grande città ma, con una popolazione che supera i 100.000 abitanti, brulica di gente, traffico e rumore fino a quando nelle ore più calde del pomeriggio, i negozi e i ristoranti chiudono, e tutto sembra ammantarsi di un velo di sonnolenza tipica della siesta sudamericana. Si avverte però, in fondo, anche un certo sapore consunto di vecchia Europa, riconoscibile nelle baguettes, nei motorini, nei poliziotti col kepì, che vanno sempre in giro in coppia con la pistola che pende dalla cintura, l'immancabile sfollagente e il più recente telefonino.

Le lingue parlate in Martinica sono le stesse della Guadalupa. Il cuore del territorio urbano è la Savane, un grande parco pubblico fatto di prati, alberi ombrosi, vialetti e panchine. Giovani genitori vestiti di tutto punto sorvegliano sereni i loro marmocchi che giocano, mentre altri giovani, con i capelli rasta, stanno sdraiati sull'erba o passeggiano senza meta con aria svagata. All'ombra delle felci giganti e dei bambù gruppi di uomini disputano infuocate partite di domino. Qui si erge, bianchissimo nel sole, il monumento dedicato a Giuseppina Bonaparte, con un ritratto del celebre marito nella mano sinistra e lo sguardo fisso oltre la Baie des Flamands, in direzione della sua casa natale, a Les Trois Ilêts.

Possiamo visitare il Museo Dipartimentale della Martinica: tre piani di bacheche ben illuminate mostrano ciò che resta degli Arawak e dei Caribi, gli antichi abitanti "indiani". All'arrivo di Esnambuc questi ultimi, bellicosi e cannibali, avevano già rimpiazzato da un pezzo i pacifici Arawak, ma furono poi a loro volta decimati dalle armi europee in una serie di feroci guerre di conquista, oltre che dalla schiavitù e dalle malattie.

Da visitare è anche il giardino botanico tropicale, "Le Jardin de Balata": possiede la calma e la serenità di un monastero, un silenzio che ci segue mentre percorriamo i sentieri tortuosi tra aiuole fitte di piante dalle forme e dai colori sconosciuti. Salendo, la vegetazione diventa ancora più fitta, con selve intricate di bambù una pioggia di felci selvatiche e di liane. Ci sono tutte le possibilità di verde e alcune anche impossibili. E lo spettacolo continua facendoci capire perché gli indiani Caribi chiamarono la Martinica Madinina, Isola dei Fiori. Di particolare interesse, ancora, il Carnevale, che si svolge nel mese di marzo, e quello caraibico a luglio, oltre alla Biennale Internazionale del Jazz e al Concorso mondiale di chitarra in dicembre.

St. Pierre era stata definita, prima del terribile scoppio della Montagne Pelée, "la piccola Parigi delle Antille". La città non si riprese mai più. Oggi, pur essendo comunque di interesse turistico, attira soprattutto per le rovine: i muri di pietra anneriti dal fumo, le fondamenta delle antiche case, le scalinate che non portano a nulla, i miseri resti del teatro (una copia di quello di Bordeaux) e, sulla collina alle sue spalle, la prigione dove fu trovato Ciparis. Un piccolo museo, fondato dal vulcanologo americano Frank Perret e a lui intitolato, espone fotografie e testimonianze del disastro. C'è, infine, la consapevolezza che, sotto le viscere della terra - un po' come il nostro Vesuvio ma con molto più timore - La Pelée ribolla ancora.

Sempre nella zona, gli edifici della Plantation de Leyritz sono stati accuratamente restaurati e trasformati in un albergo che vanta l'unica stazione termale dell'isola. Gli alloggi degli schiavi sono diventati confortevoli bungalow. Il mulino dello zucchero è, oggi, un ristorante. La casa padronale - aperta al pubblico e risalente al 1700 - sorge su un'altura che domina la piantagione. Le massicce mura di pietra e il pesante arredamento conferiscono all'insieme un senso di solidità prettamente europeo. Ma hanno anche un aspetto inquietante, se solo si pensa che agli antichi abitanti della casa il concetto di schiavitù non pesava affatto sulla coscienza.

Andando verso nord-ovest troviamo la costa atlantica, selvaggia, battuta dei venti dell'oceano e, vicino, l'Isola della Caravella, sito protetto per la sua natura particolare, dove si trovano le rovine della proprietà Dubuc. Oltre Trinità, questa costa offre spiagge magnifiche, ma un poco pericolose per il mare che vi si infrange a volte con potenti onde. All'estremo nord, non manca un tipico villaggio di pescatori: qui i giovani possono fare dei corsi di flots: si tratta di una sorta di surf su di un tronco d'albero.

Da Fort-de-France si arriva a Pointe du Bout con un traghetto - il Somatour - che attraversa la baia. Le spiagge che vediamo qui al sud sono bianche come la neve, differenti da quelle grigie vulcaniche del nord. Siamo di fronte ad un'altra Martinica, fatta di turisti, yacht e campi da golf. Poco distante la casa della martinicana più famosa: Marie-Josèphe Rose Tascher - più tardi ribattezzata Joséphine dal celebre marito - partì alla volta di Parigi all'età di 16 anni, nel 1779, per unirsi in matrimonio al Visconte di Beauharnais. Una donna estroversa e affascinante che presto conquistò il bel mondo. Quindici anni dopo, suo marito fu ghigliottinato dai rivoluzionari, e due anni più tardi, all'età di 33, andò in sposa a Napoleone.

Antonella Giacomini