Riceviamo da Caltanissetta uno schizzo interessante,
accompagnato dal seguente racconto.
L'11 ottobre, una pattuglia
di carabinieri in perlustrazione s'imbatteva in Anzalone
Cataldo e Salvo Andrea, noti capi briganti che con le
loro criminose ed audaci azioni funestavano da parecchi mesi la
parte occidentale di quella provincia, spargendo il terrore nelle
popolazioni. Dall'una e dall'altra parte si scambiarono delle
fucilate senza risultato di sorta, ed i due briganti ebbero l'agio
di darsela a gambe abbandonando per via una cacciatora, uno
scapolare e non poche cartucce.
Informato di questo incontro, il
bravo brigadiere di Serradifalco chiamò a sé tre militi a
cavallo, tre cavalleggeri e due carabinieri e con essi stabili il
da farsi.
Al far del giorno 13 trovandosi essi nell'ex-feudo
Giffarone, apprendono che Salvo ed Anzalone si
trovano ricoverati nella casa campestre di certo Lumia Marco
da Canicatti.
Defilati corrono alla volta del citato luogo, e quando vi sono
giunti, chiamato il camparo, posto al servizio dei Lumia,
gli impongono di far conoscere ai due briganti che la forza
pubblica li attende fuori della casa in campo aperto.
Al triste annunzio risuonano minacce
di esterminio agli agenti della pubblica sicurezza.
Alle parole fanno succedere, i due malcapitati, una serie di
fucilate, accanita e non interrotta; e i militi a cavallo, i
carabinieri ed i cavalleggeri a rispondere a tempo e
luogo.
Il combattimento dura da quattro
ore, quando si ode una voce da parte dei briganti che chiede una
tregua: si tratta nientemeno che di resa.
Da un buco della casa vengono messe fuori le armi e poscia si apre
la porta.
Entrata la forza, trova estinto Andrea Salvo colpito da una
palla alla tempia: l'Anzalone lo ha nascosto sotto un
mucchio di paglia. La giumenta del Salvo ha incontrata la
stessa sorte del padrone.
Anzalone fu tradotto in
Caltanissetta.
A vederlo non sembra che cuore così malvagio ed avido di sangue si
annidi in lui.
E' d'una statura bassa anzi che no, ha un volto che nulla esprime,
è senza barba e conta appena 21 anno!
La sua carriera brigantesca non va
oltre a un mese e pure in sì breve tempo commise varie grassazioni,
tre sequestri di persona fra i quali quello del signor Caico
da Montedoro, e più di una volta si macchiò le mani di
sangue umano.
(Da "L'Illustrazione Universale" del
15 novembre 1874) |