| L'estate del 2003 non verrà
facilmente dimenticata. Le previsioni meteo sembravano veri e
propri bollettini di guerra, con quel nemico che sembrava non
cedere mai: il caldo. Le temperature in continuo aumento con
un'umidità che rendevano insonni le nostre notti, e della pioggia
neanche... l'ombra. Il caldo torrido non ha risparmiato né il Nord
né il Sud, né mare némontagna, in Italia come nel resto d'Europa,
con punte di afa insopportabili soprattutto nelle grandi città. La
situazione è stata in alcuni momenti talmente drammatica da indurre
il Pontefice in persona ad invocare la discesa di una ristoratrice
"pioggia divina"!

Una calura estiva senza precedenti,
che ha costretto gli stremati italiani a prendere d'assalto i
rivenditori di ventilatori e condizionatori, con scorte ben presto
esaurite anche nei grandi centri urbani. Asserragliati in casa o in
ufficio, con le "macchine da fresco" a pieno regime, si
sopravviveva nelle ore più calde e si cercava refrigerio nelle
brevi notti. Pensavamo così di aver trovato una soluzione. Ma, già
da fine giugno, la richiesta di una sovracorrente eccessiva, dovuta
all'utilizzo contemporaneo di milioni di questi dispositivi di
raffreddamento, rischiava di portare ad un black out totale
dell'energia elettrica nazionale. Al fine di evitare un collasso
energetico, Enel Distribuzione assieme al Grnt - Gestore Nazionale
della Rete di Trasporto - si sono trovati costretti ad attuare un
piano straordinario di interruzione della fornitura di elettricità,
coinvolgendo a rotazione oraria tutte le regioni italiane, ad
eccezione delle strutture ospedaliere e di pubblico interesse.
Come se non bastasse, il forte caldo
e l'assenza di pioggia hanno sollevato ancora una volta lo storico
problema dell'emergenza acqua. Alcune amministrazioni hanno dovuto
deliberare la razionalizzazione forzata delle annaffiature di orti
e giardini, sancendo salate multe per i trasgressori. Per finire,
questo anomalo clima tropicale ha favorito la proliferazione di
zanzare e insetti vari, che, divenuti ormai resistenti ai comuni
repellenti in commercio, hanno richiesto un oneroso programma di
disinfestazioni notturne.
Insomma, volendo fare un quadro
della situazione, dobbiamo renderci conto che tali circostanze
critiche sono state solo la manifestazione sintomatica di una
malattia ancor più generale e globale, che ha colpito il nostro
pianeta e che compromette sempre più il suo ecosistema. Se si
ripercorre la storia dalla Rivoluzione industriale ad oggi, si
rileva una la lunga ed inquietante serie di eventi a catena
provocati dall'uomo e dalle sue attività: dall'inquinamento
atmosferico, al "buco dell'ozono" - ossia la brusca diminuzione
della quantità di ozono presente nella stratosfera sopra la Regione
polare antartica, che avviene proprio nel periodo settembre-ottobre
-, all'aumento della temperatura del Pianeta, con il conseguente
scioglimento dei ghiacciai e aumento del livello dei mari. E,
ancora, immensi ettari di foreste incendiati ogni anno (complice il
caldo e le mani criminali del piromane di turno), deforestazioni e
smottamenti del terreno, eventi meteorologici estremi, quali piogge
alluvionali, picchi di caldo, tempeste, cicloni.
In passato, i modelli di crescita
economica trascuravano completamente le problematiche relative
all'ambiente: le tecniche produttive generavano rifiuti altamente
inquinanti e implicavano un elevato consumo di energia (dal
nucleare alla combustione del petrolio), partendo dal presupposto
che l'ambiente fosse una fonte inesauribile di materie prime. Negli
ultimi tempi, invece, soprattutto nei Paesi industrializzati, i
disastri ambientali conseguenti tale abuso hanno portato ad una
forte crescita del livello di sensibilità verso l'ambiente e al
varo di una serie di normative in ambito internazionale, a partire
dal noto "Protocollo di Kyoto".

Si parla oggi del concetto di "compatibilità dello sviluppo", che
implica una sempre più attenta valutazione dell'impatto delle
attività svolte dall'uomo, e con l'impegno che esse agiscano il più
possibile in armonia con l'intero ecosistema, senza creare gravi
alterazioni degli equilibri ecologici. Inoltre, la minaccia legata
al rischio di collassi settoriali per la mancanza improvvisa di
risorse indispensabili, a fronte di una crescita del fabbisogno di
energia, ha portato ad affiancare al concetto di compatibilità
quello di "sostenibilità", secondo il quale occorre attuare una
gestione oculata delle risorse che, essendo limitate, devono essere
utilizzate nel migliore dei modi e senza sprechi, perché durino più
a lungo possibile (si pensi, tanto per fare un esempio, al caso del
petrolio e a tutte le implicazioni economiche, sociali e
geo-politiche che un suo esaurimento potrebbe generare).
