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1934 - 1935
1934 - 1935. Nella Saar: a
garanzia di un blebiscito.
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 Salutato dal Comandante
Generale dell'Arma e da rappresentanze militari, il 20
dicembre del 1934 partiva da Roma il Battaglione dei
Carabinieri Reali, in missione di pace verso il bacino
minerario e carbonifero della Saar. Solo qualche giorno prima,
il 15 dicembre, il tenente colonnello Emilio Peano, allora
Comandante interinale della Legione di Verona, aveva ricevuto
l'ordine di costituire, presso la Legione Allievi Carabinieri
di Roma, un battaglione formato da elementi scelti con
particolari caratteristiche professionali e con la conoscenza
delle lingue.
Gli elementi provenivano da varie Legioni territoriali (escluse le
isole) e dalla Legione Allievi. Ai comandi di Peano partirono 16
ufficiali, 53 sottufficiali, 280 carabinieri e 17 granatieri. In
totale, 367 persone, con un supporto di automezzi che comprendeva
un autocarro pesante, 2 motociclette e un'autovettura. Il
Battaglione era organizzato in un Comando e tre Compagnie su tre
Plotoni ciascuna. Gli ufficiali che fecero parte del Comando furono
i capitani Ferdinando Mittino e Domenico Lucchetti, insieme al
tenente Ugo Maccati e al tenente medico Guido Ragni; i Comandanti
di Compagnia furono i capitani Gualtiero Sestilli, Riccardo Cao
Pinna e Pietro D'Alessandro.
Il 21 dicembre, in transito da Chambery, i carabinieri ricevettero
un'accoglienza calorosa dalla popolazione e gli onori da parte di
un picchetto francese, così come avvenne a Bourg-en-Bresse e nelle
altre stazioni francesi sul cammino. Il Battaglione andava a
raggiungere le proprie posizioni nella Saar, in particolare a
Sulzbach, regione caratterizzata da grandi miniere e acciaierie,
ove fu ricevuto dal Console d'Italia e dal Capo di Stato Maggiore
del Comando del contingente italiano, colonnello Giovanni Battista
Oxilia.
È stata sicuramente, quella della Saar, una delle prime missioni di
pace in senso moderno che si sia verificata in questo secolo,
almeno nel mondo occidentale: la prima di questo tipo per l'Arma
dei Carabinieri. E così era definita in campo internazionale. Il
Comandante della Saar Force, maggior
generale Brind, il 28 dicembre 1934 indirizzò a tutti i comandanti
dei Corpi nazionali queste parole, chiare del sentimento con il
quale veniva affrontato l'impegno:
«Noi siamo qui per una missione di pace e dobbiamo sentire,
ritengo, che la nostra missione è molto importante, poiché è il
primo esperime nto del genere fatto sotto gli auspici della Società
delle Nazioni. Sono sicuro che tutti noi ci adopereremo perché esso
abbia felice risultato. È importante altresì che la nostra presenza
qui pesi il più leggermente possibile sugli abitanti della Saar e
che le relazioni con essi siano più amichevoli che è
possibile».
 I Carabinieri Reali facevano
parte di un contingente misto, inviato dalla comunità
internazionale per permettere lo svolgimento pacifico del
plebiscito nel territorio della Saar: annessione alla Francia
o alla Germania, o mantenimento dello status quo. Dopo la fine
del primo conflitto mondiale, la ricca regione mineraria della
Saar, contesa tra Francia e Germania, era stata infatti
affidata ad un'amministrazione autonoma che dipendeva dalla
Società delle Nazioni. Presidente della Commissione di Governo
della Saar era lord Knox. Al termine di un periodo di 15 anni
si sarebbe tenuta la consultazione popolare per determinare la
sorte finale del territorio.
La missione non era molto facile: i precedenti storici che avevano
portato a quella situazione contingente - la dichiarazione
dell'indispensabilità del bacino minerario della Saar per la
Francia, il punto fermo del gruppo anglo-sassone e di Wilson per un
plebiscito e il conseguente compromesso per una formula a scadenza
di 15 anni - avevano inciso sullo spirito e la mentalità delle
fazioni opposte e delle nazioni concorrenti. Il nazismo che
avanzava prepotentemente aveva di certo reso più complessa la
situazione politica
 Un Corpo di Spedizione
Internazionale fu dunque incaricato di mantenere l'ordine
pubblico durante lo svolgimento della consultazione, prevista
per il 13 gennaio 1935. Ne fecero parte Olanda, Svezia, Gran
Bretagna e Italia. Il Governo fascista inviò circa 1.300
unità, comandate dal generale di Brigata Sebastiano Visconti
Prasca. Sede del Comando italiano divenne la prestigiosa Villa
Seibert, a Saarbrücken.
Oltre al già citato Battaglione di Carabinieri Reali, facevano
parte del contingente un Reggimento di formazione di Granatieri di
Sardegna, un Autoreparto e uno Squadrone carri leggeri. Ogni
contingente nazionale era stato posto sotto il Comando Superiore
del maggior generale Brind: ciascun contingente rimaneva però alle
dipendenze disciplinari e amministrative del proprio comandante. I
comandanti dei singoli reparti comunicavano esclusivamente con il
Comando del proprio contingente e mai direttamente col Comando
Generale della Saar Force. Nelle regole di
ingaggio era chiarito che le truppe della Saar
Force erano impiegate non come forze di polizia, ma come
forze militari.
