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Nella
mattinata, presso il Mausoleo Ardeatino, alla presenza del
Capo dello Stato e delle più alte cariche Istituzionali, si è
svolta la cerimonia di commemorazione del 62° anniversario
dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, ove caddero per mano
nazista 335 persone, di cui 12 carabinieri.
Prima della celebrazione ufficiale,
il Comandante Generale Gottardo si è recato presso la Caserma
"Orlando De Tommaso", sede della Scuola Allievi Carabinieri di
Roma, e, alla presenza dei familiari dei Caduti, di una
rappresentanza di Allievi Carabinieri, dell'Associazione Nazione
Carabinieri, dell'O.N.A.O.M.A.C., del Co.Ce.R., di carabinieri di
ogni ordine e grado della Capitale, nonché dei vertici dell'Arma in
servizio ed in congedo, ha deposto una corona di alloro alla lapide
che ricorda i nostri Caduti, partecipando, subito dopo, alla SS.
Messa di suffragio. Al termine, il generale Gottardo si è recato al
Mausoleo Ardeatino dove, prima della cerimonia, due Corazzieri
hanno deposto una composizione floreale su ciascuno dei 12
sarcofaghi dei carabinieri trucidati.
Dopo l'8 settembre 1943, a
seguito dell'occupazione tedesca di Roma, anche i Carabinieri
della Capitale si coagularono nel "Fronte Clandestino di
Resistenza dei Carabinieri" sotto la guida del generale
medaglia d'oro al valor militare Filippo Caruso, detto perciò
anche "Banda Caruso", articolato in due formazioni: il
"Raggruppamento Territoriale", che svolgeva l'attività
informativa sui movimenti nemici, ed il "Raggruppamento
Mobile", diviso a sua volta in piccoli nuclei, che metteva a
segno le operazioni di guerriglia e sabotaggio.
Il 23 marzo 1944, in un'azione di
guerra a Roma, in via Rasella, un gruppo di partigiani dei G.a.p.
(Gruppo di Azione Partigiana) uccideva 33 soldati del Battaglione
"Bozen" e ne feriva altri 38. L'azione, accuratamente preparata, fu
realizzata facendo scoppiare una carica esplosiva al passaggio di
una colonna nemica ed attaccando il convoglio con armi automatiche
e bombe da mortaio leggere. Fu così colpito uno dei battaglioni
specializzati in rappresaglia, facendo seguito ad una serie di
massacri perpetrati dai tedeschi, nei mesi precedenti, ai danni di
innocenti, spesso donne, vecchi e bambini: 18 vittime a Canale
Monterano, 32 a Saturnia, 14 a Blera, 40 a San Martino, 14 a
Velletri ecc.
In seguito all'azione partigiana,
Hitler comunicò che Roma doveva essere interamente distrutta e
tutta la popolazione deportata; ma subito dopo rettificò che per la
vendetta sarebbe stato sufficiente radere al suolo l'intero
quartiere nel quale si era svolta l'azione. Infine Kesselring ed il
comandante della piazza di Roma, Kurt Maeltzer, stabilirono le
modalità della rappresaglia: dieci italiani per ogni soldato
tedesco ucciso. L'eccidio avvenne immediatamente e fu affidato al
colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke: il
giorno dopo l'azione partigiana, 335 uomini furono uccisi alle
Fosse Ardeatine, nella cava di pozzolana che poi venne fatta
saltare per occultare i cadaveri. La maggior parte delle vittime
fu tratta da prigionieri politici rinchiusi a Via Tasso e nel 3°
braccio del carcere di "Regina Coeli".
I dodici carabinieri trucidati,
tutti patrioti della "Banda Caruso", sono: i tenenti colonnelli
Giovanni Frignani e Manfredi Talamo, il maggiore Ugo De Carolis, il
capitano Raffaele Aversa, i tenenti Genserico Fontana e Romeo
Rodriguez Pereira, il maresciallo Francesco Pepicelli, i brigadieri
Candido Manca e Gerardo Sergi, il corazziere Calcedonio Giordano, i
carabinieri Augusto Renzini e Gaetano
Forte. |