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L'impostazione scientifica traspare
inequivocabilmente dalla scheda informativa di presentazione.
Oggetto dell'indagine: giovani, istituzioni e identità nazionale.
Realizzazione: Istituto Carlo Cattaneo di Bologna. Committente:
Associazione Nazionale per la Comunicazione Pubblica e
Istituzionale. Popolazione di riferimento: adulti italiani tra i 18
e i 24 anni. Campione: per quote, articolato per genere, fascia di
età, ampiezza demografica del Comune di residenza e della Regione.
Consistenza numerica del campione: 2.361 unità, distribuite a
livello nazionale.
Di solito, nel commentare analoghi
studi e ricerche, tendiamo a sintetizzare e ad adattare il lavoro
di tipo specialistico a favore del lettore che, per scelta
redazionale, poniamo nelle condizioni di conoscere offrendogli
prodotti di sintesi, sia pure ampiamente descrittivi degli
argomenti che si vogliono presentare. Per l'indagine che qui stiamo
considerando non abbiamo dovuto contenere in alcun modo le varie
schede di lavoro, i capitoli in cui è diviso lo studio ed i
relativi commenti dei ricercatori, coniugando il rigore del
laboratorio scientifico con la chiarezza divulgativa, e associando
il tutto alla coesione tematica, così da incalzare l'interesse di
chi lo consulta. Il nostro, questa volta, è stato un semplice
lavoro di riporto. Eccolo.
UNA CONDIZIONE DI PRIVILEGIO.
"Vivere in Italia è un privilegio o costituisce una condizione di
svantaggio?". Invitati a rispondere alla domanda, i giovani hanno
reagito in maniera nettamente positiva: oltre la metà, il 53,8%,
ritiene che sia una fortuna, ed un altro 13,9% ha dichiarato che i
vantaggi sono comunque maggiori degli svantaggi; sono soprattutto i
giovani del Centro e del Mezzogiorno a rendersi conto della loro
buona sorte.
Anche nel rispondere alla domanda
successiva: "Quanto ti senti orgoglioso di essere italiano?", i
giovani non hanno avuto dubbi: la maggioranza degli intervistati
(54,3%) si è pronunciata "molto" orgogliosa della propria identità
nazionale; e se si considerano anche gli "abbastanza" orgogliosi si
sfiora la soglia del 90%.
La forte somiglianza tra le due
percentuali "estreme" relative alle domande sulla fortuna di vivere
in Italia e sull'orgoglio nazionale potrebbe far pensare che le due
dimensioni siano strettamente legate fra loro. In parte è così: più
i giovani sono orgogliosi del loro Paese, più sono persuasi di
essere fortunati di viverci, e viceversa. Ma ci sono anche altri
fattori che influiscono. Come le differenze territoriali: i "molto
orgogliosi", ad esempio, sono più numerosi al Centro-Sud e nelle
Isole.
Le ragioni dell'orgoglio di sentirsi
italiano variano, talvolta, anche considerevolmente. È la
godibilità di un patrimonio artistico unico al mondo la ragione che
inorgoglisce i giovani? Oppure sono le bellezze naturali? O ancora
il benessere economico e le libertà democratiche? O la simpatia
degli italiani e la loro capacità di arrangiarsi? Gli intervistati
hanno optato soprattutto per la presenza delle opere d'arte e per
le ricchezze ambientali del Paese.
Chiesto poi ai giovani "A quali
collettività senti soprattutto di appartenere?", ne è risultata una
distribuzione assai eterogenea. Il profilo più diffuso (30,2%) è
quello nazional-internazionale, per cui l'appartenenza si
estrinseca nell'attaccamento al Paese intero e al tempo stesso ad
una collettività (quasi sempre il "mondo intero" o "l'Europa").
Segue l'orientamento nazional-locale, con il sentimento nazionale
che si accompagna alla identificazione in un territorio più
circoscritto (di solito il Comune o la Regione).
Com'era facile prevedere, questi
orientamenti non nazionali sono più diffusi tra i giovani meno
orgogliosi della propria identità nazionale; di converso i molto
orgogliosi tendono in misura maggiore ad essere
"nazional-internazionali" o "nazional-locali". Giova chiarire che
gli orientamenti dotati di una componente "sovranazionale" sono più
diffusi tra i giovani di elevata estrazione sociale.

I SIMBOLI DELL'IDENTITÀ NAZIONALE.
