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Dalla Casa alla Terra

La torrida estate appena trascorsa ha fatto scattare una serie di campanelli d'allarme. Gli esasperanti sbalzi termici sono solo una delle manifestazioni della malattia di cui soffre l'intero Pianeta, il cui ecosistema è stato duramente compromesso dalla Rivoluzione industriale in poi. La cura consiste nel cercare valide alternative energetiche: a cominciare da quelle usate per le nostre abitazioni

L'estate del 2003 non verrà facilmente dimenticata. Le previsioni meteo sembravano veri e propri bollettini di guerra, con quel nemico che sembrava non cedere mai: il caldo. Le temperature in continuo aumento con un'umidità che rendevano insonni le nostre notti, e della pioggia neanche... l'ombra. Il caldo torrido non ha risparmiato né il Nord né il Sud, né mare némontagna, in Italia come nel resto d'Europa, con punte di afa insopportabili soprattutto nelle grandi città. La situazione è stata in alcuni momenti talmente drammatica da indurre il Pontefice in persona ad invocare la discesa di una ristoratrice "pioggia divina"!

La sfera bioclimatica, simbolo della Esposizione Universale di Siviglia del 1992

Una calura estiva senza precedenti, che ha costretto gli stremati italiani a prendere d'assalto i rivenditori di ventilatori e condizionatori, con scorte ben presto esaurite anche nei grandi centri urbani. Asserragliati in casa o in ufficio, con le "macchine da fresco" a pieno regime, si sopravviveva nelle ore più calde e si cercava refrigerio nelle brevi notti. Pensavamo così di aver trovato una soluzione. Ma, già da fine giugno, la richiesta di una sovracorrente eccessiva, dovuta all'utilizzo contemporaneo di milioni di questi dispositivi di raffreddamento, rischiava di portare ad un black out totale dell'energia elettrica nazionale. Al fine di evitare un collasso energetico, Enel Distribuzione assieme al Grnt - Gestore Nazionale della Rete di Trasporto - si sono trovati costretti ad attuare un piano straordinario di interruzione della fornitura di elettricità, coinvolgendo a rotazione oraria tutte le regioni italiane, ad eccezione delle strutture ospedaliere e di pubblico interesse.

Come se non bastasse, il forte caldo e l'assenza di pioggia hanno sollevato ancora una volta lo storico problema dell'emergenza acqua. Alcune amministrazioni hanno dovuto deliberare la razionalizzazione forzata delle annaffiature di orti e giardini, sancendo salate multe per i trasgressori. Per finire, questo anomalo clima tropicale ha favorito la proliferazione di zanzare e insetti vari, che, divenuti ormai resistenti ai comuni repellenti in commercio, hanno richiesto un oneroso programma di disinfestazioni notturne.

Insomma, volendo fare un quadro della situazione, dobbiamo renderci conto che tali circostanze critiche sono state solo la manifestazione sintomatica di una malattia ancor più generale e globale, che ha colpito il nostro pianeta e che compromette sempre più il suo ecosistema. Se si ripercorre la storia dalla Rivoluzione industriale ad oggi, si rileva una la lunga ed inquietante serie di eventi a catena provocati dall'uomo e dalle sue attività: dall'inquinamento atmosferico, al "buco dell'ozono" - ossia la brusca diminuzione della quantità di ozono presente nella stratosfera sopra la Regione polare antartica, che avviene proprio nel periodo settembre-ottobre -, all'aumento della temperatura del Pianeta, con il conseguente scioglimento dei ghiacciai e aumento del livello dei mari. E, ancora, immensi ettari di foreste incendiati ogni anno (complice il caldo e le mani criminali del piromane di turno), deforestazioni e smottamenti del terreno, eventi meteorologici estremi, quali piogge alluvionali, picchi di caldo, tempeste, cicloni.

In passato, i modelli di crescita economica trascuravano completamente le problematiche relative all'ambiente: le tecniche produttive generavano rifiuti altamente inquinanti e implicavano un elevato consumo di energia (dal nucleare alla combustione del petrolio), partendo dal presupposto che l'ambiente fosse una fonte inesauribile di materie prime. Negli ultimi tempi, invece, soprattutto nei Paesi industrializzati, i disastri ambientali conseguenti tale abuso hanno portato ad una forte crescita del livello di sensibilità verso l'ambiente e al varo di una serie di normative in ambito internazionale, a partire dal noto "Protocollo di Kyoto".

