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Solitario come... un Orso

Animale di grande intelligenza, forse perché molto simile all'uomo è stato sempre da esso fortemente temuto e avversato. Cosicché oggi, tra i mammiferi, è quello che rischia maggiormente l'estinzione

Piccoli con le madri nel Parco del Padjelanta: un luogo incontaminato di circa 350.000 ettari, che, ancora oggi, ospita una ricca fauna.

Il suo colore è molto variabile, dal nocciola al marrone scuro. Ha delle orecchie prominenti, ed il muso che forma un angolo con la fronte. Le sue orme hanno all'incirca le dimensioni di quelle di un uomo, ma sono più larghe, con le impronte degli artigli molto evidenti. La sua lunghezza (o altezza!) va da 1,5 a 2,5 metri. Ecco con quali caratteristiche si presenta agli studiosi l'Ursus arctos, l'amato-odiato Orso bruno.

In tutta Europa è il mammifero più minacciato di estinzione, nonostante sia un animale magnificamente dotato per sopravvivere in qualunque condizione. Possiede, infatti, un'intelligenza molto sviluppata, riesce a soddisfare le proprie esigenze nutritive con uno spettro alimentare estremamente ampio, sopporta facilmente variazioni climatiche notevoli. È molto robusto e forte e, inoltre, per un lungo periodo i piccoli orsacchiotti ricevono intense cure parentali, grazie alle quali effettuano un efficace "apprendistato".

Tutte doti che però non gli sono state - e non gli sono - sufficienti. Da sempre, infatti, tra l'orso e l'uomo c'è guerra aperta. Fin dai tempi dei primi cacciatori neanderthaliani, per arrivare ai Cro-Magnon e successivamente all'uomo moderno, l'Orso bruno ne è stato insieme nemico e mito. A confermarlo, resti di ossa e crani sui pavimenti delle caverne, graffiti e pitture rupestri lasciate dalle stesse antichissime mani, fotografie sbiadite di gruppi di cacciatori con il piede sul trofeo e cerimonie popolari con costumi e "danze dell'orso".

Uno strano legame, dunque, quello tra noi e questo splendido animale. Un legame che si va assottigliando sempre più, a causa delle irresponsabili modificazioni degli ambienti e degli equilibri naturali causate dall'uomo. Oggi gli orsi si trovano solo nei parchi naturali, ma anche lì non riescono a vivere del tutto tranquilli. Forse perché, essendo troppo simili all'uomo, sono da esso molto temuti.

Onnivoro e territoriale. L'Orso bruno - presente in Europa con un areale di distribuzione ormai molto frammentato, con varie sottospecie che si differenziano per le dimensioni (individui sensibilmente più grandi nelle regioni orientali rispetto a quelli delle d'Occidente) e per il colore del mantello - in genere si riconosce dalla silhouette massiccia. Plantigrado (cammina, cioè, appoggiando l'intera pianta del piede), è praticamente privo di coda, ha la testa tozza, gli occhi piccoli.

Tendenzialmente è un animale solitario, il che non impedisce ad alcuni esemplari di coabitare, tollerandosi, in determinate zone. Le femmine che stanno allevando i piccoli si escludono, invece, a vicenda. Sebbene di abitudini piuttosto nomadi, ha un comportamento relativamente territoriale. In genere i maschi adulti coprono un'area di circa 20 chilometri quadrati.

È attivo specialmente di notte o alle prime luci dell'alba, soprattutto nelle zone in cui è stato più perseguitato. In Svezia, dove sono state realizzate le foto che proponiamo, è facile avvistarlo anche durante il giorno, mentre si avventura nelle radure in cerca di cibo. Onnivoro, può contare su risorse trofiche svariate, cosicché, nelle aree in cui non viene cacciato dall'uomo, gode di un indiscutibile successo ecologico. Anche se possono verificarsi casi di specializzazioni alimentari, sostanzialmente si ciba di qualsiasi sostanza digeribile, sia vegetale che animale: tuberi, bulbi, bacche, funghi, carogne, pesce, uova, miele. Il suo ciclo nutritivo presenta però marcate variazioni in rapporto alla disponibilità degli alimenti nelle varie stagioni.

Un cucciolo di Orso bruno.Alla nascita, questi orsacchiotti sono piccolissimi: lunghi 22 cm, pesano, infatti, appena 4 etti.

