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Ringrazio per l'ospitalità l'Arma dei
Carabinieri, saluto le delegazioni europee e le Autorità tutte. Ci
sono stati degli input molto interessanti da parte del dott.
Ambrosio e del dott. Perduca che io vorrei un attimo richiamare per
quanto attiene la sicurezza, per certi aspetti coincidenti con la
qualità, e per quello che riguarda soprattutto il coordinamento di
tutte le Forze di Polizia che secondo me deve essere per noi un
punto centrale come valore aggiunto e come contributo a questo
seminario.
Un accenno a quello che è la nostra Amministrazione del CFS che per
quanto riguarda questa materia: essa effettua numerosi controlli
contro le frodi commesse nel settore. Ovviamente questa attività da
una parte ha come scopo l'indebita percezione di finanziamenti
europei e dall'altra, chiaramente, la tutela del consumatore.
Dopo alcuni decenni di indecisionismo da parte della classe
politica e del Parlamento è stata la legge Alemanno, la n°36 del
2004, che dando unitarietà ed una precisa referenzialità nei
confronti dello Stato per quello che riguarda questa materia,
all'art. 2 attribuisce al CFS competenze in materia di controlli
derivanti dalla normativa unitaria agroforestale e ambientale e
concorso nelle attività volte al rispetto della normativa in
materia di sicurezza alimentare del consumatore e di biosicurezza
in genere.
Ovviamente, la cosa non nasce con la legge 36/2004. il CFS già
aveva una storia. Negli anni '70 si parlava di controlli per quello
che riguarda le sostanze zuccherine. Negli anni '80 c'è stato tutto
il controllo sul settore lattiero-caseario e sulle carni derivanti
dal disastro di Cernobyl. Alla stessa stregua, negli anni '90 si
parla di controlli per quel che riguarda le eccedenze. Invito l'UE
a fare una valutazione sul discorso delle eccedenze per le quali si
paga per non far produrre. Il CFS continua fa all'AGEA, effettuando
controlli in azienda finalizzati alla verifica delle condizioni per
l'erogazione agli allevatori di premi concessi alla detenzione di
bovini maschi e di vacche nutrici e capi ovi-caprini.
Come noi realizziamo tutto questo? Attraverso una struttura di
controllo, per certi versi abbastanza recente. È questo nonostante
una storia abbastanza antica del Corpo in materia di controllo del
territorio, particolarmente intensa nel periodo post-bellico ed in
particolare, nel periodo della legge Fanfani che promuoveva lo
sviluppo economico e sociale soprattutto nelle zone
agroforestali.
In ogni caso, con un decreto recente, il 12 gennaio 2005, il CFS
individua gli uffici dirigenziali di livello centrale che si
occupano, appunto, del settore agricolo e la Divisione II di
polizia agroalimentare. Questa Divisione, annovera tra le sue
competenze:
- il coordinamento delle attività di controllo sull'attuazione
dei regolamenti comunitari nel settore agricolo, agroalimentare e
forestale;
- il coordinamento delle attività volte al rispetto della
normativa in materia di sicurezza alimentare, del consumatore e
della biosicurezza in genere, ivi compresi quelli inerenti la BSE,
gli OGM, le produzioni biologiche e così via.
Ovviamente abbiamo attivato strutture anche piuttosto agevoli,
come i NAF, una struttura sempre di recente istituzione, che si
occupa con una velocità e con una flessibilità propria della nostra
storia, e del numero limitato di uomini, delle quote latte,
dell'anagrafe bovina e della tracciabilità delle carni, punto
cruciale spesso evidenziato dal Ministro Alemanno, e dalla
lavorazione dei sottoprodotti animali non destinati al consumo
umano presso gli impianti di trasformazione.
Ovviamente, il CFS, e non poteva essere diversamente, partecipa ai
lavori del Comitato tecnico di cui si è già parlato, istituito con
DM 44 del 2003, che insieme all'ICRF, ed ecco l'aspetto della
sinergia, il Comando CC Politiche Agricole, il NAS, la Guardia di
Finanza e alla Polizia Stradale, lavora per definire una linea
unitaria d'azione. Ovviamente, questa struttura del CFS
specialistica, non può che fare agio sulla struttura che già esiste
sul territorio: 1200 comandi stazione, le strutture regionali e
provinciali.
Ecco qualche numero per dare l'idea ed il peso di quello che
l'Amministrazione compie quotidianamente: dal 1995 ad oggi sono
stati controllati 2890 beneficiari, soprattutto per finanziamenti
erogati che vanno nell'ordine di 3,6 miliardi di euro. Solo l anno
scorso, facendo riferimento all'AGEA, si è parlato di un controllo
che si è concretizzato nell'effettuazione di 7300 controlli presso
allevatori di capi ovini e caprini.
In generale, nel settore zootecnico, nell'ultimo quadriennio, sono
stati effettuati la bellezza di 60.000 controlli mentre, in materia
della BSE, i controlli hanno riguardato la produzione, la
trasformazione e la distruzione di materiale a rischio nelle
strutture di macellazione.
