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Istituito in Roma con il Regio
Decreto n. 2495 del 3 dicembre 1925 allo scopo di "(...)
raccogliere e custodire i cimeli ed i ricordi che concorrono
ad illustrare le origini e la storia dell'Arma dei Carabinieri
(...) ". Con lo stesso provvedimento il Museo Storico
venne eretto in Ente morale e sottoposto alla vigilanza del
Ministero della Guerra (oggi della Difesa). Nello
Statuto-organico che accompagnava il decreto, il Museo Storico
venne definito: "(...) depositario privilegiato dei
cimeli, documenti e ricordi che testimoniano l'azione svolta
dall'Arma in pace e in guerra (...)".
L'idea di far sorgere l'ente fu lanciata e sostenuta nel 1908
dall'allora capitano dei Carabinieri Vittorio Gorini in servizio
presso il Comando Generale dell'Arma, in un articolo pubblicato
sulla Rivista Militare Italiana, nel quale scriveva
tral'altro:
" (...) Le narrazioni scritte, comunque eloquenti
epoderosamente sentite, non valgono a pareggiare l'impressione che
l'animo e la mente ricevono dalla visione di quelle raccolte di
memorie reali che riguardano la storia di un popolo, di una vita,
di una istituzione. Per la via degli occhi fedeli, il cuore
comprende, sente ed apprende. E le più nobili facoltà dell'animo si
svolgono e si rinvigoriscono sotto il benefico influsso
dell'esempio".
E più oltre:
" (...) Non sarebbe per tale Arma, non solo una giusta onoranza
per chi fece, ma, di più, un poderoso stimolo ed insegnamento
perchi deve fare, la raccolta dei ricordi e delle memorie che ne
costituiscono la storia parlante, dal dì della sua istituzione sino
ai presenti, non facili tempi?".
Nello stesso anno 1908 sopravvenne
però la tremenda calamità del terremoto che distrusse Reggio
Calabria, Messina e vaste zone circostanti; tre anni dopo
ebbero luogo la guerra libica e l'azione italiana nell'Egeo,
tutti eventi che portarono al congelamento dell'appello del
Gorini. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale sorsero le
condizioni favorevoli al concretarsi della lontana proposta,
che nel frattempo aveva trovato sostenitori sempre più
numerosi e convinti, tra i quali fu assertore più autorevole
il Comandante Generale dell'Arma del tempo, generale di Corpo
d'Armata Carlo Petitti di Roreto. Accanto a lui va ricordato
come precursore il generale dei Carabinieri Ruggero Denicotti,
profondo conoscitore della storia dell'Arma, autore di quella
basilare pubblicazione "Delle vicende dell'Arma dei
Carabinieri Reali, in un secolo dalla fondazione del
Corpo". L'edificio in cui tale volume fu elaborato e
redatto fu quello della Scuola Allievi Ufficiali Carabinieri
in piazza Risorgimento a Roma, che il Denicotti comandava in
quegli anni; edificio che sarebbe stato più tardi - lo è
tuttora - la sede propria, esclusiva e quanto mai degna,
dell'auspicato Museo.
Allorché questo venne istituito il 3 dicembre 1925, esso esisteva
embrionalmente in raccolte e cimeli ordinati altrove in via
provvisoria, che vennero trasferiti nei primi sei locali posti
temporaneamente a disposizione del Museo nella palazzina di piazza
del Risorgimento. Tale sistemazione provvisoria durò sino al 1937,
anno in cui il Comando Generale assegnò al Museo Storico l'intero
edificio, che poté essere ristrutturato totalmente ad opera del
Genio Militare su progetto dell'architetto civile Scipione
Tadolini. Nell'atrio del Museo è incisa la seguente epigrafe su
travertino romano:
"Il 6 giugno 1937 fu inaugurato e aperto al pubblico questo
Museo Storico, che raccoglie testimonianze di secolare valore e di
incrollabile fede nelle fortune della Patria - dal Sacrario dei
Caduti - donde in queste sale - muta ed operante la religione del
dovere s'irradia - un monito solenne addita questa sede al popolo
italiano come scuola di onor militare e di civili
virtù".
Nel Salone d'Onore dei Museo sono custodite la prima Bandiera
dell'Arma - cimelio numero uno - e quella che ad essa fu affidata
nel 1946 allorché, in seguito al mutamento della forma
istituzionale dello Stato, venne sostituita la Bandiera di tutte le
Armi e Corpi dell'Esercito (questa prima bandiera della Repubblica
entrò a far parte dei cimeli del Museo nel 1977, sostituita da
quella nuova ed attuale, in dotazione all'Arma).
Nel Sacrario sono custoditi i due medaglieri, quello delle Medaglie
d'Oro al Valor Militare e quello delle Medaglie d'Oro al Valor
Civile.