Una casa bioclimatica è quanto di più efficace vi sarebbe per la salvaguardia del Pianeta. È stato infatti appurato che i consumi di combustibili all'interno dell'ambiente casalingo sono i principali nemici dell'atmosfera


Si parla oggi del concetto di "compatibilità dello sviluppo", che implica una sempre più attenta valutazione dell'impatto delle attività svolte dall'uomo, e con l'impegno che esse agiscano il più possibile in armonia con l'intero ecosistema, senza creare gravi alterazioni degli equilibri ecologici. Inoltre, la minaccia legata al rischio di collassi settoriali per la mancanza improvvisa di risorse indispensabili, a fronte di una crescita del fabbisogno di energia, ha portato ad affiancare al concetto di compatibilità quello di "sostenibilità", secondo il quale occorre attuare una gestione oculata delle risorse che, essendo limitate, devono essere utilizzate nel migliore dei modi e senza sprechi, perché durino più a lungo possibile (si pensi, tanto per fare un esempio, al caso del petrolio e a tutte le implicazioni economiche, sociali e geo-politiche che un suo esaurimento potrebbe generare).

C'è, insomma, un assoluto bisogno di riorganizzare le attività economiche e produttive in modo tale da soddisfare le esigenze delle generazioni presenti senza compromettere le stesse possibilità a quelle future. Alla luce di quanto detto finora, e per un reale "sviluppo sostenibile", si capisce come l'unica via per accrescere il benessere di ogni Paese sia quella di orientare la ricerca scientifica verso una tecnologia estremamente attenta ai consumi di energia e delle risorse, e col minimo impatto inquinante sull'ambiente.

L'architettura bioclimatica. Punto di partenza, per un impegno concreto in tal senso, dovrebbe essere il più piccolo nucleo in ambito urbano, quello familiare, da cui poi estendersi alle città, alle nazioni, fino all'intero pianeta. Dai rilevamenti sulla qualità dell'aria nelle grandi città si è dimostrato come l'utilizzo di combustibile per il riscaldamento delle abitazioni, da parte della singola famiglia, sia la causa principale dell'inquinamento atmosferico. La necessità di ridurre i consumi energetici anche in campo urbanistico ha portato al varo di una serie di normative volte all'impiego di impianti ad alto rendimento, e di incentivi economici sotto forma di finanziamenti regionali (per esempio, un contributo percentuale sull'importo speso per l'istallazione di sistemi solari negli edifici).

In particolare, è stata emanata una Direttiva europea - la legge n. 10/1991, sostitutiva della antecedente legge n. 373/1976 -, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 4 gennaio 2006: essa contiene disposizioni per il calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici, per l'applicazione di requisiti energetici minimi per gli stabili di nuova costruzione e per quelli già esistenti in ristrutturazione, per la certificazione energetica degli edifici e l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria, nonché per una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni. Insomma, consumare poco e inquinare ancor meno devono essere i criteri fondamentali d'ispirazione nella realizzazione di nuovi edifici.

La ricerca e la sperimentazione degli ultimi anni verso tecnologie per lo sfruttamento di fonti di energia alternative - rinnovabili e pulite, come l'energia solare -, che consentano al tempo stesso di offrire buoni livelli di comfort ambientale, hanno condotto gli esperti di settore ad una soluzione, per un futuro più o meno prossimo, che si chiama "architettura bioclimatica".

Si tratta di un nuovo modo di concepire, progettare e costruire gli edifici, sia dal punto di vista architettonico che strutturale, ponendo particolare attenzione all'interazione dell'edificio con l'ambiente circostante. La parola, infatti, è la combinazione di bios, in greco vita, essere vivente (e, quindi, uomo) e klimatikos, da klima, ovvero clima, ambiente esterno. La forma dell'edificio e le sue aperture si adeguano per difendersi dal freddo e dai venti in inverno e, al cambio di stagione, per rinfrescare e ventilare gli ambienti interni con le brezze estive. L'edificio, quindi, si adatta alle caratteristiche dell'ambiente circostante (vegetazione, rilievi, edifici esistenti) per ottenere il maggior vantaggio dal punto di vista termico e luminoso: le caratteristiche costruttive e strutturali, insieme ai materiali impiegati, vengono attentamente determinate per sfruttare al meglio gli apporti energetici gratuiti che l'ambiente esterno è in grado di fornire, riducendo di una quota sensibile (e per alcuni periodi dell'anno totalmente) il fabbisogno energetico dell'edificio.

Accanto ai sistemi di captazione della radiazione solare ormai consolidati, i cosiddetti "sistemi solari attivi"- collettori o pannelli solari, generalmente impiegati per il riscaldamento dell'acqua per usi igienico-sanitari, e pannelli fotovoltaici, in grado di trasformare direttamente la luce solare in energia elettrica, sfruttando la proprietà che hanno alcuni materiali semiconduttori opportunamente trattati, come il silicio, di fornire energia elettrica quando sono colpiti da radiazione solare (il cosiddetto effetto fotoelettrico) -, l'architettura bioclimatica prevede anche l'utilizzo dei "sistemi solari passivi", ovvero il ricorso alle stesse strutture edilizie per captare, dissipare, accumulare e distribuire in modo controllato l'energia termica connessa alla radiazione solare.

