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Chi conosce la topografia di
Venezia sa come quella inestricabile rete di calli, di
calette, di sottoportici, di corti, di campi, di campielli, di
salizzade, di fondamenta, metta capo ogni qual tratto per mezzo di
traghetti al Canal Grande e ad innumerevoli altri piccoli
canali e rii che formano un labirinto omologo a quello accennato
dianzi, concorrendo entrambi a dare a quella sirena dell'Adriatico
un aspetto caratteristico ed unico. I traghetti sono brevi
gradinate in legno od in pietra per le quali si scende nella
gondola che per un soldo trasporta alla parte opposta del canale:
nel salire e scendere quei gradini se non si è avveduti e talvolta
se non si è sorretti dal gondoliere, per la muscosità viscida che
vi sta rappresa, si rischia a fare un tonfo punto gradevole.
Il 2 settembre scorso sul traghetto
del Buso, che in prossimità del Ponte di Rialto mette al
Canal Grande, trastullavasi nelle ore del pomeriggio un
ragazzino appena ottenne per nome Attilio Larice. Colla
spensieratezza e colla vivacità
- Attilio, occhio al canale! Ed Attilio aveva sempre
risposto saltando più di prima.
Un piede arrivato finalmente al
gradino muscoso non stette saldo ed Attilio con uno
scivolone precipitò in canale: l'acqua è profonda quasi tre metri
ed il Ponte di Rialto vi mantiene una corrente, che in quel
momento il passaggio di un vaporino rendeva più gagliarda. Il
povero figliuolo n'è attratto; ci si dimena, strilla, ma il
pericolo di esser travolto, di perdersi è imminente.
Alla scena luttuosa gridano quei del
vaporino, gridano soccorso i passanti sul ponte: in questo
terribile istante di ansia a quattro a quattro saltando i gradini
scendono giù dal ponte due carabinieri, che, armati di
fucile con bandoliera e giberna, dal servizio
delle Assise tornavano alla loro stazione di Cannareggio:
sono i carabinieri Faletto Carlo e Gea
Alessandro. Arrivati sulla riva, il fanciullo lottava
ancora colla morte, poteva ancora salvarsi. L'animoso
carabiniere Faletto non pensa ch'egli è inesperto nel nuoto,
non pensa che il grave uniforme con due pacchi di
cartucce in giberna l'esporrà a quasi certo pericolo
di perder la vita. Egli non ascolta questi timori, vede soltanto
una vittima da strappare alla morte, e consegnato il fucile al
compagno, con tutto, il cappello, la sciabola-baionetta, la
bandoliera con giberna, si slancia nell'acqua. Lotta
disperatamente colla corrente e raggiunge e afferra il fanciullo a
cinque metri dalla riva, se lo reca nelle braccia e così può
guadagnare la sponda.
Il facchino Penso poco dopo imita il
di lui esempio e coadiuva il carabiniere a guadagnare la riva.
(Da "Il Carabiniere" del 15 dicembre
1884) |