
Testo
pagina di sinistra
Non ho alcuna
competenza per avventurarmi su un terreno così arduo, perciò affido
all'amico Lettore i miei dubbi, nella fiducia che ciascuno troverà
una risposta confacente: ma nessuno mi leva dalla testa che quella
di Salvo D'Acquisto è una scelta morale, prima di tutto. Salvo
D'Acquisto ci riporta ai Carabinieri, dei quali vorrei ricordare
due documenti: e non perché, in questa sede, senta un qualsiasi
obbligo di coinvolgere nel discorso l'Arma, cui comunque questo
Calendario si riconduce, ma perché molto spesso testi che non hanno
alcuna pretesa di profondità filosofiche o di fiorettature
letterarie, che come unica ambizione hanno quella di essere
semplici, chiari, comprensibilí a tutti, ebbene testi così riescono
a essere più illuminanti di tanti dotti trattati. Mi riferisco al
Galateo del Carabiniere di G. C. Grossardi (edito nel 1879) e al
Regolamento Generale dei Corpo dei Carabinieri Reali (edizione del
1822), così come venne originariamente approvato da Carlo Felice.
Il Galateo e il Regolamento - letture godibilissime, non fosse
altro per il sentore di antico che sprigionano - propongono un
sistema di valori peculiari, poiché tale sistema si indirizza a
uomini in divisa (ma non in una qualsiasi divisa), e che tuttavia
per alcuni aspetti potrebbe venire accettato anche dall'uomo della
strada. A maggior ragione meriterebbe di essere accolto, ove si
consideri il collaudo imposto dal trascorrere del tempo, che forse
ha depositato un po' di polvere sui gerundi insistiti, su qualche
parola roboante, e sugli uffiziali non ancora diventati ufficiali,
ma che in compenso ha rivelato una ispirazione e una saggezza di
fondo pur'oggi ineccepibili, a dispetto di cose esteriori ed
accessorie ineluttabilmente mutate. Nella mia biblioteca porrei il
Galateo e il Regolamento accanto ai bei romanzi risorgimentali di
Giovanni Ruffini, alle Confessioni di Ippolito Nievo, alla
testimonianza di Silvio Pellico e, infine, al Cuore di Edmondo De
Amicis: e il Lettore non si spaventi per il discredito che,
soprattutto in anni recenti, è stato gettato a piene mani, sul
libro forse più famoso della nostra letteratura di fine Ottocento.
Cuore apparve nel 1886, e rapidamente ebbe un successo strepitoso
(credo che sia stato uno dei libri più venduti, e non soltanto in
ltalía). Di pari passo con il favore dei pubblico, di alcuni
critici e di insigni letterati, per esempio Giovanni Pascoli,
montava il dissenso: e al libro veniva imputato di essere
dolciastro, smanceroso, piagnucolante, funereo, ipocrita, falso,
iperbolico, e chi più ne ha ne metta. Negli anni sessanta, alcuni
intellettuali trasformarono il dissenso in dissacrazione, e, ai già
innumerevoli capi d'accusa aggiunsero quello di sadismo e di
razzismo antimeridionalista. Cuore non è un libro perfetto, e
probabilmente è un libro "furbo" ma non più di tanti altri che
sempre sono stati scritti e sempre si scriveranno (attualmente il
cosiddetto buonismo è diventato una corrente di pensiero: la:
riscoperta dei buoni sentimenti o anche dei sentimenti tout court
non può che fare piacere, ma fa meno piacere il fariseismo che di
tanto in tanto affiora). All'inizio del Terzo Millennio, il quadro
storico è molto cambiato: il sistema di valori suggerito da De
Amícis (e da tanti altri insieme a lui) continua a mostrare una sua
dignità, una sua accettabilità, ... pur nell'ambito di prospettive
meno provinciali.