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Legion d'onore della legge, corazza
vivente, i Carabinieri Reali hanno celebrato in questa
primavera italica il centenario dell'arma che il consentimento
generale dello spirito pubblico chiama benemerita.
La sua tradizione fu tutta d'onore, la sua religione fu soltanto
il dovere. Fra le vicende politiche che dalla restaurazione
piemontese e dal proclama di Rimini condussero l'Italia alla
realizzazione del grande ideale unitario l'arma dei Reali
Carabinieri mantenne purissima la sua tradizione.
Essa rappresenta la forza che fiancheggia la legge. La figura
del carabiniere compare là dove si turba per fortuna di eventi il
tranquillo e uniforme curricolo della vita.
Sul campo è la polizia della guerra, è la guardia d'onore della
bandiera; compare in tutte le calamità pubbliche, essa dà forza al
diritto, custodisce l'aula, dove il responso della spontanea
coscienza popolare o la coscienza riflessa del giudice togato si
pronunzia rispettata e temuta.
I due carabinieri a cavallo sul biancore delle vie polverose
fanno parte integrante del paesaggio italiano, il drappello dei
carabinieri che fa scorta al comandante che passa una rivista aduna
tutti i plausi del popolo.
Sono rimaste indimenticabili le parole di un generale
Ambert, per i militi dell'arma: "A voi tutti ricchi e poveri,
giovani e vecchi, umili e possenti, il carabiniere dà la sua vita;
e voi gli passate al fianco noncuranti e distratti, troppo felice,
povero soldato, se qualche sorriso o qualche motto faceto non gli
ricordi dolorosamente come le moltitudini ignorino la grandezza e
la santità del sacrificio. lo ho visto il carabiniere soccorrere i
prigionieri colla devozione della suora, l'ho visto confortare il
condannato come il sacerdote nell'ora estrema, l'ho visto, dopo le
lotte, curare i feriti come il medico, l'ho visto nella famiglia
calmare gli odi e i rancori, come il confessore; l'ho visto
presiedere alle feste dei villaggio come il patriarca della tribù,
l'ho visto combattere come il guerriero, soffrire in silenzio come
il religioso, morire come il martire ... "
La simpatia del popolo italiano accompagni dunque nella data
memorante l'onore, la fede, la patria:
.... essa è un'idea fulgente
di giustizia e dipietà.
Io benedico chi per lei cadea
io benedico chi per lei vivrà
NINO BAZETTA
(Da "Illustrazione Popolare" del 21 maggio
1914) |