Condotti d'aria sotterranei per climatizzare l'aria stessa, superfici vetrate - e in alcuni casi vere e proprie serre - rivolte a sud per intrappolare il calore in inverno e schermate durante la notte per evitarne le fughe, materiali trasparenti innovativi muniti di sistemi di oscuramento automatizzati per "selezionare" la radiazione solare ed aumentare l'uso dell'illuminazione naturale negli ambienti interni, camini solari per aumentare la ventilazione naturale, e i già citati pannelli fotovoltaici e pannelli solari, sono solo alcune delle strategie progettuali che possono essere applicate per diminuire i consumi energetici e migliorare al contempo la nostra qualità di vita.

Per i periodi dell'anno più sfavorevoli, in cui l'energia solare da sola non riesce a soddisfare l'intero fabbisogno energetico, tutte queste soluzioni architettoniche sono affiancate da soluzioni impiantistiche efficienti ed economiche nella loro gestione: ad esempio, la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria realizzata con pompe di calore (vedi box a fronte) permette di soddisfare il fabbisogno energetico estivo ed invernale, con consumi estremamente ridotti.

A seconda del tipo di consumo energetico, vengono definiti quattro tipi di edifici: "ad alta dispersione termica", per gli edifici costruiti fino a ieri senza vincoli riguardo alla coibentazione delle strutture; "a bassa dispersione termica", relativamente agli edifici costruiti secondo precisi criteri sia di coibentazione, sia dei rendimenti minimi degli impianti termici previsti dalla legge n. 373/1976 e dalla più recente n. 10/1991; "a basso consumo energetico", per quelli dotati di sistemi solari passivi ed attivi e di un'impiantistica evoluta; "energeticamente autonomi", ossia a consumo energetico "zero", nel caso di edifici che utilizzano unicamente fonti rinnovabili e tecnologie costruttive d'avanguardia. Mentre questi ultimi esistono solo come prototipi e centri sperimentali a causa dell'elevato costo dei materiali e degli impianti, gli edifici a basso consumo energetico rappresentano l'evoluzione più probabile nel prossimo futuro delle nostre abitazioni, anche se sono ancora poco diffusi.

Soluzioni auspicabili in futuro prevedono veri e propri "insediamenti bioclimatici", o eco-villaggi, ovvero interi quartieri progettati in modo da assicurare il comfort non solo all'interno degli edifici, ma anche all'interno dell'intero quartiere. Al riguardo, si realizzano studi accurati delle ombre portate dagli stessi edifici, dei venti invernali e delle brezze estive, e si sfrutta la vegetazione come elemento moderatore del microclima, dei rumori, della qualità dell'aria, per una maggiore qualità ambientale urbana.

La parola d'ordine è, quindi, "uso razionale" dell'energia, ossia adozione di soluzioni tecnologiche che consentano di realizzare gli stessi prodotti o servizi (in quantità e qualità) con un minor consumo di energia primaria. Gestire i consumi, però, significa anche istruire l'utente finale al cosiddetto "sacrificio energetico": un'operazione economico-sociale con la quale si intende incentivare gli utenti (con la propaganda, le tariffe, il razionamento) a modificare le loro abitudini di consumo. Un esempio è quello di cercare di limitare la punta di domanda nelle ore di picco, per evitare gli spiacevoli inconvenienti di interruzione dell'elettricità vissuti nel corso dell'ultima estate. In tale ottica, sul sito web dell'Enel (all'indirizzo Internet http://www.enel.it/eneldistribuzione/bl/index.asp) è presente una pagina di consigli utili per un consumo razionale dell'energia elettrica. L'iniziativa, che peraltro recentemente è stata ampiamente pubblicizzata anche in televisione, è mirata ad abituare i clienti ad un uso ottimale dei propri elettrodomestici - dal frigorifero allo scaldabagno, dal ferro da stiro all'illuminazione, allo stereo, alla tv, vengono esaminati tutti, uno per uno, riportando i relativi accorgimenti da usare - e, ove possibile, a programmarne l'accensione in ore non di punta. Sempre nel senso di incentivare ad un uso razionale dell'energia, l'Enel sta investendo in un progetto che prevede di sostituire, entro il 2005, i vecchi contatori con contatori elettronici più avanzati, in grado di misurare i consumi in ogni momento.

Insomma, accanto all'impegno concreto e condiviso delle forze politiche, economiche ed industriali, la vera svolta dipenderà proprio da noi cittadini, chiamati oggi più che mai ad un uso attento e consapevole delle risorse dell'ambiente, in nome di un contenimento dell'inquinamento e del risparmio energetico.

Ilaria Pellicane