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Un po' per deficienza di educazione, un po' per miseria, un po' per
una naturale ribellione dello spirito smanioso di indipendenza, la
Sardegna è la regione d'Italia in cui più vivo e più
doloroso fiorisce ancora il brigantaggio. Non passa quasi giorno
senza che le cronache di quei giornali registrino fatti di sangue,
od intimidazioni, o catture di persone, o distruzioni di proprietà.
Chi commette un delitto magari in
rissa, od in qualsiasi altra guisa incappa nel codice, si sottrae
alla giustizia fuggendo al largo, tra i monti; e quella vita di
stenti e di continue trepidazioni non può non avviarlo
definitivamente al male anche se del male non provava gli
stimoli.
Nei tempi del brigantaggio classico
- caro ai romanzieri di mezzo secolo addietro - il brigante
arrischiava sempre da solo tutto per tutto.
Non così ora in Sardegna,
dove il brigante è soccorso, è protetto e magari nutrito dagli
abitanti rurali e persino da possidenti e da autorità! Il
favoreggiamento ha ivi assunto proporzioni tali da costringere il
governo, nel maggio scorso, a procedere ad arresti in massa. Nei
soli circondari di Nuoro e di Ozieri, nella notte dal
14 al 15, furono tratte in carcere circa trecento persone, fra le
quali qualche sindaco, qualche segretario comunale, delle donne e
dei giovanetti, tutti rei di favorire i briganti. Un sindaco che
manda il messo del comune ad avvertire i latitanti dell'avvicinarsi
dei carabinieri affinchè possano mettersi ìn salvo sembra a noi, a
tanta distanza, un fatto mostruoso, incredibile; oppure sa quante
volte si sarà ripetuto nell'isola disgraziata!
L'energica misura ha dato frutti abbastanza copiosi, perché molti
dei latitanti che infestavano, che terrorizzavano il
Sassarese caddero uccisi nei conflitti con la forza o si
costituirono spontaneamente in carcere.
Uno degli episodi più recenti e più
strani del brigantaggio sardo è quello rappresentato dal nostro
disegno. t di pochi giorni addietro. A Burgos, nel
Sassarese, spadroneggia, tiranneggia e intimidisce il latitante
Salis, sul quale pende invano da tempo la taglia di 1500
lire. Poiché i carabinieri non riescono a prenderlo, venne ammonita
la popolazione di abbandonarlo, pena l'arresto in massa. Uomini e
donne divennero perciò furenti, ed armatisi cominciarono a dargli
la caccia aiutando i carabinieri. La situazione diventando
difficile, il padre del Salis, un contadino, recava testé
l'invito al tenente dei carabinieri di recarsi in un dato
sito, lontano, fra i monti, solo e senz'armi, ove il figlio
sarebbesi a lui costituito. Il coraggioso ufficiale partì sotto una
pioggia torrenziale: lo accompagnava il segretario. Dopo un'ora di
faticoso viaggio egli giunse in vetta ad un monte ove il
Salis, in compagnia di un altro latitante, presentossi
vestito da galantuomo, con abiti assai puliti ed armato di pugnale.
Alla cintura aveva una magnifica cartuccera. Il tenente disse
quanto meglio seppe per persuadere il Salis a seguirlo.
Questi però avanzò dei patti: un salvacondotto di 30 giorni,
l'importo della taglia di 1500 lire a suo beneficio e la promessa
che i giudici non l'avrebbero condannato. Un brigante che chiede
all'ufficiale incaricato di arrestarlo i denari della propria
taglia per goderseli da solo è un colmo. Nessun romanziere ha mai
immaginato alcunchè di simile; pare una fiaba, un episodio
fantastico ed è invece un brano di storia.
Non potendo il tenente promettere
l'impossibile, il brigante gli strinse la mano e se ne tornò alla
macchia. Rientrato in paese, il primo fece annunciare agli abitanti
di Burgos e di Esporlatu - i quali evidentemente
soccorrono il Salis dacché egli può vestire decenti abiti
borghesi - che se entro pochi giorni il Salis non si fosse
costituito da solo o non venisse catturato a forza, sarebbero
cominciati gli arresti in massa. Tutti si protestarono innocenti,
ma il panico soggioga quelle popolazioni minacciate di qua dal
Salis, di là dai carabinieri. I più pavidi sono
coloro a cui il Salis, come un tiranno di corona, avea
proibito di lavorare. Da ciò l'accordo di tutti, uomini e donne,
per dare la caccia al temuto latitante.
(Da "La Domenica del Corriere" del 9
luglio 1899) |