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Il "corpo dei
carabinieri reali", come allora si diceva, era a tutti gli
effetti un'arma dell'esercito sardo e come tale fu utilizzato
nelle guerre di indipendenza, dove acquisì non pochi titoli di
gloria.
Ma i carabinieri, a cui furono ben
presto assegnati i compiti di pubblica sicurezza e di polizia
giudiziaria, vennero a incarnare, dopo il 1861, cioè dopo la
proclamazione del Regno d'Italia, il principio di legalità,
purtroppo minacciato da più parti. L'Italia era allora una
costruzione molto fragile, pericolosamente esposta a tutti i venti
della storia. Particolarmente evidente e dilacerante era la
frattura, che ancor oggi non è del tutto sanata, fra Nord e Sud,
fra ricchi e poveri, fra paese reale e paese legale. Il nuovo
regno, appena nato e non ancora consolidato, era scosso da un
sentimento diffuso di malcontento, particolarmente nelle regioni
del Mezzogiorno. Questo sentimento, ma anche le difficoltà
oggettive in cui versava tanta parte della popolazione italiana,
alimentò il fenomeno inquietante del brigantaggio, il consolidarsi
di organizzazione criminali, il sorgere di manifestazioni
delittuose fin allora inimmaginabili.
Lo Stato,
nell'intento di difendere la costruzione unitaria e di imporre
al tempo stesso un'unica legge a una popolazione eterogenea,
tentata da ricorrenti municipalismi e da un'invincibile
spirito di anarchia, diede una risposta brutale ma
inevitabile. I carabinieri furono lo strumento principale per
perseguire il delitto, ovunque si manifestasse, per restaurare
l'ordine violato e per assicurare la legalità.
Nell'Italia post-risorgimentale, dunque, l'arma dei carabinieri fu
subito vista da gran parte della popolazione, quella interessata a
uno sviluppo ordinato della nazione, come la "benemerita",
cioè l'istituzione che garantiva il vivere civile degli italiani. E
questa immagine è stata prontamente recepita dalla letteratura
storica e anche dalla letteratura tout court.
Dinanzi al dilagare dei delitti di
sangue, dinanzi al venir meno della sicurezza sociale, la gente per
bene soleva ripetere: "per fortuna ci sono i carabinieri".
Di questo sentimento si avverte l'eco in uno scritto di Pietro
Pancrazi sulla Piccola Italia di Pinocchio e del Cuore: «Era
quello il tempo in cui non si bastonava nessuno; e "far forca"
voleva dire ancora semplicemente una bella passeggiata fuori porta;
non era una manifestazione politica. Di pistole in casa ce n'era
una soltanto: quella, quasi misteriosa, che restava serrata in un
angolo del cassetto, del babbo. Ma a quel tempo in tutte le buone
case c'era invece un odore di pulito, non so se di risparmio o di
decente povertà. E la sera, quando i compiti eran finiti e tutti i
lumi in casa s'erano spenti, nel marciapiede di sotto si sentiva
passare, rassicurante, sul sonno di tutti, il calmo passo doppio
dei carabinieri.» |