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III >
Dal 1999 KFOR
Dal 1999. Viene costituita una
nuova Msu per la Kfor .
Nel febbraio 1999 la crisi
kosovaro-albanese è al culmine. I Carabinieri sono impegnati
in Kosovo con la Kvm (Kosovo Verification
Mission, Missione di Verifica in Kosovo), come
osservatori militari, sotto bandiera Osce (Organization for Security and Cooperation in
Europe, Organizzazione per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa), con complessivi 15 militari
distribuiti tra Pec, Pristina, Mitroviça, Prizren, Ohrid. Sono
nel contempo impegnati in Albania con le tre Missioni
Ueo-Mape, Bilaterale e Die, e in Bosnia principalmente nella
Msu-Sfor.
L'intervento in Albania, che doveva essere richiesto dallo stesso
Governo albanese, era previsto per contrastare il flusso di armi
che arrivava all'Esercito di Liberazione del Kosovo, il noto Uck,
che con questi supporti contribuiva a perpetuare la instabilità
dell'area. Quell'intervento si concretizzò nell'Afor. Le Forze
Armate serbe e i rappresentanti della Nato avevano firmato in quel
periodo un Accordo Tecnico-Militare (Military-Technical Agreement, Mta), in seguito al quale il
Consiglio Atlantico aveva autorizzato la presenza in Kosovo di una
Forza multinazionale, la Kfor (Kosovo Force, Forza per il Kosovo),
alla quale partecipavano Paesi membri della Nato e non.
L'operazione era individuata in ambiente militare con il nome di
Joint Guardian e aveva come compito
principale quello di verificare e imporre, se necessario con la
forza, i termini del Mta. Questo doveva avvenire in attesa di un
Accordo di Pace, che consentisse un rientro ordinato e sicuro dei
profughi e una soluzione pacifica della crisi i n
Kosovo.
La Nato riteneva di poter impiegare circa 1.000 uomini e di
costituire una Msu (Multinational Specialized
Unit, Unità Multinazionale Specializzata) a supporto.
L'Italia si dichiarò disponibile per questa crisi e partecipa a
questa missione con un ampio contingente interforze che controlla
l'area di Nord-Ovest del Kosovo, con Quartier Generale a Pec, in
Macedonia. Fu previsto l'impiego di una Brigata meccanizzata su
2.300 unità. A Pec, dove la Brigata italiana si schierò, furono
impiegati, considerata la particolare situazione del territorio, 70
carabinieri.
I compiti di questa Compagnia di Polizia Militare sono quelli
comuni a questo tipo di unità e cioè le scorte di sicurezza e
viabilità ai convogli; la protezione del Comandante della Forza; il
controllo specializzato del traffico; l'attività di polizia
giudiziaria militare, la conoscenza informativa del territorio, il
controllo del personale militare e la vigilanza dello stesso. In
questo caso, come già in altri, c'è poi il compito d'imporre la
legge e di mantenere l'ordine pubblico.
Il collegamento con le altre Squadre di Polizia Militare è
assicurato dal Provost Marshal, Consulente del Comandante Nato per
le operazioni di polizia militare, i cui compiti sono quelli di
raccordare le attività delle Polizie Militari nazionali e di
esaminarne i rapporti. Per la Kfor questo incarico è stato quasi
sempre dato a un ufficiale dell'Arma, chiamato così a svolgere
compiti dagli aspetti nazionali e internazionali delicati e
complessi, e che ha potuto agire da Consulente giuridico e
Consulente di Polizia Militare. La Brigata italiana si integrò
nella Multinational Brigade West, Brigata
Multinazionale Ovest, a comando italiano, nella quale erano
inserite truppe provenienti dalla Grecia, dalla Turchia e dalla
Repubblica Ceca. L'impegno dei Carabinieri è aumentato
sensibilmente nel corso del 1999, anche dal punto di vista delle
responsabilità della logistica e della motorizzazione.
 Si imponeva la realizzazione
di una Msu per la Kfor, così come era stato deciso: i tempi
erano molto ristretti e occorreva selezionare rapidamente il
personale e costituire i reparti ad hoc, soprattutto tenendo
in conto che la maggior parte di coloro che già avevano
esperienza di servizio all'estero e conoscevano le lingue
richieste erano impegnati in altre missioni. Nel marzo 1999 si
procedette alla formazione del Reparto, dovendo fare questa
volta sempre più ricorso anche a militari volontari della
"territoriale", essendo già stata attivata la Msu-Sfor-Bosnia,
alla quale partecipavano sia il 7° Battaglione "Trentino-Alto
Adige" che il 13° Battaglione "Friuli-Venezia Giulia". Per il
personale selezionato per il Kosovo fu previsto il consueto
periodo di addestramento presso il 7° Battaglione
"Trentino-Alto Adige" che comprendeva Diritto internazionale
umanitario, procedure della Nato, tecnica della circolazione
stradale, caratteristiche specifiche della Polizia Militare
internazionale. Era stata programma ta anche una serie di
conferenze di approfondimento sulla situazione nei
Balcani.
