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Ringrazio la Presidenza ed il Generale
Curatoli per l'invito. Nel mio intervento, parto dalla premessa
fatta dall'avvocato Carocci e dalla relazione del dott. Perduca.
Sicuramente la Politica Agricola Comunitaria rappresenta una
risorsa importante all'interno del bilancio comunitario. Il FEOGA
rappresenta circa il 47% del bilancio comunitario e per dare alcuni
numeri di questo 47% in Italia, giungono circa 6 miliardi di euro
l'anno che sono destinati a più di 1 milione e 800 mila aziende o
produttori agricoli. E' chiaro quindi che ci sia una particolare
attenzione da parte dei servizi della Commissione Europea nei
confronti degli Stati membri e degli organismi che all'interno di
questi ultimi si occupano dell'erogazione dei contributi. Tale
attenzione si traduce in una serie di disposizioni obbligatorie a
carico degli Stati membri che al fine di reprimere le frodi in
agricoltura devono mettere in atto alcune misure di controllo e di
contrasto repressive ma anche preventive.
L'AgEA è l'organismo nazionale per il coordinamento per
l'erogazione dei contributi comunitari in agricoltura nonché
organismo pagatore per tutte quelle regioni che non hanno dato
autonomamente vita all'organismo pagatore regionale così come
prevedeva il dettato della legge 165 del 1999 che poi trasformava
l'AIMA in AgEA. In questo contesto, quindi, l'AgEA ha esattamente
il compito di disciplinare, progettare e attuare tutte le procedure
amministrative che sono di supporto alla ricezione, all'istruttoria
e controllo e al pagamento delle domande connesse agli aiuti
comunitari.
Rispetto a questo compito istituzionale, l'AgEA ha, dunque, una
responsabilità diretta nei confronti della Comunità le cui
ispezioni, anche attraverso il ruolo dell'OLAF, consistono nella
verifica dell'idoneità o meno delle misure adottate nell'erogazione
degli aiuti. Qualora le misure vengano ritenute inidonee, queste
comportano precise correzioni finanziarie a carico del bilancio
comunitario. Questo è il contesto legislativo nazionale e
comunitario nel quale si muove l'AgEA, che è appunto organismo di
coordinamento e soprattutto organismo pagatore dato che allo stato
attuale sono stati riconosciuti in Italia soltanto sei organismi
pagatori regionali, più altri quattro ancora in via di
riconoscimento. La stragrande maggioranza degli aiuti viene
erogata, pertanto, attraverso il sistema dell'AgEA che rappresenta
il sistema centrale.
Forse quello che si conosce di meno è il lavoro fatto dall'AgEA
nel suo tentativo di mettersi in regola con le normative della
Comunità al fine di poter svolgere tali compiti. All'interno del
SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, è stato realizzato
il sistema integrato di gestione e controllo che svolge un'azione
di supporto alle funzioni istruttorie di controllo e liquidazione
degli aiuti. E' costituito da informazioni alfanumeriche,
dichiarazioni, ortofoto, fotointerpretazione e aerofotogrammetria,
dai tematismi che sono tutti quei dati catastali corredati alla
presentazione della domanda ed infine, dalle particelle olivette.
