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So tutto dei Carabinieri
Negli ultimi decenni del secolo
scorso, un misterioso generale Ambert - di cui ho saputo solo che
non apparteneva all'Arma, - così ampollosamente celebrava i
carabinieri in un suo scritto pubblicato su un numero unico
illustrato per cura dell'"Illustrazione Militare Italiana": "Ho
visto il carabiniere soccorrere i prigionieri con la devozione
della suora di carità; l'ho visto confortare il condannato come il
sacerdote nell'ora estrema; l'ho visto, dopo le lotte, curare i
feriti come il medico; l'ho visto nella famiglia calmare gli odii e
i rancori come il confessore; l'ho visto presiedere alle feste del
villaggio come il patriarca della tribù; l'ho visto combattere come
il guerriero, soffrire in silenzio come il religioso, morire come
il martire. Non isfuggì mai un lamento dalle sue labbra. Voi
dormivate ed egli vegliava; voi folleggiavate nella festa ed egli,
ritto in disparte, là nell'angolo oscuro, proteggeva la vostra
gioia. Egli è niente per voi, voi siete tutto per lui. Siate gente
onesta e felice ed ignorerete persino la sua esistenza; ma i tristi
tremano e i deboli vivono protetti, perché egli è sempre là ritto,
immobile, vigilante. Straniero alle passioni, non conosce che il
dovere".
Si chiedono ancora tante cose ai carabinieri che è sempre motivo di
meraviglia il vedere come le facciano tutte più o meno bene, e
certamente con molto impegno, e qualche volta con risultati
eccezionali, come se per tutto il tempo del loro servizio non
dovessero dedicarsi che all'una o all'altra. Alle riviste, sfilano
in parata come tutte le altre specialità dell'esercito; ma nessuna
raggiunge la loro meticolosa precisione, si ha il senso vedendoli
di una perfetta proporzione come di un motore che respira
uguale.
E certamente non è scritto in un decreto dei 2 ottobre 1919 che il
carabiniere debba essere in grado di offrire ad un pubblico
esigente uno spettacolo insuperabile; come quel carosello che ogni
anno a piazza di Siena conclude sontuosamente il concorso ippico
internazionale, uno dei più difficili ed esatti esercizi di alta
scuola, che basterebbe esso solo ad impegnare per mesi ogni anno
tutta la giornata d'una persona, fra allenamenti, prove, studi di
nuove figure, cura e ammaestramento del cavallo, etc. etc. Ed ecco
che - anacronismo anche questo - dopo che la cavalleria ha mutato
il cavallo con i carri armati, i carabinieri sono ormai i soli
militari in Italia, e fuori di Italia, in concorrenza con poche
altre specialità, che siano tuttora in grado, ove occorresse, di
far guerra vera e totale a cavallo, da cavallo, con la spada
sguainata e il moschetto nella fonda pronto all'uso.
Ma la mia simpatia va soprattutto ai carabinieri delle piccole
stazioni, un maresciallo o un brigadiere con i suoi pochi uomini;
piccoli comandi che hanno una sola consegna, essere sempre presenti
dove si raduni gente per festa o per dimostrazione o per tumulto,
dove si invochi aiuto o si tema o si fugga da un rischio reale o
immaginato, dove le forze naturali minaccino. Gli amici e i
protettori dei poveri, a cui ricorre chi ha patito un furtarello o
un sopruso, chi ha un patema d'animo, la moglie battuta dal marito,
il marito geloso, il padre che ha i figli discoli, il creditore che
non riesce a farsi pagare, il vagabondo che ha fame. Sottufficiali
paterni e bonari anche se taluni coltivarlo ancora baffi da
spaventacchio e cipigli aggrottati, così che le mamme li additano
ai bimbi capricciosi, "se non fai il bravo ti faccio prendere da
lui"; carabinieri e appuntati che sanno i segreti di tutti, e
chiudono gli occhi su certe infrazioni di poveri diavoli, e mettono
pace nelle famiglie; e sono necessaria macchia di colore sui
mercati e nelle feste per il santo patrono. In quei loro uffici che
hanno tutti la stessa aria, un sentore misto di coperte da campo,
di galletta, di scartoffie, di inchiostro, di buffetterie, di
lucido da scarpe, ci appaiono pacifici e sedentari guardiani
dell'ordine pubblico, ma son sempre in allarme, gli può capitare
sempre all'improvviso l'ordine di uscire, nel maltempo, nella
notte, perché brucia una cascina, perché il fiume minaccia, perché
un pazzo o un furioso minaccia una strage, perché è arrivato un
fonogramma che segnala il fuggitivo dalle carceri. Sempre in
servizio, sempre pronti; minimo ma necessario elemento della vita
sociale quotidiana; che se dovessero scomparire improvvisamente da
tutti i borghi e le campagne d'Italia e non si vedessero più in
giro, la gente ne avrebbe un senso di smarrimento, il presentimento
di una grande catastrofe.
PAOLO
MONELLI |