
Le prime 50 unità arrivarono
in Albania il 15 marzo 1999; il 4 maggio tutto il contingente
si era costituito. Insieme alla Msu arrivò un Plotone di 21
unità dell'Arma, per la Polizia Militare del Comando di Afor.
L'Unità si articolò in tre componenti: una di comando, una di
manovra e una operativa per il controllo del territorio. Il
Modulo operativo era costituito da un Battaglione mobile, come
struttura base dell'Unità Specializzata.
La Msu fu autosufficiente per quanto riguardava la mobilità, quindi
utilizzò i propri mezzi, ma al di fuori di questo fu sollevata da
ogni problema logistico, che venne assicurato dalla Brigata
italiana che faceva parte della Forza. Il Comandante della Msu ebbe
anche le funzioni di Consulente giuridico e di Comandante della
Polizia Militare della Forza Nato.
I criteri di selezione per gli uomini da inviare previdero per i
quadri ufficiali una priorità di scelta tra coloro che avevano già
esperienza di missioni all'estero o di servizio presso la Nato e
una buona conoscenza della lingua inglese. Fu stabilito che la
Forza Nato, nell'Operazione Allied Harbour, avrebbe avuto solo
compiti di aiuto e sostegno alle autorità albanesi per la stabilità
del territorio, in relazione alle vicende dei rifugiati kosovari e
del vicino Kosovo. La Forza operò sotto guida Nato con la
leadership dell'Italia che ne assunse il Comando: schierò una
Brigata su base "Taurinense" e un Reparto, 300 unità, del
Battaglione "San Marco".
Afor risultò composta in totale da circa 8.000 uomini di 25 diverse
nazionalità e fu organizzata nelle seguenti componenti: sette Task
Forces (Squadre Speciali), una Task Force Aerea, una Forza di
ospedale da campo, una Msu con sede a Durazzo. Di interesse per
l'Italia ricordare che la Task Force Nord, sempre con sede a
Durazzo, era agli ordini del Comandante della "Taurinense" (con
1.946 militari), con competenza sull'Albania centro-settentrionale
e con il controllo tattico su un Battaglione austriaco, uno degli
Emirati Arabi Uniti oltre che su altre unità minori.
La Msu svolse compiti di controllo specializzato del traffico;
garantì in coordinazione con le locali autorità e l'Alto
Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite il mantenimento
della sicurezza nelle aree di accoglienza dei profughi. Si occupò
inoltre dell'attività informativa, con lo scopo di difendere il
territorio posto sotto la responsabilità della Forza Nato. In
sostanza, dovette assistere i profughi nel loro afflusso e
proteggerne i movimenti e la permanenza.
Alla fine dell'aprile 1999 la Msu lasciò definitivamente l'Italia
per l'Albania: era formata a livello di Battaglione, articolato
come previsto in un Modulo comando, un Modulo di manovra e un
Modulo operativo, composta da 217 unità, delle quali 102
provenienti dal 7° Battaglione "Trentino-Alto Adige". Le altre
unità provenivano dai quadri territoriali. Era previsto l'impiego
complessivo di 8 ufficiali e 40 marescialli provenienti anch'essi
dalla organizzazione territoriale. Dovendo assicurare in proprio la
mobilità, essa fu dotata complessivamente di 60 automezzi e mezzi
speciali, con apparecchiature informatiche, radio e telefoni
satellitari.
Il programma di addestramento di queste Unità Specializzate si è
affinato ed è divenuto sempre più intenso: in una settimana, oltre
alle nozioni di Diritto internazionale con particolare riferimento
al settore umanitario, furono impartite lezioni sulle tecniche
nella raccolta, analisi e valutazione delle informazioni,
conferenze di approfondimento sull'Albania, con particolare
riferimento agli aspetti politici, militari e sociali e alla
presenza delle varie organizzazioni internazionali. Furono
impartite lezioni anche sulle procedure Nato e furono fatte
esercitazioni di tiro.
La Brigata italiana si schierò in Albania, con Comando a Durazzo,
dove si stabilì anche il Comando Afor, per controllare le aree a
rischio e garantirne la sicurezza e soprattutto per garantire
l'arrivo, lo stoccaggio e la distribuzione degli aiuti umanitari.
Tra i suoi molti compiti operativi e logistici vi furono anche
l'attività sanitaria, la manutenzione delle infrastrutture e della
rete viaria e la costruzione di campi
profughi.