Questo sistema integrato ha oltre 28.000 file di copertura
nazionale, ha coperto 3 volte il territorio nazionale dal 1996 al
2003; i dati di base di riferimento cartografico sono invece
320.000 fogli di mappa catastale e 70 milioni di particelle. I
tematismi, quelli derivanti da fotointerpretazione, sono
acquisizione diretta da parte di utenti remoti, per oltre 4 milioni
e mezzo. A questi dati vanno aggiunti poi, 220 milioni di
particelle olivetate, 4 milioni di vigneti, 650 mila ettari di
superficie, più tutte le altre cose messe a disposizione da parte
del Corpo Forestale dello Stato per le discariche abusive, le aree
boscate e quelle percorse dagli incendi. Questo è un sistema
integrato che già per tre volte, dal 1996 al 2003, ha coperto
l'intero territorio nazionale. E' un sistema che si basa dapprima
sull'aerofogrammetria, poi sulla fotointerpretazione e le ortofoto,
ed infine sui controlli in campo. Questi ultimi consentono di
acquisire all'interno dei un fascicolo unico aziendale una serie di
ulteriori informazioni che arricchiscono il patrimonio informativo
di base e che vanno dall'analisi delle aziende vere e proprie, ai
dati di consistenza aziendale, ai dati produttivi, all'entità dei
finanziamenti ricevuti nel corso del tempo e all'esito dei
controlli e dei rilievi fatti in campo dagli agronomi. Il decreto
legislativo n°99 dello scorso aprile 2004 ha dato all'AgEA il
compito di istituire il cosiddetto registro degli aiuti. Pertanto
al di la degli aiuti derivanti dal FEOGA sezione garanzia, nel
fascicolo aziendale verranno inseriti tutti gli aiuti che
un'azienda, un singolo coltivatore diretto prende non solo dalla
Comunità Europea ma anche da qualsiasi altro Ente pubblico o
istituzione regionale.
Attraverso questo sistema integrato di gestione e controllo che è
di supporto al SIAN, l'AgEA controlla le domande e, in particolare,
la compatibilità di quanto dichiarato all'interno delle domande con
il sistema di controllo stesso. Quali sono i classici esempi di
possibile frode? Un primo esempio è quello della particella che
viene definita non eleggibile a coltura: questo significa che un
produttore dichiara di coltivare grano su un'area ad esempio
boscata oppure, addirittura, dove c'è un fabbricato, per cui è
immediata la non corrispondenza tra quanto dichiarato dal
produttore dell'azienda direttamente al momento della presentazione
della domanda. Altro classico esempio è quello della dichiarazione
di una superficie seminata superiore a quella risultante dal
sistema per una determinata particella. Capita molto spesso che per
alcune colture tipiche, per le quali è stabilito un importo
unitario per ettaro di superficie coltivata, o per altre colture
permanenti, per le quali l'importo è invece stabilito per numero di
piante, vedi le superfici olivetate, vengano dichiarate più piante
rispetto a quelle realmente esistenti.
Nella realtà queste frodi che in tempi più remoti erano
assolutamente di moda, oggi in qualche modo sono disincentivate
dalla complessità del sistema complesso che viene alimentato
costantemente dall'opera di Centri Autorizzati di Assistenza
Agricola che prestano una fideiussione sulla veridicità del
contenuto delle dichiarazioni e dal controllo fatto via Internet
attraverso il collegamento del sistema AgEA con altri Enti dello
Stato quali ad esempio l'Agenzia delle Entrate per l'anagrafe
tributaria e l'Agenzia del Territorio per tutti i riferimenti
catastali. Questi controlli quindi non permettono già all'origine
del processo l'ingresso di eventuali anomalie nel sistema. In caso
contrario, il doppio controllo (quello cartaceo di natura
amministrativa e quello fatto successivamente sul campo) permette
di vedere qualora una produzione venga effettivamente
sovradimensionata. Ad esempio, lo scorso anno, e questo è un caso
che ha riguardato direttamente il rapporto tra l'AgEA e il Comando
Carabinieri Politiche Agricole, si è verificata una situazione, in
alcune zone particolari del nostro territorio dove erano state
dichiarate superfici, e nel fare la verifica tra tali superfici e
la quantità di prodotto dichiarato, prendendo anche come
riferimento la resa media per ettaro stabilita dagli Istituti
agrari e dalle Regioni competenti, si era visto che c'era stato un
sovradimensionamento della produzione. Nel caso tipico della
trasformazione di prodotti agrumicoli dov'è richiesta l'origine del
prodotto che obbliga il richiedente l'aiuto a dichiarare nella
domanda il territorio di provenienza del prodotto, l'effettiva
esistenza del terreno paragonata alla resa media per ettaro
consente di individuare immediatamente l'eventuale
sovradimensionamento garantendo, pertanto, la scoperta della frode.
