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L'organico dell'Arma ha conosciuto
momenti di espansione, ma anche momenti di contrazione, imposti da
esigenze di bilancio. Sotto la presidenza Crispi, nel 1894, in
piena politica coloniale, qualcuno pensò che ridurre il numero dei
Carabinieri e fare economie abolendo la loro grande uniforme
servisse a far quadrare il bilancio dello Stato. Erano trascorsi
pochi anni dalla tragica epidemia di colera e nessuno aveva
dimenticato la generosa abnegazione dei Carabinieri nel soccorrere
i sofferenti affrontando, spesso, le conseguenze del terribile
morbo. E ben doveva ricordarsene il presidente Crispi, che non
ignora va quanto l'Arma si fosse prodigata soprattutto nella sua
natia Sicilia, Perciò, nella tornata parlamentare del 16 maggio
1894, non esitò a rivolgersi con voce tuonante all'On. Imbriani:
"la condotta dei Carabinieri è ispirata sempre al bene e alla
difesa dei cittadini, e la Nazione tutta è ad essi altamente grata
dell'opera loro... debbo solo esprimere il mio dolore per il modo
come si è parlato del Corpo dei Carabinieri, il quale rende
continui servizi e fa tutti i sacrifici possibili per la sicurezza
dello Stato, L'altro giorno il ministro della guerra vi fece
l'elenco degli uccisi, dei feriti, e di tutte quelle sventure che i
Carabinieri hanno dovuto subire!". Il presidente Crispi era stato
preceduto da un intervento, non meno vibrato, del ministro della
guerra, il quale aveva ricordato che "diminuite qualche tempo fa
cinquanta stazioni, la sera stessa, si son dovute rimettere quasi
tutte per la pressione di molta e molta gente... ". L 0n. Sciacca
della Scala, associandosi, aggiunse: "Ci sono paesi senza forza
pubblica, esposti alle violenze dei malfattori. Questi paesi hanno
diritto di essere difesi nelle proprietà e nelle persone. Prego
perciò l'on. ministro di volere, anziché abolire, reintegrare
queste stazioni, affinché siano difese le vite e le sostanze dei
cittadini". |