|
|
Home > L'Arma > Oggi >
Missioni all'estero >
1855 - 1935 >
1912 - 1923
(Dodecaneso)
1912 - 1923. Nel Dodecaneso:
assistenza a uno Stato sovrano.
|
 Mentre la Missione militare
italiana dei Carabinieri Reali si preparava ad andare in
Grecia, altri obiettivi maturavano. Nell'ottobre del 1911,
durante le operazioni per la guerra di Libia, il Regio Governo
e le Forze Armate italiane ritennero opportuno prepararsi ad
occupare una parte dell'Impero Ottomano che portasse la
Sublime Porta ad accettare la perdita della Tripolitania e
della Cirenaica, e di conseguenza la pace ai termini dettati
dal Regio Governo.
Dopo alcuni studi di fattibilità operativa, Regia Marina ed
Esercito convennero che l'impresa doveva consistere nella
«occupazione di una o più isole importanti lontanissime
dall'Adriatico e dal Jonio». Il Corpo d'Occupazione, una volta
sbarcato in Tripolitania e Cirenaica, decise perciò di impadronirsi
di alcune isole del Mar Egeo, tenendole come pegno.
Strategicamente, l'isola di Rodi appariva come il pegno più
prezioso, anche perché la si poteva occupare «evitando le insidie
delle Cicladi e delle Sporadi».
E così, pochi mesi dopo, il 5 maggio del 1912, Rodi e
successivamente le altre isole del Dodecaneso (Coo, Calino, Simi,
Lero, Scarpanto, Piscopi, Stampalia, Nisiro, Patmo, Lisso, Calchi,
Caso e la più lontana Castellorizo, a noi più nota con il nome di
Castelrosso) furono occupate da un Corpo di Spedizione italiano, al
cui comando era il maggior generale Giovanni Ameglio, con
l'intenzione di restituirle a Costantinopoli al momento delle
trattative di pace.
In effetti, con il Trattato di Ouchy (conosciuto anche con il nome
di Pace di Losanna, di cui Ouchy è un sobborgo) dell'ottobre del
1912, che doveva sancire la pace fra Italia e Impero Ottomano, si
stabilì che quelle isole sarebbero ritornate alla Turchia non
appena questa avesse evacuato tutte le sue truppe dalla
Tripolitania e dalla Cirenaica. Ma la Sublime Porta non condusse a
termine questo ritiro in tempo utile, anche per ragioni
squisitamente politiche (in primis il fondato timore che le isole
venissero annesse alla nemica Grecia). Poco dopo scoppiava il primo
conflitto mondiale e gli italiani mantennero il possesso, ancora
considerato provvisorio, del Dodecaneso.
Con il Trattato di Losanna firmato nel 1923, che pose fine al
sanguinoso contrasto tra la Turchia e le altre potenze
belligeranti, le isole furono lasciate ufficialmente all'Italia,
che aveva peraltro già costituito, nel 1920, in quel territorio,
ormai considerato quasi definitivamente italiano, il Governo civile
del Possedimento italiano nell'Egeo. Le isole del Dodecaneso
sarebbero state annesse alla Grecia soltanto a conclusione del
secondo conflitto mondiale, dopo aver svolto un importante ruolo
strategico nel Mediterraneo, soprattutto nel periodo finale della
guerra.
Anche i Carabinieri Reali, nel 1912, sbarcarono a Rodi al seguito
della spedizione Ameglio e vi sarebbero rimasti fino a tutto il
1943, quando i tedeschi si impadronirono delle posizioni italiane.
Pochi giorni dopo l'insediamento nell'isola, il tenente generale
Alberto Pollio, allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito,
chiedeva al Ministro della Guerra, generale Paolo Spingardi, di
istituire in tutte le isole presidi di carabinieri a tutela
dell'ordine pubblico, a garanzia stessa degli abitanti contro
eventuali rappresaglie da parte dell'elemento musulmano e a
salvaguardia del normale decorso delle relazioni
politico-amministrative. Spingardi, prudentemente, consentì l'avvio
di studi in proposito, ma decise di attendere comunque l'evolversi
degli eventi: infatti non era previsto che l'amministrazione
italiana nelle isole avrebbe dovuto prolungarsi per molto tempo,
considerando sempre quel Possedimento quale pegno per ottenere da
Costantinopoli, senza ulteriori combattimenti, la piena sovranità
sui territori libici.
Nel maggio 1912, dunque, al comando del capitano Vittorio Gorini,
11 ufficiali, tra i quali il tenente Pietro Rubino e il tenente
Guido Mattea, e 200 carabinieri erano sbarcati a Rodi, pochi giorni
dopo l'occupazione dell'isola. Vennero distribuiti sul territorio,
ove costituirono dei Comandi territoriali. Come sempre era avvenuto
in altri posti dove i Carabinieri Reali erano stati richiesti o
erano stati inviati come forza armata, per facilitare lo
svolgimento dei compiti ad essi attribuiti istituirono una Scuola
di Carabinieri indigeni, sotto la direzione dello stesso capitano
Gorini; al capitano Igino Gasparini furono affidati l'arruolamento
e l'istruzione dei nativi. Costoro, dopo la formazione
professionale, vennero assegnati alle varie Stazioni: in numero di
due per le Stazioni rurali e quattro per quelle di capoluogo.