Altro esempio di frode è quello tipico di un'altra zona del
meridione, dove al fine di percepire aiuti, venivano dichiarate a
seminativo particelle catastali inesistenti oppure di non proprietà
dei dichiaranti, in modo che la stessa particella venisse
dichiarata da più persone. E' il cosiddetto caso di "supero" che in
passato era possibile per l'assenza del sistema integrato di
gestione e controllo e che oggi, invece, viene immediatamente
bloccato al momento della presentazione della domanda.
Dunque esiste una sorta di efficacia preventiva del sistema
immediatamente riscontrabile che fa in modo che la domanda anomala
venga intercettata alla fonte. Peraltro, il fatto che l'AgEA abbia
una banca dati unitaria dell'anagrafe aziendale fa in modo che
tutte le produzioni che si discostano da quella che è la media
nazionale possano essere segnalate all'autorità giudiziaria.
Esempio più noto è la formazione delle "black list" e l'esempio
noto è stato quello della produzione del latte in nero in eccesso
dove per eludere il sistema delle quote era stata dichiarata una
produzione incompatibile per eccesso con la consistenza del
patrimonio zootecnico nazionale. E' chiaro che in riferimento alla
quota, alla consistenza zootecnica e al patrimonio aziendale fa
subito emergere una palese irregolarità. Sono queste le frodi
classiche che sono state perpetrate ai danni del bilancio europeo e
che per l'esistenza attuale del sistema, ad eccezione dei casi
specifici segnalati negli ultimi tempi ed immediatamente
individuati dal sistema integrato di gestione e controllo, sono
ormai frodi che fanno parte dell'archeologia criminale del nostro
paese. Questo perché come già ricordato dai precedenti interventi,
la riforma della politica agricola comunitaria ha introdotto nel
sistema il termine, che è un bruttissimo neologismo, di
disaccoppiamento, cioè dell'aiuto slegato dalla produzione
effettiva di un determinato prodotto. Ciò comporterà che si
prenderanno a riferimento dati storici di un periodo particolare,
un quadriennio che va dal 1999 al 2003, per quello che riguarda
l'olio, o un triennio precedente per quello che riguarda i
seminativi, dove appunto questi dati storici verranno
cristallizzati e il coltivatore otterrà questo contributo in
ragione del solo mantenimento di un terreno. Quindi, probabilmente,
la frode comunitaria così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi
non avrà più ingresso nel nostro campo e soprattutto in alcuni
settori dove invece, come quello dell'ortofrutta, una politica de
jure condendo nel nostro paese si dovrebbe fare promotore presso la
Commissione Europea affinché anche questo principio del
disaccoppiamento che sotto altri motivi può essere ritenuto
un'ingiustizia, possa essere perseguito sotto il profilo della
truffa comunitaria anche nelle altre OCM. Anche qua, tuttavia, per
via della riforma della PAC e per i dati intrinseci al sistema.
Pensate che in Italia prendono il contributo per l'olio d'oliva
circa 1 milione 360 mila persone, di questo 1milione360mila
produttori di olio d'oliva l'85% fa due quintali di olio e
percepisce un contributo che è inferiore ai 500 euro. A meno di non
voler parlare di grandi fenomeni criminali che quindi possono
avvenire concretamente, ma in tal caso il problema non è solo di
frode comunitaria ma di riciclaggio in genere perché ci vorrebbe
una notevole organizzazione per mettere d'accordo una serie di
produttori, è difficile che possa essere perpetrato un reato di
frode comunitaria per una cifra inferiore ai 500 euro per i quali
molto spesso il bilancio della comunità, nel caso di un eventuale
riscontro, non ne richiede nemmeno la repressione allo Stato
membro. Quindi do uno spunto per il proseguo del seminario: si può
passare dalla frode al riciclaggio? A tal fine la banca dati
dell'AgEA può essere messa a disposizione per perseguire non tanto
singole frodi ma per capire lo spostamento di capitali in zone
territoriali determinante oppure secondo settori determinati.