In autunno l'orso mangia grosse quantità di bacche, ghiande e faggiole, prima del letargo che trascorre in una tana, sia essa una caverna o un crepaccio nella roccia. È uno dei mammiferi meglio adattati ad un lungo periodo di ibernazione, durante il quale vive come assopito, nutrendosi delle riserve di grasso accumulato nella bella stagione. Durante l'inverno gli orsi abbandonano talvolta la propria tana per fare "toilette". Lasciano così un segnale inconfondibile della propria presenza, che è costato la vita a molti individui, scoperti in tal modo dai cacciatori.

Parate Nuziali. In luglio, generalmente, avviene il corteggiamento e la formazione delle coppie. Eccitati dall'odore delle ghiandole odorifere e dell'orina delle femmine, gli orsi bruni maschi si concentrano in determinate zone, dove si verificano le lotte per il possesso delle femmine. Una volta formatasi la coppia, si hanno svariate manifestazioni di corteggiamento, durante le quali la femmina all'inizio è solita mostrarsi poco ricettiva. Possono far parte di queste cerimonie carezze e altri comportamenti di pacificazione.

La femmina mette al mondo i piccoli una volta ogni due anni. La gestazione si protrae fino alla fine di marzo e nel mese di aprile l'orsa dà alla luce un solo piccolo, raramente due, che partorisce di solito in una tana all'interno di una grotta o di un anfratto roccioso, talvolta tra i rami degli alberi caduti al suolo, e allatta fino alla fine di giugno. Alla nascita l'orsacchiotto è piccolissimo: pesa meno di 4 etti e misura circa 22 cm. Come in tutti gli animali ad alto sviluppo intellettivo, esso ha un lungo periodo di "apprendistato": rimane con la madre per più di un anno e mezzo. L'orso maschio, invece, non si occupa della cura della prole.

Tecniche di caccia. A dispetto della loro apparente pesantezza, grazie ai robusti artigli gli orsi sono in grado di arrampicarsi agilmente sugli alberi: possiamo accorgercene perché lasciano il segno delle unghie sui tronchi. Molti naturalisti attribuiscono a tali segni un significato di definizione del territorio, altri invece ritengono si tratti di un semplice atto di sfregamento delle unghie. Gli artigli consentono anche a questi animali di scavare nel terreno e funzionano come armi di offesa.

Con le sue robustissime zampe l'orso può compiere diverse azioni: difendere i piccoli e trasportare oggetti, sollevare pietre e rami, ma soprattutto pescare e cacciare. All'orso basta una poderosa zampata per uccidere prede non di rado delle dimensioni di un cervo o di un cinghiale. Quando intende catturare un erbivoro di una certa grandezza, gli tende un agguato rimanendo perfettamente immobile tra la vegetazione. Sempre con potenti zampate cattura in acqua pesci, anfibi e rettili, scaraventandoli sulla riva per cibarsene oppure mangiandoli direttamente.
Molto spesso, poi, solleva le pietre per cercare coleotteri ed altri invertebrati, che consuma avidamente, e saccheggia i formicai. L'olfatto finissimo, inoltre, gli permette di localizzare i tartufi, che disotterra sempre scavando con le zampe. Come tutti ben sanno, infine, è ghiotto di miele e infatti depreda assai sovente gli alveari.

Svezia, Parco del Padjelanta: un maschio di Orso bruno mentre si abbevera e, sotto, una femmina che si rotola in un prato. Questi mammiferi, anche se tendono al nomadismo, si spostano in un'area che difficilmente supera i 20 chilometri quadrati.

Dove vive. Gli Orsi bruni sopravvivono in buon numero nella Russia europea, in Finlandia, Svezia, Carpazia e nei Balcani, mentre altrove in Europa è ridotto a piccole popolazioni isolate. È presente nella Repubblica ceca e nella Slovacchia orientali, nell'est della Polonia, nei Pirenei francesi, nel nord-ovest della Spagna e della Norvegia. In molti Paesi è completamente protetto o può essere cacciato solo con permessi particolari. Al di fuori dell'Europa lo si può trovare nell'Asia del nord e in buona parte dell'America settentrionale.

