Didascalia immagine pagina di sinistra
Il Castello Monforte di Campobasso in un'antica stampa. Il Molise,
di cui la città è capoluogo, dopo il 1860 fu teatro di una
violenta reazione borbonica al nuovo regime instauratovi dai
"piemontesi" del Generale Cialdini.
Per i Carabinieri fu l'occasione per affermare in quelle terre
un'umanità allora impensabile da parte delle popolazioni locali in
dei militari.
Didascalie immagini pagina di destra
Il Castello Monforte di Campobasso, come si presenta oggi dopo i
restauri. Il servizio dei Carabinieri nel Molise ebbe inizio
parallelamente alla conquista di quel territorio da parte
dell'Esercito sardo-piemontese, proiettato verso la capitale
partenopea. Il loro ruolo era quello di istituire immediatamente
delle Stazioni per avere il controllo dei territori annessi.
Unità cinofile dell'Arma in azione negli aspri costoni del Gran
Sasso, per indagini di polizia giudiziaria, negli stessi luoghi
battuti senza sosta dal Brigadiere Bergia negli anni successivi
all'Unità d'Italia, di cui è testimonianza la stampa riprodotta a
sinistra.
Sotto, la piana di Chieti, pattugliata dai Carabinieri a cavallo
nel 1890 e, oggi, con un'autoradio dell'Arma in servizio di
assistenza alle scolaresche.
Testo al centro delle due pagine
Le azioni militari per la totale conquista del Regno delle Due
Sicilie si conclusero il 13 febbraio 1861 con la resa di Gaeta e,
dopo un mese esatto, della Cittadella di Messina, ove una Compagnia
di Carabinieri ebbe il privilegio di entrare per prima e di gestire
la deposizione delle armi da parte della guarnigione borbonica.
Soltanto in Abruzzo l'Esercito di Francesco II ebbe un ultimo
sussulto d'orgoglio: Civitella del Tronto capitolò infatti il 20
marzo, cioè tre giorni dopo la proclamazione di Vittorio Emanuele
II a Re d'Italia. Per i Carabinieri fu l'inizio di una nuova
guerra, quella contro il brigantaggio, esploso contemporaneamente
in tutto il Sud, che li vedrà impegnati lungamente. Inoltre,
l'urgenza di dotare grandi e piccoli centri di Stazioni dell'Arma,
aprì per i Carabinieri un altro vasto fronte, quello di assicurare
ovunque l'applicazione di nuove leggi e un sistema amministrativo
sconvolgente per quelle popolazioni. Furono gli anni in cui
l'allora Vice Brigadiere Chiaffredo Bergia, in servizio presso la
Legione di Chieti, costituita il 1o luglio 1861, iniziò una
carriera tutta vissuta nella lotta al brigantaggio, che lo porterà
nel tempo al culmine del mito. Tornerà nel nativo Piemonte col
grado di Capitano, conseguito per meriti speciali, con la Croce
dell'Ordine Militare di Savoia, con quella dell'Ordine Equestre
della Corona d'Italia, con una Medaglia d'Oro, tre d'Argento e due
di Bronzo al Valor Militare, nonchè diciassette Menzioni Onorevoli.
Ordinativamente, in Abruzzo e nel Molise, l'Arma ha avuto una vita
alquanto complessa. Dall'originaria Legione di Chieti dipendevano
soltanto le Divisioni di Chieti e dell'Aquila. Soppresso tale
Comando nel 1868, il suo territorio venne suddiviso fra le Legioni
di Bari e di Roma. Ricostituito nel 1919, la sua competenza venne
circoscritta al territorio abruzzese e quello molisano,
quest'ultimo precedentemente compreso nella Legione di Napoli.
Attualmente, quale Comando di Regione, ha competenza sui Comandi
Provinciali di Chieti, l'Aquila, Pescara e Teramo. Il Molise, in
conseguenza dell'autonomia, è oggi anch'esso sede di un Comando di
Regione con Comandi Provinciali a Campobasso e Isernia. Nel
capoluogo di Regione è altresì attiva una Scuola Allievi
Carabinieri. In entrambe le regioni è presente un'articolata rete
di Reparti Speciali, che affianca l'azione di 17 Compagnie in
Abruzzo e 7 nel Molise, alle cui dipendenze operano rispettivamente
163 e 67 Stazioni. |