Un Nucleo Avanzato di 6 unità per la Msu-Kfor lasciava l'Italia nel
luglio 1999. La piena operatività era prevista per l'inizio di
agosto. La Msu doveva controllare il territorio, anche con
pattugliamenti mirati, ottenendone una conoscenza approfondita,
attraverso la raccolta di informazioni per quanto riguardava
l'ordine pubblico e la sicurezza. Poteva avere interventi mirati su
luoghi ritenuti ad alto potenziale di rischio. Allo stesso tempo
rientravano nei suoi compiti l'assistenza, la consulenza e il
monitoraggio della Polizia locale anche nel settore investigativo e
informativo, qualora ciò fosse previsto negli organici locali.
Doveva altresì collaborare, nel quadro dell'assistenza umanitaria,
con le organizzazioni internazionali che si occupavano dei
rifugiati.
Per quanto riguardava la Compagnia di Polizia Militare dislocata a
Pec, fin dall'inizio della loro missione i militari dell'Arma
avevano trovato una difficile situazione: nell'area di
responsabilità erano entrati in totale circa 380.000 rifugiati, il
90 per cento delle masse in movimento, e vi erano state esplosioni
di violenza contro i collaborazionisti serbi. La Compagnia era
organizzata su un Comando, una Squadra comando, una per il
controllo del traffico, una per la protezione ravvicinata, due per
rilievi e investigazioni e due Plotoni di intervento: in tutto 70
uomini, come sopra già ricordato. Una task force a livello di
Squadra di questa Compagnia fu inviata a Mitroviça, con soli
compiti di polizia militare, nel marzo 2000.
Nel novembre 1999, su mandato del Governo italiano, l'Aeronautica
Militare ebbe affidato l'incarico di costruire in zona un aeroporto
e vi fu necessità di rinforzi, oltre ai carabinieri che normalmente
effettuavano il loro servizio presso quei reparti. Infatti,
nell'ambito della Operazione Joint Guardian
in Kosovo svolgeva servizio anche del personale dei Carabinieri di
supporto alle unità dell'Aeronautica con compiti di sicurezza e
polizia militare. Quando fu costruito un aeroporto nella zona di
Pec, a Djakovitza, ulteriori unità furono inviate a integrazione
del Reparto che già era presente con l'Aeronautica Militare: 10
elementi, tuttora presenti, con compiti di polizia militare.
Nel febbraio 2000 la Nato chiedeva all'Italia di subentrare quale
lead nation alla Gran Bretagna nella
gestione dell'aeroporto di sbarco di Pristina Slatina: dal 30
giugno successivo l'Aeronautica Militare italiana assumeva
l'incarico. Anche in questo caso dei militari dell'Arma furono
aggiunti a quelli già in servizio presso l'Aeronautica, destinati
al seguito del contingente, nel numero di 11 unità, che sono ancora
presenti sempre con compiti di polizia militare. Questi reparti non
sono inseriti nell'organico della Brigata.
 La Msu della Kfor si avvale
attualmente di 269 unità e ha la sede a Pristina. I suoi
compiti sono stati illustrati e sono similari a quelli
dell'Unità gemella che opera con la Sfor. Tra gli altri
successi ottenuti, bisogna ricordare una nuova professionalità
raggiunta nel settore dell'informatica e della sua
applicazione alla lotta di contrasto con la criminalità
organizzata: i carabinieri della Msu-Kfor hanno realizzato uno
dei migliori data base in termini di informazioni sulle
attività criminali e su coloro che detengono il controllo
della illegalità diffusa. Questo riconoscimento è stato
tributato più volte dai Comandanti della Kfor.
I vasti settori in cui il servizio si svolge e i risultati ottenuti
dimostrano che la concezione delle Unità Specializzate (Msu) è ben
rispondente alle esigenze attuali di mantenimento della stabilità e
della sicurezza di un territorio, in un quadro di competenze
specifiche e molto particolari, che trattano anche di problematiche
in cui sono coinvolte le popolazioni
civili. |
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