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19 agosto - Questi militari
venuti a contatto coi colerosi, offrono il più commovente
spettacolo di filantropia, di coraggio e di fermezza in mezzo ad
una cerchia di desolazione e di morte e fra gli stenti i più
crudeli.
Assistono fino alla fine i compagni
Frati e Belfanti, custodiscono il cadavere di
quest'ultimo per 21 ore, gli scavano la fossa e ve lo
seppelliscono.
Anche il carabiniere Mariole è preso dal male, ma ne risana.
Sono finalmente i poveri superstiti rinchiusi la sera del 19 in un
casa di contumacia: quivi li visita il capitano Baratono,
comandante la compagnia di Parma, ed ascolta dal labbro dei
medici gli atti di eroismo compiuti da loro e dai compianti Frati,
Bermond e Belfanti che ne rimasero vittime.
31 agosto. - Il carabiniere
Bigondi Pietro della stazione di Collecchio, ed il
carabiniere Lucca Pietro, di quella di Fornovo, rimangono chiusi
sino al 31 dal cordone sanitario in Rocca Prebalza, ove furono i
genii della consolazione, assistendo il medico ed esortando alla
calma la popolazione.
I militari Ravasio,
Bagnasco, Frati, Bennond, Belfanti,
Broggi, Acquistapace e Marioli vengono
proposti per la medaglia d'argento dei benemeriti della salute
pubblica, e per quella di bronzo i militari Ghirardello,
Breda, Bodini, Lucca, Bigondi e
Bassani; tutti poi vennero subito rimunerati coll'encomio
solenne dal comandante la legione.
3 settembre.- Sulla sommità di Montecchio, territorio di
Castelnuovo di Magra, muore un bracciante di colera
fulminante. Il sindaco spedisce tosto il becchino ad interrarlo, e
vanno a proteggere l'operazione i due carabinieri Paganini
Luigi e Cisotto Gaetano, della stazione di
Sarzana.
Il becchino è un vecchio di 66 anni,
non ha forza a scavare la fossa, né di superare le asperità del
monte: i carabinieri compiono essi lo scavo, quindi pigliano il
coleroso, uno per le braccia, l'altro per i piedi, lo portano là,
lo collocano dentro e lo ricoprono di terra e calcina.
Fra gli applausi della popolazione,
mentre ricevono l'encomio solenne si son meritati la proposta per
la medaglia ai benemeriti della salute pubblica.
Primi di settembre. Scoppia il colera in Ravadese,
frazione del comune di Cortile S.Martino. La brigata di
Sorbolo, alla cui sorveglianza è affidata la frazione, guidata dal
suo comandante brigadiere Tommasi Pietro, corre sul luogo e si pone
a piena disposizione delle autorità per cooperare alle disinfezioni
ed all'isolamento delle case infestate dal morbo. Sebbene Sorbolo,
residenza della brigata, sia distante 7 chilometri e la brigata
stessa sia composta di soli quattro carabinieri, Nilla-Nicetri
Pietro, Bazzon Ferdinando, Amadio Pietro, Pramaggiore Francesco, e
la pioggia cada a dirotto, tuttavia da quel momento non mancò più
la permanenza costante e l'aiuto continuo di due carabinieri
nell'infelice paese. Tale servizio fu oltre ogni credere faticoso e
pieno di disagi lasciando i militari senza riposo ed esposti alle
intemperie. Onde gli abitanti non trovarono parole sufficienti per
esprimere la loro gratitudine ed ammirazione.
Chi ebbe più agio di distinguersi
per filantropia e per coraggio fu il carabiniere Nilla-Niceti, il
quale prese ad assistere sino a che non fu morto un coleroso
abbandonato per fino dalla donna che egli aveva sposato quella
stessa mattina. Questa esemplare e coraggiosa filantropia richiamò
la ammirazione dello stesso parroco e di tutto il paese.
Il carabiniere Nilla-Niceti è un valoroso che ha già saputo
guadagnarsi la medaglia al valore militare inseguendo alcuni
malandrini, sebbene ferito, ed ora si avrà un'altra insegna
d'onore, la medaglia di bronzo per i benemeriti della salute
pubblica mentre insieme a tutta intera la brigata è stato premiato
coll'encomio solenne.
