|
Lo scorso anno, militari della sezione Archeologia hanno
rimpatriato dalla Svizzera 137 reperti archeologici, provenienti da
vari siti italiani, confiscati dal Tribunale di Roma, nel contesto
di indagini condotte da questo Reparto Operativo, nei confronti del
noto trafficante Giacomo Medici.
Il Medici, come noto, è stato condannato, il 15 luglio 2009, anche
in secondo grado, a otto anni di reclusione, in relazione ad un
vasto traffico di reperti archeologici, provento da scavi
clandestini effettuati in Italia e poi rivenduti in tutto il mondo
a collezionisti e musei. Le indagini, iniziate nel 1995,
consentirono di sequestrare, presso il Porto Franco di Ginevra,
oltre tremila reperti e moltissimi documenti e fotografie polaroid.
L'esame di quanto sequestrato ha permesso di ricostruire alcuni
collegamenti tra i mercanti, i trasportatori e i restauratori di
materiale archeologico che operano nel mercato internazionale,
ovvero ha consentito, attraverso una serie di ulteriori Commissioni
Rogatorie Internazionali, di arricchire e completare il quadro
investigativo fino a quel momento delineato. In particolare, tra
queste, oltre alla perquisizione effettuata presso l'abitazione di
Parigi del noto dealer Robert HECHT, imputato in un processo penale
pendente in Roma, sono risultate fondamentali le prove acquisite
durante quella eseguita, nel marzo del 2001, nei confronti dei
restauratori di Zurigo "FRITZ BURKI & SON".
Presso i BURKI, padre e figlio, il primo noto anche per aver
restaurato, negli anni '70, il famoso vaso di Euphronios, scavato
clandestinamente a Cerveteri, poi venduto al Metropolitan Museum di
New York per la cifra, astronomica per quei tempi, di un milione di
dollari, recentemente restituito all'Italia a conclusione di altra
indagine di questo Reparto ed attualmente esposto a Castel
Sant'Angelo, sono stati rinvenuti reperti di certa provenienza
italica, alcuni dei quali ancora sporchi di incrostazioni terrose
ed avvolti in quotidiani italiani. In particolare: un elmo in
bronzo, avvolto in pagine del "Corriere della Sera" del 1994,
custodito in una scatola di cartone con la scritta "CANDEGGINA
ACE"; frammenti di ceramica pertinenti a vaso archeologico campano
avvolto in alcuni fogli del "Mattino" di Napoli; frammenti di un
cinturone in bronzo, avvolti in pagine del "Corriere dello Sport";
una scatola di cartone contenente frammenti ceramici di natura
archeologica con dentro un bigliettino di un noto trafficante
siciliano; una scatola di cartone, con scritta a penna
"CASTELVETRANO", contenente frammenti ceramici di natura
archeologica; diversi reperti in bucchero; tantissimi frammenti di
ceramica afferenti a vasi figurati di natura archeologica; un
borsone da viaggio, con scritta esterna "MONDRAGONESE CALCIO".
Nell'abitazione di uno dei due è stato trovato il passaporto
statunitense (scaduto) del citato Robert HECHT, oltre ad altri
reperti interi, nonché documenti relativi a rapporti d'affari che
intercorrevano tra quest'ultimo ed i restauratori. Nella
circostanza sono stati sequestrati, complessivamente, oltre 500
reperti archeologici. Purtroppo, il procedimento penale nei
confronti dei BURKI, anche a causa di lungaggini burocratiche
dovute alle formalità rogatoriali e al gravame dei ricorsi
presentati, ha subito un forte rallentamento tanto da far
intervenire i termini di prescrizione. Nonostante ciò, il Giudice
per le Indagini Preliminari di Roma, nel disporre l'archiviazione
del processo, ha comunque emesso un provvedimento di confisca dei
reperti. Al momento dell'esecuzione si è scoperto che i Burki, che
nel frattempo erano rientrati in possesso dei reperti, restituiti
dalle autorità elvetiche, ne conservavano solo i 137 oggi
presentati alla stampa.
Il Comando Carabinieri TPC, polo di gravitazione informativa e di
analisi a favore di tutte le Forze di Polizia, sta proseguendo le
indagini, in collaborazione con le autorità svizzere, per
individuare gli oltre 300 reperti ancora mancanti, le cui
fotografie sono state inserite nella Banca Dati delle opere d'arte
da ricercare. Nel dicembre 2009, è stata altresì chiesta, nel
rispetto dei codici deontologici, una fattiva collaborazione a
tutte le Associazioni di categoria, fornendo le immagini dei
reperti mancanti su supporto informatico, al fine di farle
pubblicare sui rispettivi siti web con l'indicazione dell'esistenza
del provvedimento giudiziario a loro carico e chiedendo di
sensibilizzare tutti gli iscritti perché forniscano ogni notizia
utile al loro rintraccio.
|