Testo pagina di sinistra
Le arti marziali, quando vennero acquisite in ambito militare
intorno al 1920, con la prioritaria funzione di perfezionamento
delle. tecniche, di difesa personale, si compendiavano nella
generica definizione di «lotta giapponese». Non venivano ancora
considerate tra le discipline sportive in senso specifico, anche
se, sul piano spettacolare, esse si imposero con straordinaria
rapidità, avviando uno sviluppo la cui crescita costante ne decretò
la valenza agonistica. L'immagine riprodotta sopra costituisce
probabilmente la più antica testimonianza fotografica dell'esotica
tecnica nel Maresciallo dell'Arma Pierino Zerella il campione
italiano per l'anno 1925: essa venne eseguita nel cortile della
Legione Allievi Carabinieri di Roma, dopo che il militare aveva
conseguito il titolo, di cui indossa la cintura con la sigla
F.J.J.I. (Federazione Jiujitsu Italiana). Nell'altra foto,
Carabinieri impegnati in una gara di Judo in occasione del 3°
Criterium Nazionale Militare svoltosi a Roma nel 1957.
Testo pagina di destra
Aver raccontato per tanti anni lo Sport italiano significa essersi
imbattuto periodicamente in campioni del Gruppo Sportivo
Carabinieri. Da oltre mezzo secolo, l'elenco è ricchissimo: da
Raimondo D'Inzeo ad Armin Zoggeler, da Michele Maffei a Giorgio Di
Cento, da Giuseppe Tosi (discobolo d'argento addirittura ai Giochi
di Londra del '48 ) ad Alberto Tomba, da Mauro Numa a Massimiliano
Rosolino. Una storia di successi scritta attraverso discipline,
vicende e caratteri umani diversi, ma accomunati dallo stesso
spirito di appartenenza (e stiamo facendo torto a tanti altri
campioni, per pura esigenza di sintesi). Amando il nostro Sport e
la sua storia, non si può non amarne i tanti capitoli scritti dagli
atleti del Gruppo. Nel mio caso, però, il rapporto ha la pretesa di
essere un po' speciale. Intanto, per affetto. Mio padre, che non
c'è più da tempo, era Primo Clarinetto della Banda dei Carabinieri,
negli anni dal '40 al'60, ai tempi dello storico Maestro Cirenei.
Quindi, nei confronti dell'Arma e delle sue tradizioni, conservo un
affetto legato al ricordo e all'identificazione. E qui scatta la
seconda particolarità del rapporto. Devo ai Carabinieri il mio
esordio davanti ad un microfono. Avevo 8 anni: Befana dell'Arma
1958, nel Palazzetto dello Sport di Roma. Il presentatore,
leggendario Mario Riva, chiede se in platea ci sia un bambino
disposto a salire sul palcoscenico e raccontare una barzelletta. In
premio, una bicicletta. Alzai la mano e mi ritrovai accanto a Mario
Riva. Raccontai al microfono la mia storiella e ricevetti, qualche
mese dopo, la prima bici della mia vita (azzurra, lo ricordo
ancora). Mai avrei immaginato che proprio al microfono si sarebbe
poi svolta quasi tutta la mia vita professionale, a raccontare lo
Sport. Nel mio ufficio, dietro le mie spalle c'è ancora la prova:
la foto pubblicata dalla rivista centenaria "Il Carabiniere" di
quel gennaio '58. C'è un bambino in piedi su una sedia accanto a
Mario Riva. Mezzo secolo dopo sono sempre dietro un microfono. Ma,
almeno, non mi serve più la sedia.
MASSIMO DE LUCA
Direttore di "Rai Sport" |