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I Carabinieri dell'aria
Allo scoppio del primo conflitto mondiale l'Arma dei
Carabinieri, sebbene assorbita dai suoi complessi compiti
d'istituto ed impegnata direttamente nelle operazioni con un
reggimento e 167 sezioni mobilitate, rispose generosamente
all'appello dell'aviazione: una schiera entusiasta di volontari
accorse alle scuole di pilotaggio per il conseguimento del
brevetto. 173 fra ufficiali, sottufficiali e carabinieri entrarono
a far parte del "Corpo Aeronautico Militare", permanendo però nei
ruoli dell'Arma.Combattendo insieme alle altre Armi, le fiamme
d'argento mantennero, anche nel cielo, la continuità di una
tradizione che era iniziata con la partecipazione attiva alle
Guerre d'Indipendenza.I Carabinieri aviatori furono presenti, uniti
nello stesso sublime sforzo con gli arditi compagni delle altre
Armi, in tutte le battaglie della Grande Guerra, da quelle
dell'Isonzo a quelle dell'Ortigara e della Bainsizza, dalla
controffensiva del giugno 1918 sul Montello alla battaglia di
Vittorio Veneto.A meno di quattro decenni da quelle epiche vicende,
i Carabinieri con nuove macchine, gli elicotteri, ingaggiano dai
cieli un'altra battaglia, pur diversa ma ugualmente dura e
sanguinosa, contro il crimine e contro lo scatenarsi degli
elementi, a difesa delle popolazioni. Le nuove unità di volo,
inquadrate in una organica compagine definita "Servizio Aereo" ed
inserite con perfetta armonia funzionale nella linea operativa
dell'Arma, costituiscono oggi un efficace strumento nel settore
dell'attività preventiva, in quello della polizia giudiziaria e
nelle operazioni di soccorso.Nella successione di tali vicende in
campo aereo, una continuità ideale unisce i carabinieri aviatori
della Prima Guerra Mondiale con le generazioni attuali di
elicotteristi che ne hanno raccolto l'eredità.Sul finire del
secondo conflitto mondiale, e in maniera decisiva negli anni
immediatamente successivi, accanto alla macchina volante ad ala
fissa (aeroplano), si affermò quella ad ala rotante, che si
dimostrò particolarmente idonea a soddisfare specifiche esigenze,
quali l'osservazione e la ricognizione, i collegamenti, il
trasporto, il soccorso.Il valido contributo operativo che un mezzo
così flessibile avrebbe potuto offrire a sostegno dei tradizionali
compiti istituzionali, sia di carattere preventivo che repressivo,
venne recepito dall'Arma dei Carabinieri non appena l'elicottero,
superata la fase sperimentale, incominciò ad essere utilizzato in
campo militare e civile. Nel maggio del 1960 il Comando Generale
dell'Arina, valutati i concreti risultati ottenuti con
l'utilizzazione di alcuni elicotteri messi a disposizione dello
Stato Maggiore dell'Aeronautica per fronteggiare il difficile
momento della sicurezza pubblica in determinate zone della
Sardegna, della Sicilia e della Puglia, decise l'approvvigionamento
di quattro elicotteri leggeri del tipo Agusta Bell 47-J "Ranger",
dotati delle apparecchiature indispensabili per il volo strumentale
notturno, l'impiego anfibio, il salvataggio di persone, il recupero
di materiale, il trasporto di feriti o malati barellati.Era l'atto
di nascita di una specialità, quella dei Carabinieri elicotteristi,
uomini scelti che, nel ricordo dei primi carabinieri piloti, si
ispireranno al loro esempio di dedizione e di coraggio.Il Servizio
Aereo dell'Arma dei Carabinieri, per la linea organizzativa
conferita ai suoi organi direttivi, è oggi in grado, anche in virtù
della scelta geografica delle basi, di garantire rapidità di
interventi su tutto il territorio nazionale, di realizzare massima
aderenza e flessibilità operativa in tutte le attività del servizio
d'istituto, di operare in un quadro di ampia autonomia logistica.Da
bordo degli elicotteri i "Carabinieri dell'aria", aderendo
armonicamente alla complessa struttura organizzativa operante a
terra e sul mare, sono dovunque presenti per prestare soccorso, per
garantire il rispetto delle leggi, la tutela dei beni pubblici e
privati, la sicurezza e l'incolumità dei
cittadini. |