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Cogli ultimi due conflitti
tra la forza e i briganti presso Orgosolo, e segnatamente
con la brillante operazione della foresta di Morgolias (12
corr.), la famosa banda Serra-Sanna è finalmente distrutta e
il circondario di Nuoro può dirsi liberato dal brigantaggio che
l'infestava.
Purtroppo, così il Corpo dei nostri
bravi carabinieri come quello dei soldati pagarono il loro tributo
alla ferocia dei banditi: nel conflitto del giorno 9, in cui
caddero i briganti Virdis e Giacomo Serra-Sanna,
rimase ucciso il carabiniere Moretti e gravemente ferito il
vice-brigadiere Lorenzo Gasco; in quello del 12, poi,
perdette miseramente la vita il soldato Giuseppe Amato,
nelle circostanze che qui riferiamo dai giornali locali.
Il capitano dei carabinieri Petella, coi 150 uomini di cui
disponeva, aveva stabilito un abilissimo servizio per tenere i
latitanti accerchiati, cercandoli attivamente nella fitta foresta
eli Morgolias; però i banditi, pratici del luogo, erano
riusciti ad evitare uno scontro coi militari. Essi dovevano però
tentare di allontarsi da quel luogo, e infatti verso le ore 15,15 i
due banditi Elia Serra-Sanna e Giuseppe Pau, levatesi
le scarpe per fare il minor rumore possibile ed essere agili nella
fuga, discesero dalle alture della montagna e, strisciando fra gli
sterpi ed avanzando con la massima precauzione, valendosi di ogni
accidentalità del terreno che potesse servir loro di riparo alla
vista dei militari e di scudo contro le palle, si avvicinarono al
punto ove, a piè della montagna, stava abilmente disposto il
cordone di truppa, studiarlo il momento opportuno per potere
sorpassarlo e porsi quindi in salvo sottraendosi
all'accerchiamento.
Mentre si disponevano a porre ad effetto il loro disegno, i due
malandrini scorsero sul loro cammino il soldato della 51 compagnia
del 67° reggimento di fanteria Giuseppe Amato, che, uscito dal suo
nascondiglio e deposto il fucile, si era recato a dissetarsi a una
fonte vicina, e lo uccisero vigliaccamente sparandogli delle
fucilate alle spalle.
L'uccisione del soldato Amato segnò la fine dei due banditi
- i quali avrebbero forse per lo meno ritardata la loro morte se,
anziché seguire i loro vigliacchi istinti sanguinari, avessero
lasciato passare immune il soldato cercando di sottrarsi ai suoi
sguardi e di non destare la sua attenzione: invece gli spari
diedero l'allarme ancor prima che i due malandrini fossero arrivati
nella zona di appostamento: L'Amato era appena caduto che
sopraggiungessero prontamente i compagni, appostati lì presso,
unitamente al brigadiere dei carabinieri Cau Lussorio.
S'accese un vivissimo conflitto; le due belve, snidate, volevano
fare ancora altre vittime della loro sanguinaria ferocia, ma
caddero crivellate dalle palle nello stesso luogo nel quale
compirono l'ultima azione, vigliacca, della loro vita. In
quest'ultimo fuoco di fucileria, fortunatamente, i militari
rimasero illesi.
Della piccola ma ferocissima banda,
non rimane che il Lovico - se pure è superstite - sulla
sorte del quale perdura ancora l'incertezza; però è a ritenersi con
moltissima probabilità che egli sia morto o ferito gravemente, in
seguito al primo conflitto nel quale fu visto cadere due volte; ed
avvalora questa supposizione il fatto che venne ritrovato il suo
fucile abbandonato nella montagna.
Comunque sia, la popolazione del Nuorese respira dall'incubo
in cui la teneva il terrore della piccola banda.
(Da "La Tribuna Illustrata" del 23
luglio 1899) |