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Il suo colore è molto variabile, dal
nocciola al marrone scuro. Ha delle orecchie prominenti, ed il muso
che forma un angolo con la fronte. Le sue orme hanno all'incirca le
dimensioni di quelle di un uomo, ma sono più larghe, con le
impronte degli artigli molto evidenti. La sua lunghezza (o
altezza!) va da 1,5 a 2,5 metri. Ecco con quali caratteristiche si
presenta agli studiosi l'Ursus arctos, l'amato-odiato Orso
bruno.
In tutta Europa è il mammifero più
minacciato di estinzione, nonostante sia un animale magnificamente
dotato per sopravvivere in qualunque condizione. Possiede, infatti,
un'intelligenza molto sviluppata, riesce a soddisfare le proprie
esigenze nutritive con uno spettro alimentare estremamente ampio,
sopporta facilmente variazioni climatiche notevoli. È molto robusto
e forte e, inoltre, per un lungo periodo i piccoli orsacchiotti
ricevono intense cure parentali, grazie alle quali effettuano un
efficace "apprendistato".
Tutte doti che però non gli sono
state - e non gli sono - sufficienti. Da sempre, infatti, tra
l'orso e l'uomo c'è guerra aperta. Fin dai tempi dei primi
cacciatori neanderthaliani, per arrivare ai Cro-Magnon e
successivamente all'uomo moderno, l'Orso bruno ne è stato insieme
nemico e mito. A confermarlo, resti di ossa e crani sui pavimenti
delle caverne, graffiti e pitture rupestri lasciate dalle stesse
antichissime mani, fotografie sbiadite di gruppi di cacciatori con
il piede sul trofeo e cerimonie popolari con costumi e "danze
dell'orso".
Uno strano legame, dunque, quello
tra noi e questo splendido animale. Un legame che si va
assottigliando sempre più, a causa delle irresponsabili
modificazioni degli ambienti e degli equilibri naturali causate
dall'uomo. Oggi gli orsi si trovano solo nei parchi naturali, ma
anche lì non riescono a vivere del tutto tranquilli. Forse perché,
essendo troppo simili all'uomo, sono da esso molto temuti.
Onnivoro e territoriale.
L'Orso bruno - presente in Europa con un areale di distribuzione
ormai molto frammentato, con varie sottospecie che si differenziano
per le dimensioni (individui sensibilmente più grandi nelle regioni
orientali rispetto a quelli delle d'Occidente) e per il colore del
mantello - in genere si riconosce dalla silhouette massiccia.
Plantigrado (cammina, cioè, appoggiando l'intera pianta del piede),
è praticamente privo di coda, ha la testa tozza, gli occhi
piccoli.
Tendenzialmente è un animale
solitario, il che non impedisce ad alcuni esemplari di coabitare,
tollerandosi, in determinate zone. Le femmine che stanno allevando
i piccoli si escludono, invece, a vicenda. Sebbene di abitudini
piuttosto nomadi, ha un comportamento relativamente territoriale.
In genere i maschi adulti coprono un'area di circa 20 chilometri
quadrati.
È attivo specialmente di notte o
alle prime luci dell'alba, soprattutto nelle zone in cui è stato
più perseguitato. In Svezia, dove sono state realizzate le foto che
proponiamo, è facile avvistarlo anche durante il giorno, mentre si
avventura nelle radure in cerca di cibo. Onnivoro, può contare su
risorse trofiche svariate, cosicché, nelle aree in cui non viene
cacciato dall'uomo, gode di un indiscutibile successo ecologico.
Anche se possono verificarsi casi di specializzazioni alimentari,
sostanzialmente si ciba di qualsiasi sostanza digeribile, sia
vegetale che animale: tuberi, bulbi, bacche, funghi, carogne,
pesce, uova, miele. Il suo ciclo nutritivo presenta però marcate
variazioni in rapporto alla disponibilità degli alimenti nelle
varie stagioni.

