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Da un documento
conservato presso l'Archivio di Stato di Torino portante la
data del 9 agosto 1814 risulta la consistenza numerica del
Corpo dei Carabinieri Reali a 25 giorni dalla sua fondazione,
avvenuta il 13 luglio di quell'anno: 476 militari a cavallo,
327 militari a piedi, per un totale della forza di 805 unità.
Di quelli a cavallo, 27 erano ufficiali, compreso il
Colonnello Comandante, 13 marescialli, 69 brigadieri e 367
carabinieri.
La preminenza degli uomini a cavallo era determinata dal
tradizionale ordinamento in ambito militare a fare dei reparti
montati le punte rappresentativamente più rilevanti degli
eserciti.
E il Corpo dei Carabinieri - come si
legge nell'articolo 12 delle Regie Patenti della fondazione -
"sarà considerato nell'Armata per il primo fra gli altri, dopo
le Guardie Nostre del Corpo. Goderà perciò in ogni incontro di
tutte le prerogative, che in tale qualità gli spettano, ed
all'occasione sarà preferito per l'accompagnamento delle Persone
Reali". A parte il tratto distintivo che al Corpo derivava dal
cavallo, questo era fondamentale ed indispensabile per l'attività
d'istituto, soprattutto se si considera la conformazione geografica
del Piemonte, caratterizzata da estese ed impervie zone di
montagna.
Cosicché il
cavallo è stato per oltre un secolo parte determinante del
servizio dei Carabinieri, in pace come in guerra. Il suo primo
impiego in operazioni militari risale al 6 luglio 1815, quando
un contingente di Carabinieri a cavallo, integrato nel Corpo
di spedizione piemontese impegnato a contrastare la
riconquista della Savoia da parte di Napoleone, caricò
valorosamente i francesi sotto le mura di Grenoble. Le Guerre
d'Indipendenza, poi, hanno confermato dei Carabinieri a
cavallo l'attitudine alle azioni risolutive: in tal senso la
carica di Pastrengo del 30 aprile 1848 ne ha affidato il
ricordo e l'immagine alla leggenda.
Ma non solo in guerra l'uso del
cavallo ha consentito ai Carabinieri di espletare onorevolmente il
mandato istituzionale: gli interventi umanitari in soccorso alle
popolazioni in caso di calamità naturali sono rimaste altrettanto
leggendarie, a partire dal salvataggio di una famiglia inglese
operato sul Moncenisio dal carabiniere a cavallo Cipriano Gabencel,
il 20 dicembre 1830, fino ai soccorsi portati in occasione delle
alluvioni di Salerno dell'ottobre 1899, tanto per
citare alcuni episodi.
E non va dimenticata la più impegnativa azione a difesa
dell'ordine pubblico, come durante le rivolte in Sicilia e i
moti anarchici della Lunigiana verificatisi nel gennaio
1894.
L'immagine del Carabiniere a
cavallo, poi, appartiene ad un'iconografia dal sapore romantico: la
pattuglia nella campagna romana o ai margini di una pacifica
riunione di popolo, sulle colline toscane o lungo i viali innevati
di una cittadina di montagna, essa è stata l'elemento
caratterizzante di una serena visione del pacifico vivere
sociale.
E' stata, proprio così. Lo è
stata oltre un secolo. Poi la civiltà delle macchine ha
inesorabilmente iniziato la sua azione innovatrice.
Arrivarono
così.... |