
IL GIOCO
Settembre, bei grappoli
d'oro;"Ottobre, bambini al lavoro; / Novembre, si prega di più; /
Dicembre, ci aspetta Gesù". L'interpretazione della filastrocca non
è difficile: i bambini al lavoro sono i bambini che tornano a
scuola, mentre il pregare di più allude alle festività dei Morti e
dei Santi, che cadono a novembre. A settembre sono alle prese con
il pianoforte e con il motorino. Pianoforte e motorino sono termini
disomogenei, quasi inconciliabili: ma tutti e due richiedono
disciplina, controllo di se stessi. A volere che io prendessi
lezioni di pianoforte è stato mio padre: ero un bimbetto, e
sinceramente gli esercizi con le scale e con il solfeggio mi
annoiavano. Molte volte ero stato tentato di piantar lì; avevo
continuato solo per non dispiacere a mio padre. A un punto il
pianoforte verticale a noleggio era uscito di casa, e, al suo
posto, aveva fatto il proprio ingresso un favoloso mezza coda ...
Ho capito che era stupido fare i capricci, che bisognava insistere.
Non sono diventato un concertista, non l'ho mai sperato. Tuttavia
riesco a eseguire "sonate" impegnative e molti bei motivi. Il
pianoforte colma la mia vita, è una straordinaria calamita di amici
con i quali condividere la passione.
Ma adesso che sono giunto al liceo si impone una scelta: non potrò
più studiare con l'intensità degli anni passati, potrò esercitarmi
di tanto in tanto, e il pianoforte, pur continuando ad appartenere
alla mia vita, non ne sarà la ragione. Sono costretto a una
rinuncia, ancorché parziale: ma crescere obbliga a scegliere,
talvolta con dolore. Anche il motorino comporta alcune rinunce. La
mamma non voleva che mi fosse comprato, temeva che io potessi farmi
male: ma io ci andavo lo stesso, c'era sempre un amico compiacente,
pronto a prestarmi il suo. E' stato il papà che si è imposto. "Il
motorino ci darà la prova della sua maturità" ha detto.
"A lui chiedo di essere diverso dagli incoscienti e dagli
irresponsabili". Ammetto che dopo alcuni giorni di guida prudente
alcune follie le ho commesse. La voglia di far strepitare il
motore, di sentirmi libero e veloce, di non essere diverso dagli
altri, di cimentarmi in una impennata è troppo forte,
incontenibile. Ma una brutta caduta, le cui conseguenze ho potuto
contenere solo grazie al casco che ho sempre calzato, e lo
spettacolo di un amico malamente fratturato che, disteso
sull'asfalto, aspetta l'ambulanza che lo soccorra, mi hanno fatto
rapidamente rinsavire. Ah, le raccomandazioni dei genitori: ma
com'è che hanno sempre ragione loro. Raccomandazioni e esperienze,
proprie e altrui, hanno fatto sì che tenga anche un'andatura
ragionevole e ben mi guardo dallo slalomare tra le automobili
incolonnate. Inforcare può costare molto caro. E ho conservato la
stessa mentalità passando all'automobile: cinture di sicurezza ben
strette per me e per chi viaggia con me, e rispetto delle regole.
C'è un amico che mi prende in giro per questo mio scrupolo, "Ti
comporti come un ragazzino" dice, ma io gli rispondo: "No, sei tu
che ti comporti come un ragazzino. Io agisco come un uomo". Cerco
di avere la "testa sulle spalle": sono convinto che la maestra
Paola sarebbe orgogliosa di me.