C'è, insomma, un assoluto bisogno di
riorganizzare le attività economiche e produttive in modo tale da
soddisfare le esigenze delle generazioni presenti senza
compromettere le stesse possibilità a quelle future. Alla luce di
quanto detto finora, e per un reale "sviluppo sostenibile", si
capisce come l'unica via per accrescere il benessere di ogni Paese
sia quella di orientare la ricerca scientifica verso una tecnologia
estremamente attenta ai consumi di energia e delle risorse, e col
minimo impatto inquinante sull'ambiente.
L'architettura bioclimatica.
Punto di partenza, per un impegno concreto in tal senso, dovrebbe
essere il più piccolo nucleo in ambito urbano, quello familiare, da
cui poi estendersi alle città, alle nazioni, fino all'intero
pianeta. Dai rilevamenti sulla qualità dell'aria nelle grandi città
si è dimostrato come l'utilizzo di combustibile per il
riscaldamento delle abitazioni, da parte della singola famiglia,
sia la causa principale dell'inquinamento atmosferico. La necessità
di ridurre i consumi energetici anche in campo urbanistico ha
portato al varo di una serie di normative volte all'impiego di
impianti ad alto rendimento, e di incentivi economici sotto forma
di finanziamenti regionali (per esempio, un contributo percentuale
sull'importo speso per l'istallazione di sistemi solari negli
edifici).
In particolare, è stata emanata una
Direttiva europea - la legge n. 10/1991, sostitutiva della
antecedente legge n. 373/1976 -, che dovrà essere recepita dagli
Stati membri entro il 4 gennaio 2006: essa contiene disposizioni
per il calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici,
per l'applicazione di requisiti energetici minimi per gli stabili
di nuova costruzione e per quelli già esistenti in
ristrutturazione, per la certificazione energetica degli edifici e
l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di
condizionamento d'aria, nonché per una perizia del complesso degli
impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni.
Insomma, consumare poco e inquinare ancor meno devono essere i
criteri fondamentali d'ispirazione nella realizzazione di nuovi
edifici.
La ricerca e la sperimentazione
degli ultimi anni verso tecnologie per lo sfruttamento di fonti di
energia alternative - rinnovabili e pulite, come l'energia solare
-, che consentano al tempo stesso di offrire buoni livelli di
comfort ambientale, hanno condotto gli esperti di settore ad una
soluzione, per un futuro più o meno prossimo, che si chiama
"architettura bioclimatica".
Si tratta di un nuovo modo di
concepire, progettare e costruire gli edifici, sia dal punto di
vista architettonico che strutturale, ponendo particolare
attenzione all'interazione dell'edificio con l'ambiente
circostante. La parola, infatti, è la combinazione di bios, in
greco vita, essere vivente (e, quindi, uomo) e klimatikos, da
klima, ovvero clima, ambiente esterno. La forma dell'edificio e le
sue aperture si adeguano per difendersi dal freddo e dai venti in
inverno e, al cambio di stagione, per rinfrescare e ventilare gli
ambienti interni con le brezze estive. L'edificio, quindi, si
adatta alle caratteristiche dell'ambiente circostante (vegetazione,
rilievi, edifici esistenti) per ottenere il maggior vantaggio dal
punto di vista termico e luminoso: le caratteristiche costruttive e
strutturali, insieme ai materiali impiegati, vengono attentamente
determinate per sfruttare al meglio gli apporti energetici gratuiti
che l'ambiente esterno è in grado di fornire, riducendo di una
quota sensibile (e per alcuni periodi dell'anno totalmente) il
fabbisogno energetico dell'edificio.
Accanto ai sistemi di captazione
della radiazione solare ormai consolidati, i cosiddetti "sistemi
solari attivi"- collettori o pannelli solari, generalmente
impiegati per il riscaldamento dell'acqua per usi
igienico-sanitari, e pannelli fotovoltaici, in grado di trasformare
direttamente la luce solare in energia elettrica, sfruttando la
proprietà che hanno alcuni materiali semiconduttori opportunamente
trattati, come il silicio, di fornire energia elettrica quando sono
colpiti da radiazione solare (il cosiddetto effetto fotoelettrico)
-, l'architettura bioclimatica prevede anche l'utilizzo dei
"sistemi solari passivi", ovvero il ricorso alle stesse strutture
edilizie per captare, dissipare, accumulare e distribuire in modo
controllato l'energia termica connessa alla radiazione solare.
