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Non par vero che, dopo tanti mesi di udienze, sia si ravvivato
l'interessamento del pubblico per il processo della Camorra,
il processo dei banchettanti di Mimmì a' mare uccisori dei
coniugi Cuocolo - eppure è così. Il merito è del capitano
dei carabinieri Fabbroni che - in mezzo ad un gran quadro di
decadenza morale, di corruttele allegre e truci, di complicità
politiche e mondane, - si è fatto avanti, figura di primo piano ed
ha affrontato con mirabile coraggio, non solo l'abbietta bassa
camorra sfruttatrice, rappresentanza degli attuali accusati, ma
tutte le alte complicità e solidarietà che essa ha nelle varie
sfere sociali ed ufficiali fin quel formicolante mondo napoletano
la cui psicologia non sarà mai abbastanza argomento di indagini e
di studio.
Dal giorno dell'apertura dei dibattimenti ad oggi è stato un
incessante succedersi di bizzarri quadri cinematografici, a tutta
vergogna, diciamolo pure, della nostra dignità di nazione civile.
Accusati, sui quali il delitto e il crimine hanno già impresso il
loro marchio indelebile; lenoni, ladri, barattieri, sanguinarii si
sono visti prorompere dai loro scanni nelle più atroci offese,
contro chi ha osato smascherarli, coprendolo di vituperose ed
oscene invettive, senza che uno scatto imperioso del sostenitore
dell'accusa, o del rigido tutelatore della polizia delle udienze,
abbia avuto la forza di porre un argine a tale pomposa gazzarra,
usando i mezzi che la legge loro accorda. Avvocati, che non hanno
sdegnato di accomunare la loro voce al coro d'imprecazioni dei loro
clienti, cercando, con tutti i mezzi, non di far luce, perché
questo sacro dovere sarebbe stato insindacabile; ma di svisare il
resultato dei confronti, aggredendo, e minacciando l'accusatore; di
modificare le deposizioni dei testimoni, di denigrare con
insinuazioni e larvate accuse, i pochi coraggiosi venuti
all'udienza a confermare quanto in istruttoria avevano detto e ciò
senza che una voce autorevole si sia alzata ad impedire, non la
libertà della parola, ma la licenza della toga.
La Camorra, non bisogna illudersi, non è tutta davanti ai
giurati di Viterbo, e non sarà finita nemmeno il giorno in cui
tutti i processati per l'affare Cuocolo fossero condannati
magari alla galera perpetua. La Camorra vive e vivrà; e
Napoli ha ed avrà ancora per secoli i suoi interni luridi,
pittoreschi rifugi, e durerà, purtroppo, chi sa fino a quando il
fascino di quella sensibilità ed intellettualità popolare che,
nell'ambiente atavicamente guasto, butta nelle gabbie delle corti
d'assise dei tipi bizzarri dotati di tante qualità per emergere
sulle . scene del teatro e, perché no, su quelle della politica,
che è anch'essa un teatro!....
(Da "L'Illustrazione Italiana" del 23
luglio 1911) |