In autunno l'orso mangia grosse
quantità di bacche, ghiande e faggiole, prima del letargo che
trascorre in una tana, sia essa una caverna o un crepaccio nella
roccia. È uno dei mammiferi meglio adattati ad un lungo periodo di
ibernazione, durante il quale vive come assopito, nutrendosi delle
riserve di grasso accumulato nella bella stagione. Durante
l'inverno gli orsi abbandonano talvolta la propria tana per fare
"toilette". Lasciano così un segnale inconfondibile della propria
presenza, che è costato la vita a molti individui, scoperti in tal
modo dai cacciatori.
Parate Nuziali. In luglio,
generalmente, avviene il corteggiamento e la formazione delle
coppie. Eccitati dall'odore delle ghiandole odorifere e dell'orina
delle femmine, gli orsi bruni maschi si concentrano in determinate
zone, dove si verificano le lotte per il possesso delle femmine.
Una volta formatasi la coppia, si hanno svariate manifestazioni di
corteggiamento, durante le quali la femmina all'inizio è solita
mostrarsi poco ricettiva. Possono far parte di queste cerimonie
carezze e altri comportamenti di pacificazione.
La femmina mette al mondo i piccoli
una volta ogni due anni. La gestazione si protrae fino alla fine di
marzo e nel mese di aprile l'orsa dà alla luce un solo piccolo,
raramente due, che partorisce di solito in una tana all'interno di
una grotta o di un anfratto roccioso, talvolta tra i rami degli
alberi caduti al suolo, e allatta fino alla fine di giugno. Alla
nascita l'orsacchiotto è piccolissimo: pesa meno di 4 etti e misura
circa 22 cm. Come in tutti gli animali ad alto sviluppo
intellettivo, esso ha un lungo periodo di "apprendistato": rimane
con la madre per più di un anno e mezzo. L'orso maschio, invece,
non si occupa della cura della prole.
Tecniche di caccia. A
dispetto della loro apparente pesantezza, grazie ai robusti artigli
gli orsi sono in grado di arrampicarsi agilmente sugli alberi:
possiamo accorgercene perché lasciano il segno delle unghie sui
tronchi. Molti naturalisti attribuiscono a tali segni un
significato di definizione del territorio, altri invece ritengono
si tratti di un semplice atto di sfregamento delle unghie. Gli
artigli consentono anche a questi animali di scavare nel terreno e
funzionano come armi di offesa.
Con le sue robustissime zampe l'orso
può compiere diverse azioni: difendere i piccoli e trasportare
oggetti, sollevare pietre e rami, ma soprattutto pescare e
cacciare. All'orso basta una poderosa zampata per uccidere prede
non di rado delle dimensioni di un cervo o di un cinghiale. Quando
intende catturare un erbivoro di una certa grandezza, gli tende un
agguato rimanendo perfettamente immobile tra la vegetazione. Sempre
con potenti zampate cattura in acqua pesci, anfibi e rettili,
scaraventandoli sulla riva per cibarsene oppure mangiandoli
direttamente.
Molto spesso, poi, solleva le pietre per cercare coleotteri ed
altri invertebrati, che consuma avidamente, e saccheggia i
formicai. L'olfatto finissimo, inoltre, gli permette di localizzare
i tartufi, che disotterra sempre scavando con le zampe. Come tutti
ben sanno, infine, è ghiotto di miele e infatti depreda assai
sovente gli alveari.

Dove vive. Gli Orsi bruni
sopravvivono in buon numero nella Russia europea, in Finlandia,
Svezia, Carpazia e nei Balcani, mentre altrove in Europa è ridotto
a piccole popolazioni isolate. È presente nella Repubblica ceca e
nella Slovacchia orientali, nell'est della Polonia, nei Pirenei
francesi, nel nord-ovest della Spagna e della Norvegia. In molti
Paesi è completamente protetto o può essere cacciato solo con
permessi particolari. Al di fuori dell'Europa lo si può trovare
nell'Asia del nord e in buona parte dell'America
settentrionale.
Il nostro amico ama soprattutto
l'ecosistema forestale ma si sposta anche nella tundra verso nord e
nei pascoli aperti al di sopra del limite degli alberi in montagna.
