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Nell'emanare le primissime
disposizioni relative al servizio dei Carabinieri, i sovrani
piemontesi avevano sempre mirato a forgiare dei militari "per
condotta e saviezza distinti", tali da costituire un modello che
fosse d esempio per tutta l'Armata. Il Regolamento di disciplina
del 30 giugno 1815, a meno di un anno dalla fondazione del "Corpo",
si ispirava al sentimento "d'onorata ambizione, e di decoro che dée
accompagnare l'azione d'ogni individuo di questo corpo distinto",
cui veniva addirittura riconosciuto il privilegio di essere il
"primo fra gli altri". Una tale considerazione non poteva non
creare nei Carabinieri, con la consapevolezza del loro prestigio,
un alto senso di responsabilità per il ruolo cui venivano chiamati.
Un episodio della prima Guerra d'Indipendenza, uno fra i tanti,
serve ad illustrare quanta sicurezza potessero, ispirare i
Carabinieri. Alla vigilia della leggendaria Carica di Pastrengo, il
re Carlo Alberto, scortato dal 3° Squadrone Carabinieri comandato
dal capitano Morelli di Popolo, eseguì un giro d'ispezione lungo la
linea del fronte, spingendosi fino a Roverbella, zona esposta a
frequenti incursioni degli austriaci. Ad un generale del suo Stato
Maggiore, che gli fece osservare il pericolo cui si esponeva, Carlo
Alberto rispose seccamente: "Ho meco uno squadrone di Carabinieri".
Era il 27 aprile 1848; tre giorni dopo i Carabinieri caricavano
vittoriosamente il nemico appostato a meno di un tiro di fucile dal
sovrano piemontese. Nell'illustrazione, il re Carlo Alberto durante
la ricognizione a Roverbella. |