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Perché popolare?
Nella generale crisi delle
istituzioni fondate sul principio di autorità (un fenomeno diffuso,
e non soltanto italiano), il prestigio dell'Arma dei Carabinieri è
invece rimasto quanto mai alto; anzi, è addirittura cresciuto, e
non soltanto a confronto con altri simboli di autorità oggi in
decadenza. Come mai?
A me sembra, anzitutto, che la crescita dell'immagine dell'Arma
abbia accompagnato, nel tempo, le gravi minacce portate alla
società civile - ancor prima che alla democrazia - dal terrorismo e
dalla violenza, non soltanto politica, esplosa negli Anni Settanta,
e scaturita dalle tensioni e dagli scompensi della nostra società.
Se questo è vero, bisogna allora supporre che l'Arma dei
Carabinieri abbia saputo offrire alla minaccia del disordine una
risposta non soltanto efficace, ma anche in consonanza con gli
stati d'animo profondi della grande maggioranza dei cittadini.
Bisogna cioè supporre che l'Arma abbia corrisposto ad alcuni valori
e ad alcune caratteristiche, reali o ideali, della società
italiana; che sia stata, per cosi dire, un'immagine dell'Italia
nella quale grandi masse di persone si potevano riconoscere con
fiducia e gratitudine. Questi valori e queste caratteristiche
potevano anche non essere quelli dominanti nel costume italiano
contemporaneo; l'Arma poteva anche essere armata proprio perché
era, almeno in parte, "controcorrente". Ma il problema è ancor più
complesso, politico e sociologico.
E chiaro che una "forza dell'ordine" esprime sempre l'aspirazione
diffusa ad una vita civile retta dalla sicurezza e dal reciproco
rispetto tra i cittadini. Ma l'esigenza, oggi così forte, di "law
and order", può manifestarsi in modi diversi e può anche essere
espressione della volontà politica di strati sociali diversi; può
perciò assumere talvolta caratteri repressivi che siano
"impopolari". Nel caso dei Carabinieri, durante i nostri drammatici
"anni di piombo", è accaduto il contrario; il Carabiniere non è
forse mai stato così popolare: perché? Penso che ciò si debba a un
giuoco complesso di consonanze e di dissonanze tra l'Arma e la
società.
Da un lato bisogna guardare alla deliberata caratterizzazione
"democratica", e quindi al senso di misura e di umanità nell'uso
della forza, che sia la classe politica, sia i comandi militari e
di polizia, hanno impresso all'azione repressiva, anticriminale e
antiterroristica.
Dall'altro bisogna tenere conto delle trasformazioni profonde della
società italiana, dell'attenuarsi e della cancellazione di molte
differenze di classe o regionali, dell'emergere di una nuova classe
non classe, tra popolare e borghese - i nuovi ceti medi - che
abbraccia oggi gran parte della società italiana, pertanto più
unita di quanto sia mai stata.
L'Arma ha sicuramente saputo rappresentare tutti questi valori. Ma
ne ha espressi anche di suoi, che le derivavano dalla sua identità
storica: spirito di sacrificio, senso del dovere, civismo e
patriottismo responsabili; tutti valori che una società spesso
cinica ed egoista riconosceva come estremamente importanti, anche
se non proprio "alla moda".
L'Arma, potrebbe dirsi, è "popolare" perché corrisponde all'idea di
sé dei nuovi ceti emergenti dalla società italiana: di come essi
sono, ma anche di come vorrebbero essere. Sarebbe interessante
controllare e misurare questa ipotesi con un'attenta indagine
sociologica, anche mediante sondaggi: potrebbero scaturirne
suggerimenti interessanti ed utili.
ARRIGO
LEVI |