Dal 2001 ad oggi sono stati effettuati circa 2500 controlli che
hanno riguardato le industrie di lavorazione, i magazzini di
stoccaggio e gli impianti di termodistruzione dislocati in
Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Umbria, Lazio, Abruzzo,
Puglia e Sardegna.
Un ultimo concetto che voglio dare, riprendendo l'intelligente
relazione del dott. Perduca, è quello che riguarda il discorso
della collocazione dell'agricoltura nel contesto europeo.
L'agricoltura ormai non è più l'ancella di una volta e per il quale
anche Galilei De La Loggia qualche mese fa diceva appunto di una
agricoltura peso e addirittura di una agricoltura che per certi
versi si oppone all'ambiente.
Ormai da qualche anno, per il semplice fatto che l'agricoltura si
collega al discorso dell'alimentazione, e quindi al discorso della
qualità, non è più l'ancella dell'ambiente, anzi, come diceva ieri
il Ministro Alemanno, l'agricoltura per certi versi ha
rappresentato una spinta innovatrice per una nuova cultura
ambientale piuttosto che per una cultura post moderna
dell'ambientalismo urbano dell'uomo che vive nell'Urbe, che parla
di un ambientalismo un po' da salotto. L'agricoltura parla di un
ambientalismo di chi vive nel territorio e, come diceva da qualche
decennio fa lo scrittore Emil Zorrà, vive la tradizione del fare,
dell'esperienza, quindi, l'agricoltore concepito come il vero
ambientalista. Non peraltro, perché l'agricoltore deve cercare
soprattutto in territori di un'Italia dove la biodiversità è
assolutamente evidente, in Europa e nel Mondo, deve cercare
assolutamente di produrre qualità.
Questo è l'unico modo per esprimere una cultura anti OGM,
soprattutto per la necessità di esprimere assolutamente l'aspetto
della qualità.
Per tutto ciò noi stiamo guardando al futuro, attraverso corsi di
formazione importanti, ad esempio sull'agricoltura biologica, sia
facendo riferimento anche all'approvazione da parte del Consiglio
dei Ministri dell'Agricoltura dell'UE della riforma radicale della
PAC.
E' soprattutto la conseguente applicazione della condizionalità
apre nuovi scenari di intervento delle strutture deputate al
controllo delle norme comunitarie
Il DM 13 dicembre 2004 investe l'AGEA quale autorità che,
attenzione, facendo un discorso proprio di efficienza, dovrà
mettere in atto le opportune modalità di verifica e garanzia
affinché l'efficacia dei controlli effettuati direttamente
dall'organismo pagatore sia almeno pari a quella ottenibile
affidando l'esecuzione degli stessi ad enti di controllo
specializzati.
Evidentemente si fa una valutazione anche per quello che riguarda
l'efficienza economica. Una valutazione che qualche tempo fa
abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Avvocatura Generale dello
Stato quando si parlava di danno ambientale. Noi come CFS, facendo
le indagini sul territorio, abbiamo definito quale deve essere il
valore del danno ambientale affinché la procedura della sua
constatazione, e quindi la costituzione da parte del Ministero di
parte civile, sia remunerativa per lo Stato. A suo tempo, qualche
anno fa l'Avvocatura ci rispose che la procedura costa così tanto
per cui probabilmente il valore del danno non deve essere inferiore
a 40 milioni. Forse, una riflessione che dovremo fare anche
oggi.
Quanto ci costa attivare come forze dell'ordine una procedura,
quanto deve essere, tenendo conto che una è il crimine e una cosa
probabilmente una temperanza che può essere piccola. Quanto deve
essere, appunto, il limite, la riflessione che qualcuno dovrà pur
fare.
Noi, come Corpo Forestale dello Stato ci troviamo in una
opportunità formidabile perché continuiamo in realtà a garantire e
tutelare, nelle aree uno sviluppo rurale, consapevole, che non
blocca assolutamente le valenze, le vocazioni delle aree, non
chiamandole più rurali, ma di moderna ruralità.
Il CFS è stato sempre vicino, è stato amato appunto per questa
capacità di distinguere che l'intervento anche di repressione, per
quel che riguarda l'intemperanza agricolo ambientale, era il più
possibile vicino a quelle che erano le predisposizioni, la valenza
e la cultura delle comunità locali.
Secondo me per raggiungere tutto questo è il caso che, tornando al
teatro al quale accennava il Dott. Perduca, questo teatro non sia
affollato quando ci sono i riflettori accesi ed invece deserto
quando i riflettori sono spenti ma con un giusto coordinamento tra
tutte le FF.PP, nella fattispecie tra l'Arma che ha grande
autorevolezza ed esperienza e il CFS specializzato e flessibile
possa collaborare con grossa forza affinché l'azione sul territorio
abbia un'enorme utilità sociale.
Vi ringrazio.
Ing. Cesare Patrone, Capo Corpo Forestale dello
Stato
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