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Sono gli anni 60: fra cinema e
televisione è già sfida aperta, soprattutto nell'individuare filoni
di interesse popolare. Il grande schermo ha messo a segno nel
decennio precedente la fortunata serie di "Pane, amore e..." e sta
ora vivendo la sua stagione migliore con "La dolce vita",
"Accattone", "Il sorpasso", "Il Gattopardo", "Per un pugno di
dollari", "La notte", tanto per citare soltanto alcuni titoli di un
ciclo memorabile. Nella ricerca di soggetti di grande presa sul
pubblico, la televisione centra l'obiettivo puntando su "I racconti
del Maresciallo" di Mario Soldati. Durante le riprese del "Viaggio
nella valle del Po alla ricerca di cibi genuini", lo scrittore
conosce un Maresciallo dei Carabinieri e ne diventa amico. Dai
frequenti incontri fra Soldati e il militare, che comanda una
Stazione di provincia, nasce un filone di indagine sociologica da
cui scaturiscono dei racconti insoliti, a metà fra il genere
poliziesco e quello psicologico. Situazioni del tutto abituali
nella società italiana, ma filtrate attraverso la professionalità,
il buon senso, la bonomia e la saggezza di un Maresciallo
dell'Arma. Soldati scopre che esiste una chiave, a lui finora
sconosciuta, per leggere i fatti italiani: gliela insegna il
sottufficiale dei Carabinieri, Gigi Arnaudi nella finzione
televisiva, il cui credo non è nel semplice conseguimento del
successo professionale, quanto nella ricerca di un metodo per la
felice e controllata convivenza fra i buoni e i cattivi sentimenti,
fra le azioni riprovevoli e i saggi comportamenti. Insomma, una
severità non disgiunta da sano paternalismo, quale si conviene ad
un Maresciallo dei Carabinieri, la cui indignazione di fronte alla
violazione del diritto si stempera nella consapevolezza del degrado
sociale che fa da sfondo alle vicende. La serie de "I racconti del
Maresciallo", che inizia il 12 gennaio 1968, è articolata
attraverso sei episodi: Il mio amico Gigi, I bei denti del sciur
Dino, Il sospetto, Il berretto di cuoio, I ravanin, Cuori
semplici. |