CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa

In Africa Settentrionale, l'Acit, giunta all'altezza di El Alamein si era trovata di fronte ad una linea difensiva che si estendeva per circa 60 km, dal mare fino alla impraticabile depressione di El Qattara, approntata fin dal 1941. Inoltre, Auchinleck attendeva un convoglio di ben 18 navi con due divisioni inglesi "fresche", nonché i poderosi carri armati Usa. Da qui la controffensiva britannica, che fu fermata grazie al sacrificio pressoché totale dell'eroica Ariete (1-3 luglio).

Riordinate le forze dell'Acit, Rommel aveva deciso di riprendere l'avanzata verso Est per l'8 luglio; all'alba del 9, però, si scatenava un nuovo, violento contrattacco inglese, grazie ai rinforzi ricevuti, per cui Rommel dovette rinunziare. La controffensiva inglese premeva a Nord, dove la Divisione Sabratha si battè in una serie di assalti e contrassalti. Ad essa, oramai allo stremo, fu affidato il compito di riconquistare la quota di Tell el Elsa: l'azione fu condotta dal solo battaglione operativamente valido, il I dell'85°, comandato dal colonnello Angelozzi: la quota, dopo aspra battaglia, fu riconquistata. Fu l'ultima azione della Sabratha, che fu sciolta.

Di fronte alla resistenza incontrata e alle perdite subite, Auchinleck dovette sostare per riordinare le forze. Fino al 28 luglio, quando sempre lui, con forze poderose, guiderà l'ultimo attacco al settore Nord, che verrà "stroncato e respinto" dalla 90a Divisione leggera tedesca e dal 61° Fanteria della Trento: l'8a Armata inglese lasciò mille prigionieri ed un centinaio fra carri e camionette corazzate: dopodiché il generale Auchinleck dovette rinunciare ad ogni velleità di "annientare le forze dell'Asse".

Terminava così la prima battaglia di El Alamein, ma non cessavano i rinforzi di aerei, potenti carri armati e truppe "fresche" per Montgomery, che aveva sostituito il defenestrato Auchinleck, e per il suo superiore Alexander, Comandante dell'area. Presto sarebbero passati all'offensiva; ma Rommel pensò di batterli sul tempo, specie dopo aver ricevuto - dai marescialli Cavallero e Kesselring - assicurazioni sulla continuità dei rifornimenti in carburanti e munizioni.

Il piano operativo prevedeva un attacco iniziale a Nord per dare l'impressione che sarebbe stato esercitato lo sforzo principale di fronte la piazzaforte di El Alamein; successivamente, invece, le stesse forze si sarebbero spostate "silenziosamente" a Sud con attacco a sorpresa. La condizione fondamentale per la riuscita dell'operazione, data l'inferiorità italo-tedesca, era in effetti la sopresa. Che non ci fu: come svelerà nel 1974 F.W. Winterbotham, "l'intero piano dell'offensiva, comunicato da Rommel a Hitler via radio in linguaggio cifrato, era stato intercettato e decifrato attraverso il servizio inglese di decrittazione Ultra Secret, ed i comandanti britannici Alexander e Montgomery ne erano stati perfettamente informati (...)". Ciò consentirà ai britannici di organizzare una poderosa difesa sul terreno e orientare l'azione dei bombardieri.

In breve: gli italo-tedeschi iniziarono l'attacco alle ore 22 del 30 agosto. Rommel contava sulla sorpresa, ma soprattutto su una battaglia tra carri. Montgomery, però, molto prudentemente, non accettò la battaglia dei carri, cosicché lo slancio offensivo di Rommel si dovette fermare per evitare di vedere distrutti i propri mezzi. Il contrattacco inglese si scatenò il 4 settembre, ma fallì di fronte alla resistenza delle fanterie della Brescia, dei paracadutisti della Folgore e della Brigata Ramke. L'obiettivo fissato da Churchill di "annientare l'Armata italo-tedesca" non era stato raggiunto nemmeno nella seconda battaglia di El Alamein (30 agosto-5 settembre).

Sul fronte russo, Mussolini decise (contrario Messe) di aumentare il contingente italiano con altre sei divisioni. Le forze cominciarono a giungere nel giugno, risentendo subito di notevoli difficoltà: la mancanza di mezzi di trasporto, d'armamento e un equipaggiamento non adeguato. Ciononostante, la nuova Armata Italiana in Russia (Armir), al comando del generale Italo Gariboldi, prese parte all'offensiva dell'estate nell'occupazione del bacino del Mius. Successivamente, mentre i russi preparavano la grande offensiva invernale, l'Armir si schierò a difesa nella zona Sud-ovest con a Nord l'armata ungherese: le tre Divisioni alpine Tridentina, Julia e Cuneense, alla destra Cosseria e Ravenna, la CCIIC Divisione tedesca, e di seguito le Divisioni Pasubio, Torino, Celere e Sforzesca, e infine la III Armata romena, il cui sbandamento (ben 5 divisioni si arrenderanno senza combattere) porterà a novembre al disastro dell'Armir.

Il 3 settembre, la principessa di Piemonte, Maria José di Savoia, s'incontra segretamente in Vaticano con monsignor Montini, futuro papa Paolo VI. Secondo la "Nota", la principessa chiede se S.E. Taylor sia venuto per qualche proposito di pace che il popolo desidera; che non si vuole che la pace sia trattata con quelli che, attualmente al potere, tentano di salvarsi, abbandonando il Capo del Governo e affettando simpatia per gli inglesi e per gli americani (con riferimento a Ciano e ad altri come lui); che vi sono altri uomini che potrebbero prendere la successione e che tratterebbero volentieri la pace; che un cambiamento di situazione non è possibile con i dirigenti attuali; che vi sono moltissimi uomini che aspettano un cambiamento e sono pronti a prestare l'opera loro; che un uomo che potrebbe rendere dei servigi sembra poter essere... (si ipotizza, Badoglio, il marchese Lucifero, "maestro della Real Casa che allora si dava molto da fare"); che si confida che la Chiesa darà il suo appoggio per evitare una rivoluzione anarchica e per appoggiare un movimento costituzionale che cambi l'attuale regime; che si spera che la Santa Sede stessa possa, all'occorrenza, farsi tramite di comunicazioni con l'estero per una pace favorevole all'Italia (De Risio).

Verosimilmente, proprio quando Maria José usciva dal Vaticano, i fanti della Brescia e i paracadutisti della Folgore "non" si arrendevano alla strapotente 8a Armata inglese. Anzi, contrattaccavano con disperato furore.

Arnaldo Grilli

[ Pagina: « 2 di 2 ]