Nei servizi espletati, l'Arma seppe conquistarsi l'ammirazione e il
rispetto di tutta la popolazione, tanto che, quando fu definita la
pace con la Turchia e sembrò che l'abbandono da parte dell'Italia
delle isole del Dodecaneso fosse imminente, da molte parti fu
richiesto che i Carabinieri restassero per terminare l'opera di
organizzazione della Gendarmeria locale, già di fatto intrapresa
con la formazione dei carabinieri indigeni. Tra l'altro, ancora nel
1920 si riteneva di dover cedere le isole alla Grecia, come
previsto dal Trattato di Versailles: ragioni di equilibrio politico
e strategico indussero il concerto delle potenze europee e la
Turchia, alla vigilia della proclamazione della repubblica, a
lasciare il Dodecaneso all'Italia. La Turchia cedette i suoi
diritti sulle isole al Governo di Roma, pur di non farle annettere
alla Grecia.
 Ritenendo dunque di dover
lasciare a breve il territorio, l'Italia istituì un corpo
autonomo di polizia, il Corpo dei Carabinieri di Rodi e
Castelrosso, costituito da elementi locali, che avevano
frequentato la Scuola di formazione, con un ufficiale
italiano. Il Corpo in quel periodo era comandato da un
tenente. Ma a Rodi e nelle isole del Dodecaneso i Carabinieri
ebbero anche una nuova funzione istituzionale: infatti agli
ufficiali dell'Arma, oltre al comando di alcuni presidi,
furono conferite le attribuzioni di giudici anche in materia
penale.
Lo stesso giorno dello sbarco a Rodi, era stato istituito dal
Comando del Corpo di Occupazione un tribunale militare di guerra
che fu investito anche delle questioni inerenti ai reati previsti
dal Codice penale comune italiano e da ogni altra legge speciale:
reati commessi da chiunque, eccettuati i sudditi stranieri, i quali
venivano giudicati, in base al regime delle Capitolazioni vigente
nell'Impero Ottomano, dalle rispettive autorità consolari. Questo
tipo di giurisdizione, che era chiaramente favorevole agli
stranieri, fu mantenuto dal Corpo d'Occupazione italiano. Con lo
stesso decreto la competenza speciale, normalmente affidata
all'avvocato fiscale militare nella sua qualità di giudice penale
unico, fu attribuita agli ufficiali dei Carabinieri, nei presidi
ove non vi fosse in comando un ufficiale superiore di altra Arma. I
sottufficiali esercitarono le funzioni di cancellieri in quei
tribunali. Ulteriori attribuzioni in materia penale furono loro
riconosciute nel 1914. Nel 1931, quando il Dodecaneso era
Possedimento italiano, nel quadro della riorganizzazione
giudiziaria delle isole furono istituite le Conciliature, e
normalmente l'Ufficio di Conciliatura fu affidato al sottufficiale
comandante la Stazione dei Carabinieri, con giurisdizione sul
territorio di competenza.
Non era un compito facile da disimpegnare, delicato forse molto più
di quello dell'istituzione di una Gendarmeria locale, ma l'operato
dei Carabinieri Reali fu apprezzato ovunque, dalle più alte
autorità italiane e straniere. Venne rimarcata sempre la loro
indipendenza di giudizio, sia pure nella puntuale applicazione
delle legislazioni vigenti, ottomana come italiana, nonostante
fosse difficile contemperare le esigenze delle due diverse forme di
amministrazione della giustizia.
In realtà non avvennero fatti d'arme ai quali i carabinieri
dell'Egeo abbiano preso parte, ma essi ebbero un ruolo importante
nella vita del Possedimento: l'Arma nell'isola di Rodi fu
incaricata, oltre che dei servizi di istituto, anche del servizio
postale interno, che con il Governo ottomano era stato largamente
deficitario, riuscendo ad organizzarlo in modo efficiente. In vari
presidi essa disimpegnò, oltre al servizio ordinario di pubblica
sicurezza, quello di polizia giudiziaria, di vigilanza costiera, di
accertamento delle tasse ed imposte dovute dai privati e di
assistenza agli incaricati della riscossione di tali imposte, nel
primo periodo di presenza italiana nell'Egeo. Dopo il 1923 queste
funzioni furono disimpegnate dalla Guardia di Finanza, che ebbe un
ruolo importante nell'organizzazione del Dodecaneso, quando esso fu
Possedimento italiano.
Di grande interesse sono le relazioni, per quanto molto sintetiche,
o le note caratteristiche, relative ad ogni ufficiale che ha
partecipato alla campagna dell'Egeo, documenti reperibili al Museo
Storico dell'Arma.