Lancio inoltre una potenzialità di questo sistema: il regolamento
comunitario oltre al principio del disaccopiamento, cioè
l'erogazione dell'aiuto indipendentemente dalla produzione, impone
il rispetto di alcuni regolamenti dell'ecocondizionalità. Questi 18
regolamenti che si occuperanno genericamente di sicurezza
alimentare, di benessere animale, di manutenzione del territorio,
porteranno o potranno portare, qualora applicati con costanza dal
punto di vista del regolamento comunitario ad una vera e propria
certificazione aziendale per avere una produzione che può anche
essere rilevante sotto altri profili. Pensate ad esempio quanto le
potenzialità di questo sistema integrato di gestione e controllo
possa essere di supporto alla sicurezza alimentare oppure quanto
possano essere di supporto al mercato del lavoro sia in termini di
indebita percezione di contributi assistenziali sia in termini di
contributi delle aziende. E' facile prevedere avendo tutti i dati
di consistenza aziendale e territoriale di quanta manodopera c'è
effettivamente bisogno oppure di quanti contributi bisogna versare.
Probabilmente c'è un'evoluzione di possibili reati connessi alla
PAC. Lancio poi un'altra provocazione: permettetemi di essere un
po' nazionalista. Molto spesso l'Italia viene considerata il Paese
dei furbi. Dato che prima veniva ricordato il reato di frode
comunitaria, l'Italia ha subito equiparato il reato di frode
comunitaria a quello contro il bilancio comunitario, l'articolo è
il 640 bis, cosa che non è avvenuto in tutte le legislazioni
europee. L'Italia è l'unico paese che ha un sistema GIS che
censisce una per una tutte le particelle, tutti gli olivicoltori
del territorio nazionale cosa che non hanno, peraltro certificato
dalla Commissione Europea sia dopo una ventennale attesa, altri
paesi molto importanti come la Spagna e la Grecia che percepiscono
nel campo dei soli aiuti all'olio d'oliva forse somme superiori a
quelle che vengono stanziate per l'Italia. Molto spesso i controlli
che sono stati fatti in Italia sono stati resi pubblici. Questo ha
portato per l'anno successivo ad un aumento del numero dei
controlli richiesti dalla Commissione. Una volta scoperta la frode
e denunciata, la Comunità richiede anno dopo anno maggiori
controlli e nonostante nell'ultimo anno il sistema integrato di
gestione e controllo sia stato validato dalla Commissione Europea,
siamo ormai ai controlli fisiologici del 5% all'anno che è il
minimo previsto dal regolamento comunitario.
Volevo concludere dicendo che esiste un sistema integrato di
gestione e controllo che salvo grandi casi ha sconsigliato le
piccole frodi comunitarie. Lancio un'ultima provocazione: 6
miliardi di euro. Non vorrei che la PAC fosse lo specchietto delle
allodole per la criminalità visto che il mercato dell'ortofrutta di
alcune zone del nord Italia non fa 6 miliardi di euro in un giorno
in trattative commerciali ma bensì in tempi molto più stretti di
quella che è la percezione dell'aiuto comunitario in un anno. Noi
abbiamo un sistema integrato di gestione e controllo che permette
l'emersione delle frodi quasi automaticamente o comunque molto
residualmente, mentre invece in agricoltura possono esistere
fenomeni maggiori che devono essere maggiormente attenzionati.
Grazie.
Avv. Antonio Buonfiglio, Presidente Agenzia per le
Erogazioni in Agricoltura |