Nelle due settimane che precedettero il plebiscito il Comando di
Battaglione dei Carabinieri si dedicò soprattutto alle fasi di
ricognizione e di accordo con gli altri contingenti e con le
autorità civili e di Polizia locale e alla preparazione
dell'evento. Fu anche organizzato un razionale servizio
informativo, per poter meglio calibrare la propria attività in
rapporto alla particolare situazione politica non solo della Saar,
ma dell'Europa, in quegli anni. Non si ebbero in realtà problemi
gravi nel territorio: l'unico vero imprevisto fu costituito da una
abbondante nevicata nella notte precedente la consultazione, che
causò alcune difficoltà, rapidamente risolte, alla marcia degli
automezzi.
Vi fu senza dubbio, nei giorni immediatamente precedenti la
consultazione, una certa tensione; soprattutto - a quanto riferito
negli interessanti rapporti inviati al Comando Generale dell'Arma,
e oggi custoditi nell'Archivio Storico - tra le fila dei nazisti,
tra i quali si stava diffondendo un senso di pessimismo sul suo
esito finale, e che quindi avevano attivato una forte azione di
propaganda in favore dell'annessione alla Germania.
Il plebiscito nella Saar ebbe luogo il 13 gennaio 1935, in perfetta
calma, per cui i contingenti non dovettero intervenire: i seggi per
le votazioni furono aperti alle ore 8 e chiusi alle 20. I risultati
della consultazione registrarono una vittoria hitleriana che in
quel periodo fu considerata superiore ad ogni previsione e che
suscitò gran fermento ed entusiasmo nel territorio. Vi furono
539.541 iscritti e 528.005 votanti: una grande affluenza alle urne.
Per la riannessione alla Germania votarono 477.119 persone, un vero
plebiscito; per l'annessione alla Francia vi furono solamente 2.124
suffragi. Ottenne maggiori consensi lo status quo: 46.513. Le
schede nulle furono solamente 2.249.
 Durante il periodo della
consultazione, il Battaglione dei Carabinieri rimase sempre
pronto ad assistere, nella zona di competenza, la Commissione
di Governo e insieme agli altri contingenti poté garantire,
oltre al mantenimento dell'ordine pubblico (non vi furono in
realtà dimostrazioni e incidenti gravi), la sicurezza del
movimento delle urne al centro di raccolta di Saarbrücken;
dopo lo scrutinio, ne assicurò il trasporto fino alla
frontiera del territorio della Saar, come scorta ai treni. Al
contingente inglese venne invece affidata la sicurezza del
centro di raccolta.
Le tre Compagnie dei Carabinieri erano state dislocate due a
Sulzbach e una a Dudweiler, centri considerati tra i più delicati.
Il Battaglione fu sciolto nel marzo del 1935, dopo il rientro in
patria di tutti i suoi componenti.
 Alla fine delle operazioni
di voto e di scrutinio, nonché di raccolta e di conservazione
delle schede, il 18 gennaio 1935 lo stesso Comandante Brind
indirizzava ai Comandanti nazionali una lettera nella quale
esprimeva il proprio compiacimento e i suoi
ringraziamenti
«per la perfezione, l'efficienza e l'energia colle quali erano
stati eseguiti i compiti relativi al Plebiscito della Saar durante
la giornata del 13 e la notte del 13-14 gennaio. Il compito
affidato ai contingenti della Saar Force
era, dal punto di vista militare, compito insolito, e per
l'adempimento di questo s'infrapponevano difficoltà di lingua e
condizioni climatiche per le quali le operazioni divenivano più
difficili».
I carabinieri avevano svolto questo nuovo compito con la consueta
professionalità ed efficienza, dimostrando la propria capacità
logistica e razionale nell'organizzazione dei convogli ferroviari
che dovevano portare le schede al punto di raccolta. Il Comandante
del Contingente italiano tributò un encomio solenne al capitano
Domenico Lucchetti con la seguente motivazione:
«Addetto al servizio informazioni del Battaglione dei CC. RR.
della Saar svolse per tutto il periodo di permanenza delle truppe
nel territorio suddetto il suo delicato incarico con intelligenza e
abilità, riuscendo utilissimo elemento di collaborazione col
Comando del Contingente Italiano nella Saar».
Anche il tenente Adamo Markert, addetto al Comando del contingente,
otteneva un encomio solenne:
«Ufficiale appartenente al Comando del contingente italiano
truppe italiane nella Saar, incaricato di un viaggio a scopo
informativo in un confinante stato straniero, assolveva
brillantemente la sua delicata missione».
 I due ufficiali, infatti,
insieme ai colleghi, avevano svolto anche un eccellente
servizio informativo, facilitato, soprattutto per il Markert,
dalla perfetta conoscenza della lingua tedesca: avevano saputo
cogliere chiaramente le operazioni di riarmo della Germania,
nonostante i limiti imposti dal trattato di Versailles.
Avevano correttamente valutato l'impatto della propaganda
filo-nazista e la debolezza di quella francese, nonostante
quel bacino fosse di primaria importanza per Parigi. Il loro
lavoro di informazione era stato compiuto con discrezione e
concretezza: un corretto uso dell'attività informativa serviva
per meglio comprendere quanto accadeva o stava per accadere.
In un periodo così denso come gli anni successivi alla
vittoria del nazismo, occorreva saper valutare gli
eventi.
A posteriori potrebbe esser facile dare giudizi sulla politica
estera italiana in quel periodo: pochi allora seppero comprendere
l'insita pericolosità di un regime come quello
nazista. |
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