Mentre dall'ospedale di Kuwait City
arrivano segnali positivi sulle condizioni del maresciallo
Enrico Frassanito, ferito a Nassiriya nell'attentato del 27
aprile scorso, alle 19.00 di ieri si è chiusa la camera
ardente allestita presso il policlinico Borgo Roma di Verona
in onore dell'Appuntato Scelto Ciro De Vita. Il graduato di 47
anni, originario di Napoli, che domenica notte 30 aprile è
stato investito e ucciso in servizio a Lugugnano di Sona
(Verona), durante un posto di controllo, da un fuoristrada
guidato da un giovane automobilista ubriaco.
Stamattina, invece, nella chiesa "S. Michele Arcangelo" di
Verona si è svolta la cerimonia funebre, alla quale hanno preso
parte numerosi cittadini, colleghi ed autorità civili e militari
della provincia, nonché il Comandante Generale dell'Arma, Luciano
Gottardo.
Molti i messaggi di
cordoglio e solidarietà pervenuti alla famiglia dell'Appuntato
De Vita ed all'Arma dei carabinieri, soprattutto da parte di
giovani.
I familiari del militare deceduto, la madre e la vedova con i
due figli sono stati accompagnati dal brigadiere Luca Bonora, il
collega di pattuglia con De Vita la sera in cui è stato travolto.
Il feretro è stato trasportato a braccia da sei colleghi e scortato
da altrettanti Carabinieri in grande uniforme. Sul cuscino il
cappello d'ordinanza e la croce per i 25 anni di servizio
effettuati. Numerose le corone di fiori, tra le quali quelle del
Capo dello Stato, del presidente del Consiglio dei Ministri, dei
presidenti delle due Camere, dei Ministri della Difesa e
dell'Interno e di autorità locali.
Contemporaneamente allo svolgimento
delle esequie, in segno di lutto, nelle caserme dei
Carabinieri del Veneto è stato osservato un minuto di
silenzio.
La cerimonia è stata officiata dal cappellano dell'Arma don Antonio
Cameran e dal Vescovo di Verona, Padre Flavio Roberto Carraro, che
ha presieduto la cerimonia funebre concelebrata da una decina di
sacerdoti. Tante le persone che sono rimaste sul sagrato
nell'impossibilità di trovare posto all'interno della chiesa.
Il momento più toccante è stato durante la benedizione della bara,
quando alcuni familiari dell'appuntato De Vita hanno letto brevi
messaggi di cordoglio e ringraziamento. "Si è presentato a Dio
con gli alamari insanguinati" - ha detto don Cameran - "ma
Ciro ha fatto il carabiniere fino in fondo". Mentre il
vescovo, al termine della cerimonia funebre conclusasi con un lungo
applauso che ha accompagnato il feretro fino all'uscita dalla
chiesa, ha sottolineato che "fare il carabiniere vuol dire
mettersi al servizio degli altri, una missione cristiana come
altre. In questo momento di dolore la famiglia, i parenti, gli
amici, i colleghi di lavoro presenti così numerosi oggi, devono
essere orgogliosi del sacrificio del nostro fratello
Ciro".
Il generale Gottardo, a margine della cerimonia, ha tenuto a
precisare che quella di oggi è stata "una giornata di grande
dolore" perché "l'Appuntato Ciro De Vita è la quinta
vittima dall'inizio dell'anno per l'Arma". "Queste
vittime", ha proseguito il Comandante Generale, "sono la
testimonianza concreta del grande senso del dovere dei nostri
uomini nonché la testimonianza dell'impegno profondo devoluto a
favore delle popolazioni. Nello svolgimento dei compiti c'è sempre
un rischio insito, talvolta questo rischio si trasforma in
sacrificio estremo".
L'Appuntato Scelto Ciro De Vita, nell'Arma dal 1980, aveva
prestato servizio inizialmente presso il Reggimento Carabinieri a
Cavallo e dal 1991 alla Stazione Carabinieri di Sommacampagna, in
provincia di Verona.
De Vita lascia la moglie Fernanda e due figli: Andrea e Giulia
entrambi studenti.