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La matina appresso, passando davanti alla chiesa, notò il carro
funebre e due corone. S'informò e seppe che era morta per un
improvviso attacco di cuore, a sittant'anni passati, Marta
Barbaro,una fimmina che lui mai aviva accanosciuto di pirsona in
quanto abitava,col marito Francesco inteso Ciccino,in una di quelle
casuzze foramano, irraggiungibili d'inverno e poco praticate
d'estate. Ciccino,che aviva una grossa mandria di pecore e quindi
non se la passava tanto malo, non scinniva quasi mai in
paisi.
Chiuso e scorbutico,non aviva amici e il fatto che dal matrimonio
non erano vinuti figli aviva accentuato i lati certo non gradevoli
del suo carattere. A Belcolle aviva un cognato,Pietro,che si era
maritato con Gasparina,sorella di quattro anni più picciotta di
lui,ed era l'unica pirsona di tutto il paisi col quale scangiava
qualchi avara parola.Questo era tutto quello che il maresciallo
sapiva della coppia.Gli parse però giusto aspittare sul sagrato la
fine della cerimonia e quanno la cassa venne messa supra il
carro,andò a stringere la mano a Ciccino. E mentre notava che il
vidovo aviva l'occhi perfettamente asciutti,contemporaneamente
liggì in fondo a quell'occhi stessi una sorta di taliata d'armalo
ferito,uno stupito dolore come peraverdovuto patire una punizione
incomprensibile.E si rese macari conto che Ciccino,a malgrado che
lui fosse in divisa, non l'aviva manco raccanosciuto, gli aviva
stretto meccanicamente la mano, la testa persa altrove, darrè i
suoi pinseri.
"Povirazzo!" - lo compatì il maresciallo mentre andava verso la
Stazione. Quella morte di sicuro viniva a sconvolgergli
l'esistenza. Non si passano più di quarant'anni, notte e giorno,
'nzemmula a un'altra pirsona e doppo, all'improviso,non si può
restare soli nella solitudine di una casa solitaria come se niente
fosse capitato.Tutte le sue abitudini di necessità sarebbero state
travolte,cangiate,aggiungendo sofferenza a sofferenza, pirchì
spesso le abitudini possono addivintare forza e conforto. E il
maresciallo, che era scapolo, l'accanosceva benissimo il valore
delle abitudini. In fondo, si spiava certe volte quanno pinsava
alla sua vita,non è vero che non ti sei voluto maritare perché
avevi scanto di doverrinunziare alle tue abitudini? E a questa
domanda non dava mai risposta.Della morte di Marta Barbaro ne
risentì parlare doppo una simanata, mentre si trovava nel salone di
Pasqualino il varberi. Ogni quinnici giorni immancabilmente il
maresciallo si faciva dare da Pasqualino una ripassata ai capelli:
a parte il fatto che gli piaciva essere sempre in ordine (la varba
se la faciva tutte le matine col rasoio a mano, se era costretto a
restare con la varba longa si sentiva malato), il salone era una
gran miniera di notizie.
Era giornalmente frequentato dal professor Lumia e dal geometra
Albanese, quasi ottantini, che passavano ore e ore a intrattenersi
coi clienti di Pasqualino e che,immancabilmente, erano sempre fra
loro in totale disaccordo su qualsiasi cosa."La sa la novità,
maresciallo?" - esordì il geometra Albanese. "No. Quale novità?"
"Due giorni appresso il funerale di Marta Barbaro, la sorella di
Ciccino, accompagnata dal marito, è andata a trovarlo per vidiri
come stava". "Embè?" "Non li ha voluti ricevere. Non c'è stato
verso. Ha detto che non voli vidiri a nisciuno. Hanno parlato col
picciotto che bada alle pecore e macari lui ha detto che Ciccino
gli da' ordini attraverso la finestra mezza chiusa".
"Mischino!" - intervenne Pasqualino - "Mi fa una pena!". "Non
riesce a elaborare il lutto" - fece il professore Lumia che parlava
sempre come un libro stampato. "E ti credo!" - disse il geometra
trovandosi una volta tanto d'accordo col professore - "Marta è
stata l'unica pirsona al mondo alla quale Ciccino ha voluto
tanticchia di bene!". |