Il nostro amico ama soprattutto l'ecosistema forestale ma si sposta anche nella tundra verso nord e nei pascoli aperti al di sopra del limite degli alberi in montagna. In Norvegia la specie è presente sia in piccoli biotipi del meridione che lungo una più o meno continua fascia aderente al confine con la Svezia e lungo la costa occidentale. La stima complessiva per il passato recente va dai 40-50 individui censiti nel 1969 (Myrberget) ai circa 100 nel 1977 (Mysterud). Attualmente i ricercatori Kolstad, Kvam, Mysterud, Sorensen e Wikan stimano dai 250 ai 350 individui.

In Svezia l'orso è ben rappresentato, e la sua zona di distribuzione appare continua. Già nel 1977 lo studioso Bjarvall ne stimava circa 500 capi su di un area complessiva di diverse migliaia di chilometri quadrati. Attualmente si parla di circa 1.000 individui. La specie fu protetta dal 1913, ma dal 1943 la caccia, seppure limitata e selettiva, fu riammessa.

In Finlandia la stima è forse leggermente riduttiva: dati certi indicano in 200 gli orsi distribuiti nella parte centro-settentrionale del Paese; nell'estremo nord la concentrazione appare molto più elevata per il continuo interscambio naturale con popolazioni russe e svedesi.
Sui Pirenei centro-occidentali, in Francia, in un areale di circa 800 chilometri quadrati sopravvive una popolazione di non oltre 20-30 orsi, in grave rischio di estinzione. Ancora più grave appare il quadro della popolazione che vive sul massiccio dell'Ariège, dove, pur essendo rigorosamente protetti sin dal 1958, i meno di 10 orsi rischiano ora di scomparire.

Anche in altre regioni a noi vicine e confinanti la situazione non è allegra, mentre in Italia esistono due popolazioni: una nel Trentino, con 10-20 individui, l'altra nell'Appennino centrale, con 70-120 esemplari, compresi fra Parco Nazionale d'Abruzzo e sua zona di protezione esterna. A questi ultimi sono da aggiungere indicativamente almeno altri 30 esemplari in aree circostanti, ma che non sono mai stati censiti in dettaglio. Una serie di segnalazioni durante gli ultimi vent'anni fra Tarvisiano e Carso triestino farebbero pensare ad un lento tentativo di ricolonizzazione del Friuli orientale da parte di orsi sloveni. Inoltre, ci giunge notizia che in questi ultimi anni sul Monte Baldo e in Lessinia (Veneto occidentale) sono stati avvistati alcuni esemplari (3-6). Non sappiamo esattamente quale ne sia la provenienza e molti suppongono che si tratti di animali liberati senza criterio da allevamenti. Ma prove certe in tal senso non si hanno.

I "parenti". Altri orsi nel mondo imparentati con il nostro "bruno" sono: l'Orso malese (Helarctos malayanus), lungo circa 140 cm sembra sprovvisto del folto mantello caratteristico di tutti gli orsi. Presenta pelame nero lucido, estremità lunghe e piedi grandi. Vive in Malesia e in Indonesia. L'Orso labiato (Melorsus ursinus), appena più grosso del malese, che si riconosce per il muso chiaro e una macchia bianca a V sul petto in contrasto con il resto del corpo; bruno scuro, presenta un mantello molto sviluppato. L'Orso tibetano (Selenarctos thibetanus), che ha muso molto appuntito, mantello nero con pelame lungo, una vistosa V bianca sul petto. Vive in prevalenza nell'Asia meridionale e centrale ed è l'orso più addomesticato e "usato" dai girovaghi, purtroppo. L'Orso kodiak (Ursus arctos middlendorfi), che è lungo circa 3 metri ed è uno dei più grandi del mondo: può pesare infatti quasi una tonnellata. Ha mantello bruno molto chiaro, e vive sia in Alaska sia nelle isole ad esso vicine. Il suo parente più stretto? Il magnifico e imponente Orso bianco (Thalarctos maritimus), incontrastato re dell'Artico. Può arrivare ad una lunghezza di 280 cm e ad un peso di 650 kg. È praticamente inconfondibile, per le dimensioni ed il mantello completamente bianco su cui spiccano solo tre macchie nere: gli occhi, e la punta del naso. Ha il muso appuntito ed il collo lungo, mentre le orecchie sono molto piccole.

Andrea Barghi