Va ricordato che dopo l' 8 settembre 1943, con l'intervenuto
armistizio e l'occupazione tedesca di Roma, si ebbe per la Bandiera
dell'Arma una vicenda tutta propria che, per vari mesi, ne accomunò
drammaticamente le sorti a quelle del Museo e si concluse nel modo
più onorevole nel 1944.
Per tutto il tempo dell'occupazione, infatti, la Bandiera, al
completo delle sue varie parti (drappo, asta, lancia, nastro
edecorazioni) rimase custodita nel Museo in condizioni di
sicurezza, per preservarla da possibili rischi dopo che i tedeschi
avevano iniziato dure coartazioni verso l'Arma.
Avvenuta la liberazione di Roma, di pari passo con il rapido
ricomporsi dei comandi, dei reparti e dei servizi dell'Arma nella
Capitale, dopo il 5 giugno 1944 si ripristinarono tutte le
condizioni per il ritorno della Bandiera alla sua sede
legittima.
Il mattino del 14 novembre 1944 partendo dal "Sacrario dei
caduti" del Museo, dopo una sosta d'onore di 24 ore accanto
all'ara simbolica del sacrificio, la vetusta Insegna, con la dovuta
scorta dei reparti in armi, raggiunse la caserma di via Legnano,
ove, nel corso di austera e solenne cerimonia, il generale Giueppe
Boella, presidente in carica dello stesso Museo, la rimise nelle
mani del Comandante Generale del tempo, tenente generale Taddeo
Orlando.
Ogni grande vicenda svoltasi nell'arco della storia dell'Arma trova
i suoi cimeli ordinati nelle vetrine, disposte secondo il percorso
segnato al visitatore del Museo. Accanto alla simbolicità
rappresentativa di questi eventi spiccano i cimeli dei militari
dell'Arma che ebbero ad onorarla in più alto grado con il loro
valore.
Anche gli episodi più fulgidi di cui furono protagonisti i reparti
dell'Arma trovano spicco nelle sale del Museo e qui si
possono collegare due episodi d'armi gloriosi che nel secolo che li
separa attestano la continuità delle tradizioni dei Carabinieri: la
carica di
Pastrengo (v.) e il
sacrificio a
Culqualber (v.) del
1° Gruppo Carabinieri mobilitato.
Dell'esponente supremo della coscienza eroica di tutti i
Carabinieri patrioti, il vice brigadiere
Salvo
D'Acquisto(v.), sono esposti una fotografia
familiare, la granata ricamata in argento del suo berretto e il
medaglioncino di riconoscimento. Il suo sovrumano sacrificio è
rievocato, nella cruda realtà del fatto storico, da due suggestivi
quadri rispettivamente di Clemente Tafuri e di Vittorio
Pisani.
Dello stesso Pisani sono esposti due quadri a soggetto: "Cave
Ardeatine" e "Fiesole", entrambi del 1944.
Per quanto concerne il patrimonio artistico del Museo Storico, i
quadri catalogati sono oltre 40 e tra di essi figurano opere di
noti autori dell'800 e del '900, quali Sebastiano De Albertis,
Francesco Gonin, Alberto Issel, Viktor Mazurowski, Memmo Genua,
Mario Bucci, Gianni Vagnetti, Achille Beltrame, D'Aloisio da Vasto,
Piero delle Piane, Guido Greganti, Philippe Maliavine,
VittorioPisani, Clemente Tafuri ed altri.
Per le sculture sono da menzionare, tra i tanti, Augusto Rivalta,
Stanislao Grimaldi, Edoardo Rubino, Antonio Berti, Antonio
Fadda.
Quanto alle arti minori, di particolare importanza appare la
collezione di 160 tempere originali di Alessandro Degai,
riproducenti le divise storiche dei Carabinieri dal 1814 al 1944.
Da ricordare anche una serie di 16 composizioni ad olio di Rinaldi
Washington, una collezione di medaglie commemorative e di Corpo
(206 pezzi) ed altra collezione di pergamene d'arte (12 esemplari)
che completano il patrimonio artistico dei Museo, nel
qualerientrano pure 37 medaglioni di decorati, donati all'Istituto
dal Comando Generale.
Nell'anno 1985 il Museo Storico è stato interiormente ristrutturato
e ammodernato, soprattutto nella sua esposizione documentaria, per
iniziativa del Comando Generale dell'Arma attraverso un apposito
Comitato scientifico.
Nella nuova struttura il Museo Storico è stato solennemente
inaugurato il 9 luglio 1985, alla presenza di alte autorità
militari e civili, dal Ministro della Difesa On. Giovanni
Spadolini, accompagnato dal Comandante Generale dell'Arma, Gen. di
C.A. Riccardo Bisogniero, e dal Presidente del Museo, Gen. di C.A.
Italo Giovannitti.
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