La ricerca dell'Istituto Cattaneo ha indagato anche sugli
orientamenti dei giovani nei confronti dei simboli dell'identità
nazionale. Il primo elemento è l'atteggiamento verso l'Inno
nazionale. Quasi l'80% degli intervistati prova una certa emozione
quando lo sente suonare: si tratta per lo più di una emozione
"forte" (45,3%) e si rileva un più intenso sentimento nazionale al
Centro, soprattutto nel Mezzogiorno. Il Tricolore rimane un simbolo
di grande attualità: oltre l'80% dei giovani lo reputa "un simbolo
di tutti gli italiani". Come per l'Inno nazionale, il trasporto per
la Bandiera è più pronunciato al Centro e nel Meridione.
Si è chiesto anche agli intervistati
di indicare, in una lista di sette personaggi, quale "meglio
rappresenti le caratteristiche dell'Italia". Roberto Benigni è
stato indicato come personaggio simbolo del nostro Paese, anche se
lo ha scelto una minoranza tra gli interpellati (29,1%). Al secondo
posto Rita Levi Montalcini (23,8%). Umberto Agnelli, come
imprenditore, raggiunge un discreto 14,3% di menzioni, in misura
maggiore tra i maschi, e Gino Strada (responsabile
dell'associazione umanitaria "Emergency") il 9,0%. Gli altri
personaggi proposti agli intervistati (Dario Fo, Giorgio Armani e
Giovanni Trapattoni) si attestano intorno al 5-6%.
LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE.
Una parte importante della ricerca riguarda la dimensione
internazionale della condizione giovanile, intesa come competenze
(la capacità di comunicare in una lingua straniera, conoscenze
circa l'Unione europea), esperienze (viaggi e soggiorni di studio
all'estero) e atteggiamenti (verso l'allargamento ad Est
dell'Unione). Quasi la metà dei giovani intervistati (44,4%) è
capace di sostenere una conversazione in inglese, e un altro 10% in
un'altra lingua straniera.
Dal punto di vista dei viaggi
all'estero (con almeno un pernottamento), i giovani si dividono in
quattro gruppi che hanno, all'incirca, lo stesso peso: coloro che
non sono mai stati all'estero; taluni che lo hanno raggiunto una o
due volte; quelli che hanno potuto godere da 3 a 5 viaggi e,
infine, i "viaggiatori assidui", con almeno sei esperienze al di là
dei confini nazionali. È verosimile che si tratti, per lo più, di
viaggi relativamente brevi, in quanto solo il 29,7% dei giovani ha
dichiarato di avere effettuato un soggiorno all'estero per un
periodo prolungato (di almeno 4 settimane). I maschi sono più
propensi a viaggiare delle femmine, così come lo sono gli studenti
universitari. In genere, i giovani che provengono da famiglie con
status socioeconomico superiore hanno molte più chances di
effettuare esperienze all'estero, mentre la probabilità cala
drasticamente tra quelli di famiglie operaie.
Ai giovani è stato anche chiesto di
esprimere un parere sull'allargamento ad Est dell'Unione europea:
il 78,6% degli intervistati si è dichiarato "molto favorevole".
LA CAPACITÀ DI FARSI CAPIRE.
Una sezione del questionario si focalizzava sulle competenze
comunicative di alcune figure istituzionali o, meglio, per
riprendere la formulazione precisa dei quesiti, sulla loro
"capacità di farsi capire". Questi i principali risultati ottenuti:
il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è di gran lunga
il "comunicatore" più efficace. Tra "abbastanza" e "molto"
raccoglie infatti ben il 73,3% di consensi.
CONCLUSIONI. Siamo alle conclusioni dell'inchiesta: i
risultati sono consolanti, lasciano ben sperare per il futuro. I
nostri giovani non finiscono mai di sorprenderci per l'importanza
dei valori di riferimento e per i loro crescenti interessi, che gli
stereotipi talvolta limitano alle scorribande "sonor-rissose" del
sabato sera. «Ne viene fuori un'interessante fotografia del futuro,
perché questi giovani tra vent'anni saranno la linfa vitale della
nostra economia e della nostra società», afferma Giancarlo
Gasperoni, direttore del Cattaneo. «Tutto sommato questi ragazzi
sono migliori di come a volte vengono dipinti», aggiunge. «Non che
non ci siano ombre: molti non leggono i giornali, ad esempio. Ma
non possiamo dare solo ai giovani una "colpa" che è altrettanto
diffusa tra gli adulti».
«Perché un'indagine sui giovani?», chiediamo invece ad
Alessandro Rovinetti, segretario generale dell'Aicp. «Sono la
classe dirigente di domani, il fututo del Paese. Per questi motivi,
soprattutto, l'Associazione ha puntato la ricerca su di loro. Per
conoscerli meglio». E conclude: «Se la realtà è questa, abbiamo una
bella fotografia del futuro. La possiamo esporre con piacere: sono
nostri figli». Inorgogliamocene. |