Tra i numerosi ufficiali che prestarono servizio nel primo periodo
di presenza italiana nel Dodecaneso, vi era il capitano Giovanni
Idda, che venne mobilitato il 24 maggio del 1912. Appartenente alla
Legione di Napoli, fu addetto, presso il Comando del Corpo di
Occupazione dell'Egeo, al servizio dei passaporti del Dodecaneso e
della Polizia portuale di Rodi fino al giugno del 1920; nel 1922, e
fino al 1929, quando rientrò in Italia, assunse le funzioni di
Delegato del Governo nelle isole di Scarpanto e Lero.
Il maggiore Pietro Rosa, appartenente alla Legione di Roma, da
tenente ebbe affidato il comando del Presidio di Lindos, a Rodi,
nel 1912. Da Lindos poi, nel novembre del 1918, venne trasferito,
con il grado di capitano, al comando del Presidio di Calimno.
Il tenente Emilio Gay partì da Napoli per il Dodecaneso il 24
maggio del 1912; due anni dopo fu rimpatriato; nel 1919, con il
grado di maggiore, si imbarcò a Napoli, diretto a Costantinopoli,
con un Reparto di militari dell'Arma, ai quali era stata affidata
la vigilanza e il servizio di controllo in un settore della
capitale ottomana: lì si trovò alla dipendenze dell'ormai molto
conosciuto colonnello Balduino Caprini.
Il tenente Alessandro Allora, Comandante della Tenenza di
Moncalieri, fu inviato nell'Egeo il 10 dicembre 1914: imbarcatosi a
Brindisi, giunse a Rodi dopo quattro giorni di navigazione e vi
rimase per tutta la sua permanenza nell'Egeo, a disposizione
dell'Ufficio di Comando. Ebbe dal capitano Gorini l'incarico di
sbrigare le pratiche relative alle domande di rientro in patria
degli abitanti del Dodecaneso; ebbe altresì il compito di rilascio
di passaporti, previe le opportune informazioni, sia per l'interno
delle isole che per l'estero. Insieme ad un ufficiale della locale
Capitaneria di Porto, assistito dai carabinieri e da personale che
conosceva la lingua greca e quella turca, con una barca a vapore si
recava sui piroscafi per concedere o meno, secondo le prescrizioni
di legge, lo sbarco a persone che per il commercio o per altri
interessi decidevano di scendere sulla terra ferma. Nel luglio del
1915 veniva promosso capitano; nell'agosto dello stesso anno
rientrava in patria.
 Scriveva Italo Balbo, nel
1927, alla Tenenza di Rodi e delle altre isole in cui si era
recato:
«Ricordo con profonda ammirazione i Carabinieri dell'Isola che
con opera infaticabile e diuturna sanno compiere la loro alta
funzione accompagnandola ad una efficace affermazione di Italianità
e di prestigio della Patria e del regime. Al loro Comandante
esprimo il mio più vivo compiacimento per le attenzioni
usatemi».
Anche l'onorevole Giacomo Acerbo, nel 1926, aveva effettuato una
visita nel Dodecaneso, e aveva comunicato al Comandante Generale
dell'Arma le proprie impressioni, che furono poi portate a
conoscenza di tutte le Stazioni dipendenti. In particolare
l'Acerbo
«ebbe a vivamente apprezzare l'opera veramente ammirevole che
svolge l'Arma dei CC.RR., specialmente a mezzo dei sottufficiali
comandanti le stazioni lontane dal capoluogo, che, consci della
loro funzione e pervasi da un profondo senso di italianità, si sono
in parecchie località spontaneamente offerti perfino per
l'insegnamento della lingua nostra ai bambini delle scuole
elementari».
Gli ufficiali dell'Arma che prestarono servizio nell'Egeo, nel
primo periodo, oltre ai già nominati Gorini, Idda, Rosa, Gasparini,
Allora, Gay, furono i tenenti Raffaele Bianco, Benedetto Perfetti,
Giacomo Perino, Davide Gardiol, Saverio Guarino, Enrico Del Ponte,
Ottorino Bozza, Salvatore Mauceri; il sottotenente Pietro Ortolani;
i capitani Luigi Viola (Comandante della Compagnia dei Carabinieri
Reali nelle isole del Sud nel 1918) e Carlo Contestabile
(Comandante dei Carabinieri Reali del Corpo di Spedizione del
Mediterraneo nel 1919).
 Dal 1919 in poi i Carabinieri
Reali di stanza nell'Egeo furono di supporto anche alla
spedizione in Anatolia del colonnello Caprini: Rodi, per la
sua invidiabile posizione al centro della zona sulla sponda
anatolica che interessava l'Italia (era a 28 miglia dalla Baia
di Marmaris) si presentava come il miglior punto dal quale
avviare le operazioni di sbarco in Anatolia e assicurarne lo
svolgimento.
Nel 1923 il territorio fu equiparato definitivamente a quello
metropolitano e lì si applicarono tutte le leggi e gli ordinamenti
civili vigenti in Italia. Giuridicamente il Dodecaneso non era più
territorio estero, ma parte integrante del Regno d'Italia.
|
|
|
|