Era la sera dei 4 marzo ed una
terribile, nefasta voce si sparse in un baleno: il poetico, ameno
salutifero paese di Casamicciola, in quel d'Ischia, veniva
distrutto dal terremoto. A centinaia si contavano le abitazioni
rovinate, a centinaia i morti e i feriti. Mercé l'opera meritoria
dei Carabinieri, gran numero di abitanti sepolti venne estratto
dalle macerie, alcuni vivi, altri molli. Di centotrenta persone si
ignora la sorte. A dirigere i soccorsi sono il capitano dei
Carabinieri sig. Bove e il suo tenente sig. Volpini. Durante la
visita ai luoghi del disastro del nostro corrispondente, il
capitano ad un certo punto disse: - Guardate lì giù, vedete quel
militare? E' un appuntato carabiniere dalla persona alta, dal viso
maschio: sul petto gli brilla la medaglia al valore. Ha nelle mani
una zappa e con ardore pari al coraggio, l'adopera a tutto potere.
Egli scava in un solco; sulla destra ha un muro alto da cinque a
sei metri che minaccia di crollare da un momento all'altro; sulla
sinistra la strada coverta di macerie è rialzata di circa un metro.
Nel solco egli scava. Cosa cerca? Chiedetelo a quella donna
piangente che gli è vicina e che domanda suo figlio ". Grossi
goccioloni scendono dalla fronte del bravo carabiniere, il
polvericcio l'ha tutto imbiancato, si dedica a quella pietosa
missione da oltre un'ora, ed alla fine ecco, la zappa dar rumore
matto, si è al livello della via, il ferro potrebbe nuocere; con le
mani scarta, allontana i sassi, i frantumi e trae fuori il
fanciullo sepolto.
(Da " L'illustrazione Italiana " del
20 marzo 1881) |