Condotti d'aria sotterranei per
climatizzare l'aria stessa, superfici vetrate - e in alcuni casi
vere e proprie serre - rivolte a sud per intrappolare il calore in
inverno e schermate durante la notte per evitarne le fughe,
materiali trasparenti innovativi muniti di sistemi di oscuramento
automatizzati per "selezionare" la radiazione solare ed aumentare
l'uso dell'illuminazione naturale negli ambienti interni, camini
solari per aumentare la ventilazione naturale, e i già citati
pannelli fotovoltaici e pannelli solari, sono solo alcune delle
strategie progettuali che possono essere applicate per diminuire i
consumi energetici e migliorare al contempo la nostra qualità di
vita.
Per i periodi dell'anno più
sfavorevoli, in cui l'energia solare da sola non riesce a
soddisfare l'intero fabbisogno energetico, tutte queste soluzioni
architettoniche sono affiancate da soluzioni impiantistiche
efficienti ed economiche nella loro gestione: ad esempio, la
climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria realizzata
con pompe di calore (vedi box a fronte) permette di soddisfare il
fabbisogno energetico estivo ed invernale, con consumi estremamente
ridotti.
A seconda del tipo di consumo
energetico, vengono definiti quattro tipi di edifici: "ad alta
dispersione termica", per gli edifici costruiti fino a ieri senza
vincoli riguardo alla coibentazione delle strutture; "a bassa
dispersione termica", relativamente agli edifici costruiti secondo
precisi criteri sia di coibentazione, sia dei rendimenti minimi
degli impianti termici previsti dalla legge n. 373/1976 e dalla più
recente n. 10/1991; "a basso consumo energetico", per quelli dotati
di sistemi solari passivi ed attivi e di un'impiantistica evoluta;
"energeticamente autonomi", ossia a consumo energetico "zero", nel
caso di edifici che utilizzano unicamente fonti rinnovabili e
tecnologie costruttive d'avanguardia. Mentre questi ultimi esistono
solo come prototipi e centri sperimentali a causa dell'elevato
costo dei materiali e degli impianti, gli edifici a basso consumo
energetico rappresentano l'evoluzione più probabile nel prossimo
futuro delle nostre abitazioni, anche se sono ancora poco
diffusi.
Soluzioni auspicabili in futuro
prevedono veri e propri "insediamenti bioclimatici", o
eco-villaggi, ovvero interi quartieri progettati in modo da
assicurare il comfort non solo all'interno degli edifici, ma anche
all'interno dell'intero quartiere. Al riguardo, si realizzano studi
accurati delle ombre portate dagli stessi edifici, dei venti
invernali e delle brezze estive, e si sfrutta la vegetazione come
elemento moderatore del microclima, dei rumori, della qualità
dell'aria, per una maggiore qualità ambientale urbana.
La parola d'ordine è, quindi, "uso
razionale" dell'energia, ossia adozione di soluzioni tecnologiche
che consentano di realizzare gli stessi prodotti o servizi (in
quantità e qualità) con un minor consumo di energia primaria.
Gestire i consumi, però, significa anche istruire l'utente finale
al cosiddetto "sacrificio energetico": un'operazione
economico-sociale con la quale si intende incentivare gli utenti
(con la propaganda, le tariffe, il razionamento) a modificare le
loro abitudini di consumo. Un esempio è quello di cercare di
limitare la punta di domanda nelle ore di picco, per evitare gli
spiacevoli inconvenienti di interruzione dell'elettricità vissuti
nel corso dell'ultima estate. In tale ottica, sul sito web
dell'Enel (all'indirizzo Internet
http://www.enel.it/eneldistribuzione/bl/index.asp) è presente una
pagina di consigli utili per un consumo razionale dell'energia
elettrica. L'iniziativa, che peraltro recentemente è stata
ampiamente pubblicizzata anche in televisione, è mirata ad abituare
i clienti ad un uso ottimale dei propri elettrodomestici - dal
frigorifero allo scaldabagno, dal ferro da stiro all'illuminazione,
allo stereo, alla tv, vengono esaminati tutti, uno per uno,
riportando i relativi accorgimenti da usare - e, ove possibile, a
programmarne l'accensione in ore non di punta. Sempre nel senso di
incentivare ad un uso razionale dell'energia, l'Enel sta investendo
in un progetto che prevede di sostituire, entro il 2005, i vecchi
contatori con contatori elettronici più avanzati, in grado di
misurare i consumi in ogni momento.
Insomma, accanto all'impegno
concreto e condiviso delle forze politiche, economiche ed
industriali, la vera svolta dipenderà proprio da noi cittadini,
chiamati oggi più che mai ad un uso attento e consapevole delle
risorse dell'ambiente, in nome di un contenimento dell'inquinamento
e del risparmio energetico. |