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Alla fine del Secondo
Conflitto Mondiale, nel cruciale 1945, il parco motoristico
dell'Arma disponeva di appena 466 autovetture e di 929
motocicli.
I nuovi e gravosi compiti che incombevano sull'Istituzione all'alba
della ripresa nazionale determinarono uno sviluppo epocale nel
settore della motorizzazione. Ispirandosi alla più famosa
autovettura della Seconda Guerra Mondiale, la mitica "Jeep", la
FIAT aveva in cantiere un mezzo simile per attitudini e per
robustezza.
Della "Jeep" l'Arma dei Carabinieri aveva potuto apprezzare la
grande versatilità grazie ad un imprecisato numero di esemplari
lasciati in eredità dall'Amministrazione americana all'Esercito
italiano, e da questo all'Arma. Cosicché, quando la FIAT realizzò
la "Campagnola", il cui debuttò avvenne a Bari alla Fiera del
Levante del 1951, il nuovo mezzo andava a colmare un'esigenza
scaturita proprio dall'uso della "Jeep".
Dalla "Campagnola" derivò subito la versione militare "A.R. 51",
cioè "Autovettura Ricognizione 1951", e la successiva "A.R. 59".
Nulla di più appropriato per le esigenze dell'Arma in quel momento,
quando il servizio di pattugliamento e di controllo del territorio
nazionale disastrato dalla guerra e infestato, in talune zone
altrimenti impraticabili, dalla recrudescenza della malavita
organizzata, esigeva mezzi idonei ed affidabili.
La "Campagnola"
era dotata di motore anteriore a 4 cilindri in linea di 1.991
cmc, sia in versione benzina che diesel. Con un rapporto di
compressione abbastanza alto per un veicolo del genere (6,7:1)
disponeva di 53 CV a 3.700 giri/min. (40 CV a 3.200 giri/min.
nella versione diesel), che consentiva velocità
rispettivamente di 100 e 85 km/h. Innovazioni importanti, la
presenza del riduttore sulla II, III e IV marcia e la trazione
sulle quattro ruote. Sulla "Campagnola" vennero installati i
primi impianti di radiocollegamento, che preludevano al
nascente Servizio Radiomobile. Altra vettura dalle
caratteristiche similari fu l'Alfa Romeo "1900-M", conosciuta
col nome "Matta", anch'essa legata alla storia dei mezzi
fuoristrada dei Carabinieri.
A partire dal 1952 il parco
automobilistico dell'Arma cominciò ad arricchirsi di qualche
modello di media rappresentanza, come la "FIAT 1900", dalla linea
americaneggiante e dalle prestazioni già rispettabili (130 km/h).
Nello stesso periodo vennero acquisiti quasi tutti i modelli della
produzione di serie FIAT, dalla "1400 B" all'utilitaria per
eccellenza, la "600", dalla "1100-103", apparsa nel 1953, a tutti i
modelli che da questo fortunato modello derivarono nel tempo, fino
ad approdare nel 1961 alla serie "1300-1500" e alle più prestigiose
berline "1800-2100", cui si aggiunsero alcuni esemplari della serie
"2300", destinate ai comandi di corpo. Contemporaneamente fece
autorevolmente il suo ingresso nell'ormai consistente dotazione
dell'Arma il marchio Lancia col suo autorevole modello "Flaminia",
riservato ai comandi superiori. Da quel momento in poi non vi è
stato modello dell'intera produzione nazionale che non si sia tinto
del colore blu dell'Arma. Ma su di uno, in particolare, occorre
soffermarsi, essendo legato strettamente al Servizio
Radiomobile.
Questo Servizio ebbe modo di
svilupparsi ed assumere dimensioni nazionali con l'adozione da
parte dell'Arma, finalmente, delle veloci Alfa Romeo. Come in ogni
dopoguerra, la delinquenza comune e organizzata a cavallo degli
anni 50 - '60 assunse dimensioni molto preoccupanti nel nostro
Paese. I fuorilegge disponevano ormai di automezzi particolarmente
veloci, ai quali occorreva opporne altrettanto veloci ed
affidabili. La creazione da parte dell'Alfa Romeo della "Giulia"
rispose in pieno a tale esigenza dell'Arma. Derivata dalla
"Giulietta" apparsa nel 1951, la Giulia disponeva di un motore
bialbero che discendeva direttamente dal mitico 1750 degli anni
'30: 4 cilindri in linea di 1.570 cmc (inizialmente 1.290), due
carburatori orizzontali, 95 CV a 5500 giri/min., 5 marce tutte
sincronizzate più retromarcia, velocità massima 170 Km/h, avantreno
a ruote indipendenti, freni a disco, autonomia di oltre 500 Km,
queste le caratteristiche che ne facevano l'automezzo ideale per il
servizio d'Istituto. Naturalmente, rispetto alla versione di serie,
le autovetture destinate all'Arma disponevano di un serbatoio più
capace e di una batteria più potente, oltre che di un incremento di
potenza.
Sulla "Giulia"
debuttò, infatti, il Servizio Radiomobile, che rivoluzionò
radicalmente il sistema operativo dell'Arma. Nella scia del
modello Giulia, nella doppia versione "ti" e "Super", si
succedettero nel Servizio Radiomobile l'"Alfetta" (prima e
seconda serie), l'"Alfa 75", l'"Alfa 90", la "Toyota Carina
2", l'"Alfa 155", la FIAT "Brava 1600" e l'attuale "Alfa
156".
Anche nel settore motociclistico l'aggiornamento del relativo parco
fu particolarmente rapido: vennero adottate inizialmente le Guzzi
"500 Alce" e "Superalce", per giungere alle potenti "Guzzi" nei
modelli "700 V7", "V-35", "1000 Convert", "California" e "850 T3" e
"T5", infine alle attuali BMW R-85 t., tutte dotate a partire dagli
anni '70 di apparecchiature radiotelefoniche.
Tornando ai mezzi fuoristrada, dopo
le FIAT "A.R. 51" e "A.R. 59", i successivi modelli di questo
versatile automezzo, la "Nuova Campagnola Torpedo corta" e "D Hard
Top", andarono ad arricchire le dotazioni dei Reparti speciali
dell'Arma, nel frattempo cresciuti di numero. E, come si vede, in
armonia con lo spirito dell'Europa comunitaria, cominciarono ad
entrare nella terminologia tecnica anche termini inglesi, fase,
questa, conclusasi con l'adozione del modello "Bertone Freeclimber"
e con l'acquisizione di un cospicuo numero di Land Rover "Defender
90:100 sw", che andarono ad affiancarsi alle nazionali, non meno
efficienti, "Panda 4x4". |