CARABINIERI

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Cimenti, eroismi, ideali (1814 - 1914)

Legion d'onore della legge, corazza vivente, i Carabinieri Reali hanno celebrato in questa primavera italica il centenario dell'arma che il consentimento generale dello spirito pubblico chiama benemerita.

La sua tradizione fu tutta d'onore, la sua religione fu soltanto il dovere. Fra le vicende politiche che dalla restaurazione piemontese e dal proclama di Rimini condussero l'Italia alla realizzazione del grande ideale unitario l'arma dei Reali Carabinieri mantenne purissima la sua tradizione.

Essa rappresenta la forza che fiancheggia la legge. La figura del carabiniere compare là dove si turba per fortuna di eventi il tranquillo e uniforme curricolo della vita.
Sul campo è la polizia della guerra, è la guardia d'onore della bandiera; compare in tutte le calamità pubbliche, essa dà forza al diritto, custodisce l'aula, dove il responso della spontanea coscienza popolare o la coscienza riflessa del giudice togato si pronunzia rispettata e temuta.

I due carabinieri a cavallo sul biancore delle vie polverose fanno parte integrante del paesaggio italiano, il drappello dei carabinieri che fa scorta al comandante che passa una rivista aduna tutti i plausi del popolo.

Sono rimaste indimenticabili le parole di un generale Ambert, per i militi dell'arma: "A voi tutti ricchi e poveri, giovani e vecchi, umili e possenti, il carabiniere dà la sua vita; e voi gli passate al fianco noncuranti e distratti, troppo felice, povero soldato, se qualche sorriso o qualche motto faceto non gli ricordi dolorosamente come le moltitudini ignorino la grandezza e la santità del sacrificio. lo ho visto il carabiniere soccorrere i prigionieri colla devozione della suora, l'ho visto confortare il condannato come il sacerdote nell'ora estrema, l'ho visto, dopo le lotte, curare i feriti come il medico, l'ho visto nella famiglia calmare gli odi e i rancori, come il confessore; l'ho visto presiedere alle feste dei villaggio come il patriarca della tribù, l'ho visto combattere come il guerriero, soffrire in silenzio come il religioso, morire come il martire ... "

La simpatia del popolo italiano accompagni dunque nella data memorante l'onore, la fede, la patria:

.... essa è un'idea fulgente
di giustizia e dipietà.
Io benedico chi per lei cadea
io benedico chi per lei vivrà

NINO BAZETTA
(Da "Illustrazione Popolare" del 21 maggio 1914)