In Norvegia la specie è presente sia in piccoli biotipi del
meridione che lungo una più o meno continua fascia aderente al
confine con la Svezia e lungo la costa occidentale. La stima
complessiva per il passato recente va dai 40-50 individui censiti
nel 1969 (Myrberget) ai circa 100 nel 1977 (Mysterud). Attualmente
i ricercatori Kolstad, Kvam, Mysterud, Sorensen e Wikan stimano dai
250 ai 350 individui.
In Svezia l'orso è ben
rappresentato, e la sua zona di distribuzione appare continua. Già
nel 1977 lo studioso Bjarvall ne stimava circa 500 capi su di un
area complessiva di diverse migliaia di chilometri quadrati.
Attualmente si parla di circa 1.000 individui. La specie fu
protetta dal 1913, ma dal 1943 la caccia, seppure limitata e
selettiva, fu riammessa.
In Finlandia la stima è forse
leggermente riduttiva: dati certi indicano in 200 gli orsi
distribuiti nella parte centro-settentrionale del Paese;
nell'estremo nord la concentrazione appare molto più elevata per il
continuo interscambio naturale con popolazioni russe e
svedesi.
Sui Pirenei centro-occidentali, in Francia, in un areale di circa
800 chilometri quadrati sopravvive una popolazione di non oltre
20-30 orsi, in grave rischio di estinzione. Ancora più grave appare
il quadro della popolazione che vive sul massiccio dell'Ariège,
dove, pur essendo rigorosamente protetti sin dal 1958, i meno di 10
orsi rischiano ora di scomparire.
Anche in altre regioni a noi vicine
e confinanti la situazione non è allegra, mentre in Italia esistono
due popolazioni: una nel Trentino, con 10-20 individui, l'altra
nell'Appennino centrale, con 70-120 esemplari, compresi fra Parco
Nazionale d'Abruzzo e sua zona di protezione esterna. A questi
ultimi sono da aggiungere indicativamente almeno altri 30 esemplari
in aree circostanti, ma che non sono mai stati censiti in
dettaglio. Una serie di segnalazioni durante gli ultimi vent'anni
fra Tarvisiano e Carso triestino farebbero pensare ad un lento
tentativo di ricolonizzazione del Friuli orientale da parte di orsi
sloveni. Inoltre, ci giunge notizia che in questi ultimi anni sul
Monte Baldo e in Lessinia (Veneto occidentale) sono stati avvistati
alcuni esemplari (3-6). Non sappiamo esattamente quale ne sia la
provenienza e molti suppongono che si tratti di animali liberati
senza criterio da allevamenti. Ma prove certe in tal senso non si
hanno.
I "parenti". Altri orsi nel
mondo imparentati con il nostro "bruno" sono: l'Orso malese
(Helarctos malayanus), lungo circa 140 cm sembra sprovvisto del
folto mantello caratteristico di tutti gli orsi. Presenta pelame
nero lucido, estremità lunghe e piedi grandi. Vive in Malesia e in
Indonesia. L'Orso labiato (Melorsus ursinus), appena più grosso del
malese, che si riconosce per il muso chiaro e una macchia bianca a
V sul petto in contrasto con il resto del corpo; bruno scuro,
presenta un mantello molto sviluppato. L'Orso tibetano (Selenarctos
thibetanus), che ha muso molto appuntito, mantello nero con pelame
lungo, una vistosa V bianca sul petto. Vive in prevalenza nell'Asia
meridionale e centrale ed è l'orso più addomesticato e "usato" dai
girovaghi, purtroppo. L'Orso kodiak (Ursus arctos middlendorfi),
che è lungo circa 3 metri ed è uno dei più grandi del mondo: può
pesare infatti quasi una tonnellata. Ha mantello bruno molto
chiaro, e vive sia in Alaska sia nelle isole ad esso vicine. Il suo
parente più stretto? Il magnifico e imponente Orso bianco
(Thalarctos maritimus), incontrastato re dell'Artico. Può arrivare
ad una lunghezza di 280 cm e ad un peso di 650 kg. È praticamente
inconfondibile, per le dimensioni ed il mantello completamente
bianco su cui spiccano solo tre macchie nere: gli occhi, e la punta
del naso. Ha il muso appuntito ed il collo lungo, mentre le
orecchie sono molto piccole. |