8 Settembre. - Questo dì scoppia il colera in Cancello
Arnone colpendo due giovani: il paese è impreparato, manca il
medico, manca ogni assistenza, ogni consiglio. Accorrono i
carabinieri, brigadiere Mondani Ernesto ed appuntato De Lucia
Grisostomo, sono coadiuvati dal farmacista, fanno da infermieri; si
alternano con i carabinieri Ciminiello Ignazio e Salvato Michele,
ed in ultimo seppelliscono i morti, disinfettano le case; la
popolazione è sbigottita e rifiuta ogni qualsiasi cooperazione. -
Ne ammalano altri e le assistenze dei bravi militari si ripetono
colla stessa abnegazione, collo stesso coraggio. Le autorità
ammirano, applaudono, gli abitanti non hanno parole per esprimere
la loro gratitudine, il comando della legione tributa a tutti
l'encomio solenne, senza pregiudizio di quella maggiore ricompensa
pei benemeriti della salute pubblica che quei valorosi possono aver
meritata.
11 settembre. - Durante l'infierire dell'epidemia nel
villaggio di Seborga, il vice-brigadiere Basini
Nicola rimane colà comandato per circa un mese colla più
ammirevole abnegazione di se stesso. Pronto sempre a recare il suo
soccorso dovunque si soffre, egli rianima gli scoraggiati, ritorna
ne' contadini la fiducia per i medici, li persuade a prendere i
medicamenti che respingevano, in breve diventa l'oggetto
dell'ammirazione, della simpatia dell'intera popolazione.
Il generale comandante il corpo d'armata che visita quel
villaggio, ferma con compiacenza la sua attenzione su quel
sottufficiale ed è largo di elogi per la sua bella condotta. Oltre
l'encomio solenne, egli ha saputo meritarsi la proposta della
medaglia d'argento pei benemeriti della salute pubblica.
18 settembre. - Negli abitanti di Bagni della Porretta
rimarrà indelebile la memoria della condotta
filantropica, della gara di zelo nell'assistere gli infermi
di cui diedero prova dal 26 agosto al 6 settembre i carabinieri ivi
comandati. Le autorità locali, il prefetto della provincia si
dichiararono altamente soddisfatti della opera loro, gli abitanti
solennemente attestarono la loro gratitudine, il colonnello
comandante la legione concesse loro il solenne encomio.
22 ottobre. - Dopo 49 giorni vengono oggi lasciati in libertà dal
servizio interno del lazzaretto municipale de' colerosi al Poggio
in Spezia il brigadiere Scansani Ettore, della stazione di
Piacenza, i carabinieri Mostarda Paolo e Filippini Apollonio, delle
stazioni di Pavia e di Bologna. Il servizio da essi prestato per sì
lungo tempo fu di tale abnegazione e di tanto coraggio che
superò ogni elogio.
Ben meritamente la medaglia d'argento pei benemeriti della
salute pubblica ornerà il loro petto; intanto si ebbero l'encomio
solenne.
1-31 ottobre. - L'epidemia assale Baricella in quel
di Bologna. La popolazione presa ormai da timor panico per
le notizie che venivano dal Ferrarese, ai primi casi si abbandona
ad uno spavento indescrivibile. I poveri colpiti dal male sono
sfuggiti persino dai parenti: all'ufficio di dar sepoltura ai morti
tutti si rifiutano.
Infermieri, seppellitori, incoraggiatori, curatori delle
provvidenze igieniche furono i carabinieri della brigata locale e
quelli della brigata della frazione di San Gabriele. Troppo lungo
sarebbe narrare le gesta compite da questi bravi militari per un
mese di seguito con tale infaticabile attività, con sì pietoso zelo
e con tanto coraggio da diventare l'ammirazione, l'esempio, il
conforto supremo delle autorità di ogni ordine e degli
abitanti.
15 novembre. Manifestatosi il colera nel mandamento di
Costigliole d'Asti, il brigadiere Delpozzi Maurizio,
comandante di quella stazione, con i suoi dipendenti appuntato
Tosello Giuseppe, carabinieri Toppi Attilio, Piretta Pietro e
Bertorello Carlo, non si diedero più un istante di riposo.
Soccorrere gli infermi, aiutare a seppellire i morti, disinfettare
le abitazioni, incoraggiare i sani sbigottiti, dar consigli
igienici, trovarsi dovunque, a tutto provvedere, tale fu
l'instancabile loro servizio. Affranto dagli strapazzi, finalmente
anche il brigadiere è colpito dal colèra: le cure che gli ebbero i
suoi subordinati furono delle più commoventi.
La condotta di questo bravo graduato e di tutta la sua brigata fu
oggetto di ammirazione e di plauso generali.
(Dalle cronache
dell'epoca) |