
MODELLI DI VITA
Bel giorno quello della mia nascita:
14 febbraio, San Valentino, festa degli innamorati. Costellazione
Acquario. Probabilmente quella data costituisce il più felice
coronamento del sogno d'amore dei miei genitori. Dalla festa per i
miei diciott'anni ne è già quasi passato un altro, e, tra poco,
dovrò aggiungerlo al conto. Solo che, questa volta, non ci sarà la
festa, e io sarò lontano da casa. Ma andiamo per ordine. Come dice
la filastrocca? "Febbraio, gioioso ma breve..." Già... è un mese
che scappa via subito, ti sguscia dalle mani in un lampo, come se
la primavera avesse fretta di battere all'uscio. Essere solo nel
giorno del mio compleanno non mi rattrista, e poi "solo" è un modo
di dire. Ci sono i compagni e c'è Fabia: una ragazza che è più di
un affetto e, insieme a lei, mi sembra di scoprire il mondo. C'è
soprattutto la fantasia, il mezzo di locomozione più rapido e
economico, che aiuta a vivere quando (come ora) c'è da percorrere
tanta strada in macchina, in compagnia soltanto di te stesso. O
quando, la sera, il sonno un poco si fa sospirare e la coscienza
fende una bruma dove scintillano, in disordine, fatti vicini e
lontani. Il film che scivola lungo la mente mi restituisce
l'immagine di quando ero bambino..., in calzoncini corti e
maglietta entro nella stanza che è il mio piccolo regno. Tutto è
piccolo, a mia misura: c'è il letto che custodisce i miei sogni, e
il banco sul quale appoggio l'album da disegno... con i pennarelli
traccio disegni improbabili di fantastici cavalieri. In un angolo,
stanno ammucchiati i miei giochi: pupazzi e bestiole di peluche, il
piccolo pianoforte, il teatrino delle marionette, i pattini in
linea, il pallone... Con dolce pazienza la mamma mi rimprovera
spesso per il disordine, vorrebbe che ogni cosa avesse un suo
posto: solo che la frenesia di passare da un gioco all'altro non mi
lascia il tempo di farlo. E' un disordine nel quale mi trovo
benissimo: provo piacere nel buttare tutto all'aria per ritrovare
quello che cerco, che so esserci ma non vedo. In fondo la mamma
vuole bene al mio caos e, se mi vedesse sistemare il mucchio,
probabilmente si impensierirebbe. Qualche volta sono irragionevole
anche se è insolito che pesti i piedi per terra. I miei genitori mi
danno quello che un bambino attende da loro: il calore, la
vicinanza, il dialogo, il giusto antagonismo, l'esempio. Già, i
miei genitori: due incredibili personaggi che non mi hanno
insegnato ad amare con le chiacchiere: me lo hanno dimostrato ogni
giorno, ogni momento. Ciò nonostante mi succede (raramente) di
tempestare ripetendo come un disco rotto: "Voglio! Voglio!" Che
cosa voglio? Riappare un viso rassicurante sebbene ispido di barba
bianca, sempre curata. E' il nonno, il gufo saggio e buono della
favola in cui vivo. Rivedo il suo portamento inamidato, i capelli
grigi cortissimi, i modi garbati. L'anima l'ha lasciata nei ranghi
dei Reali Carabinieri e talvolta pare ignorare il mondo
circostante, come sprofondato in un universo scomparso: al
contrario è sempre vigile, nulla sfugge a quell'apparente suo
distacco."L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re"
sentenzia infatti, ma subito gli si addolcisce la voce e soggiunge:
"Insomma, qual è la causa di tanto sconquasso?" Col dorso della
mano asciugo i lucciconi, e, con parole spezzate, spiego che la
mamma non vuole comprarmi i tubetti con i colori a olio. Dice che
imbratterei tutta la casa. Il mio tono è di accusa, mi pare di aver
subito un sopruso: sono convinto che i colori a olio siano innocui
come quelli ad acqua. Il nonno scuote il capo. Pulisce gli
occhiali. Mi prende per mano e: "Adesso uscirai con me" dice, "mi
terrai compagnia per la passeggiata e magari... Beh, io di colori a
olio non m'intendo e non ci voglio entrare; però ho una
straordinaria competenza sui gelati. Sono una autorità. Il cono
Polifemo è una mia scoperta. E credo che... credo che..." Mezz'ora
dopo, io e il nonno siamo seduti alla più rinomata gelateria
cittadina: e, piano piano, cercando di prolungare la mia felicità,
sorbisco un enorme cono. Cioccolato, nocciola, pistacchio e panna a
volontà. Niente fragola, non piace a nessuno dei due. Il nonno mi
spiega chi era Polifemo: un ciclope, un gigante e con un solo
enorme occhio in mezzo alla fronte. Mi parla di Ulisse che si era
fatto chiamare Nessuno, di Itaca, della Maga Circe... Ascolto
affascinato, immobile. Ho dimenticato persino l'esistenza dei
colori a olio.